Translate

lunedì 18 settembre 2017

SU JAMIE DIMON, BITCOIN, FRODI E BOLLE PT.3

Per la seconda parte, clicca qui.
Contrariamente alla reputazione vantanta dalla JPM Chase quale best-in class risk management, i whales trades permisero di scoprire l' esistenza di una cultura bancaria abitudinariamente disposta ad ignorare i limiti dei rischi assumibili, a disapplicare o criticare le metriche del rischio, a manipolarne i modelli di valutazione, al fine di ridurre il fabbisogno di capitale regolamentare.
Il CIO utilizzava 5 metriche e limiti chiave al fine di valutare e contenere i rischi associati alle sue trading activities:
  1. VaR limit;
  2. Credit Spread Widening 01 (CS01) limit;
  3. Credit Spread Widening 10% (CSW1O%) limit;
  4. Stress Loss Limit;
  5. Stop Loss Advisories.
  • Nei primi tre mesi del 2012, nel mentre i traders del CIO creavano posizioni del valore di miliardi di dollari in derivati creditizi componenti il SCP, i trades condotti in seno a questo superarono i limiti di tutte e cinque le metriche. Infatti, dall' 1 Gennaio al 30 Aprile 2012, i risk and advisories limits del CIO furono violati oltre 330 volte.
  • A Gennaio 2012, il SCP violò il VaR Limit sia del CIO che della bnca nel suo insieme. Quella violazione, durata ben 4 giorni, fu riportata al senior management ed anche al CEO Jamie Dimon. Nello stesso mese, il SCP violò ripetutamente il CS01 limit superandolo di circa il 100%, del 270% all' inizio di Febbraio e di oltre il 1.000% a metà Aprile.
  • A Febbraio 2012, una metrica chiave del rischio nota col nome di “Comprehensive Risk Measure (CRM)” segnalò che il SCP  avesse elevate probabilità di incorrere in una perdita annua pari a circa 6.3 miliardi di dollari: tuttavia, la proiezione fu ritenuta spazzatura dal personale del CIO.
  • A Marzo 2012, il SCP violò ripetutamente sia il CSW10% limit che gli stress loss limits i quali segnalavano la possibilità di perdite in caso di condizioni di mercato avverse. Violò inoltre gli stop loss advisories rappresentantivi di un livello massimo di perdita di portafoglio autorizzata in un determinato periodo di tempo. Viceversa, erano del tutto assenti-nonostante fossero in uso presso la business line dell' Investmente Bank- i concetration limits idonei a prevenire l'assunzione di posizioni così larghe su strumenti abbastanza simili.
Le violazioni delle soglie-limite perpetrate dal SCP venivano riportate costantemente al managemente della JPM, del CIO, al personale addetto alla misura del rischio, ai traders. Ciononostante, le violazioni non innescarono alcun controllo approfondito sul SCP né l'adozione di misure volte a ridurre il rischio. Anzi, le violazioni furano largamente ignorante ed i rischi assunti incrementati. In aggiunta, i traders del CIO, il personale addetto al rischio e gli analisti quantitativi, attaccarono frequentemente l'accuratezza delle metriche del rischio, minimizzando la rischiosità dei derivati creditizi e proponendo di mutaren i modelli di misurazione al fine di ridurne artificiosamente i valori all' interno del SCP.
Nel caso del VaR del CIO, dopo che gli analisti conclusero che il modello esistente fosse troppo conservativo e che sovrastimasse il rischio, un nuovo modello fu rapidamente adottato verso la fine di Gennaio 2012, proprio mentre venivano violati sia il VaR limit del primo che della banca nel suo insieme. Tra l'altro, l'introduzione del nuovo modello volto a misurare il rischio del SCP non ottenne il placet dell' OCC, come richiesto dalla normativa vigente.

Ad ogni modo, il nuovo sistema di parametri in uso al CIO consentì immediatamente di abbassare il VaR del SCP del 50%, il che consentì al CIO non solo di cessare formalmente le proprie violazioni con riguardo alle soglie-limite sopra indicate ma anche di intraprendere un trading ancor più rischioso su derivati. Alcuni mesi più tardi, la banca stabilì che il modello fosse implementato erroneamente, incorporando errori di calcolo e formule.
  • In data 10 Maggio, la JPM tornò sui propri passi, revocò il nuovo VaR model a causa della sua inaccuratezza foriera di rischi e ristabilì la vigenza del modello precedente.
  • Gli analisti quantitativi, i traders ed i risk managers del CIO, criticarono aspramente il modello CRM in uso alla banca, asserendo che sovrastimasse il rischio rispetto a quanto risultante dalle più ottimistiche analisi da essi condotte. Il capo degli analisti quantitativi del CIO esercitò pressioni sugli analisti quantitativi della banca al fine di adottare un sistema dei categorizzazione dei rischi dei trades del SCP, in grado di generare il minor Risk Weighted Asset totale. L' autore di detta richiesta, si guardò bene dal menzionare i suoi propositi nelle e-mails interne pur ricevendo supporto analitico, da parte della banca, nel suo tentativo di strutturare un sistema strumentale all' artificiosa riduzione del profilo di rischio del SCP.
Il capo dell' ufficio londinese del CIO, Achilles Macris, una volta comparò la gestione del SCP al pilotaggio di un aereo. Lo stesso esaminatore OCC incaricato presso la JPM Chase disse che se il SCP fosse un aereoplano, le metriche del rischio rappresenterebbero la strumentazione di bordo.

  • Nel primo trimestre del 2012, la strumentazione iniziò a segnalare spie rosse e ad innescare sirene d'allarme ma, anzichè cambiare rotta, il personale della banca disconobbe e ridusse la e polemizzo sull' accuratezza della stessa strumentazione. L' operato della banca, non solo dimostrò le deficienze del risk management della JPM, ma ingenerò preoccupazioni sistemiche circa il mancanto rispetto delle stesse metriche da parte di altre istitutizioni finanziarie intente a ridurre fittiziamente la quantità di capitale regolamentare richiesto.   
Pezzo scritto ascoltando