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domenica 17 febbraio 2013

STATI DERIVATI

L'economia reale, quella finanziaria, la tenuta democratica degli stati, sembrano essere oramai pedine mosse da un'apparente irrazionalità. Da quella stessa irrazionalità che sembra connotare in maniera preponderante gli  "Strumenti Finanziari" che diffondono la percezione di garantire solo e sempre perdite a chi li acquista e mai a chi li vende, anche quando l'acquirente sia una banca o un ente pubblico (quindi non propriamente un contraente debole).
Gli strumenti finanziari non sono da considerare sempre e comunque come " The devil's shit", in quanto hanno sì una rischiosità anche molto elevata, ma se ricondotti a forme d'impiego e di governo degli usi razionali, posso garantire enormi profitti o per lo meno il reperimento di canali di liquidità e flussi finanziari a condizioni competitive e spesso esclusive. La follia che ha caratterizzato l'uso degli strumenti finanziari è stata diretta verso la formazione dell'idea di poter creare ricchezza "clonata", sganciata da ogni parametro di riferimento economico tradizionale. Più che finanza creativa, finanza eugenetica volta a produrre l'apparenza della possibilità del solo profitto in ogni circostanza.
Di per sé la crisi all'origine di tutto, quella dei sub-prime, non era tra le più grandi in termini dimensionali. E' divenuta tale, perché ha portato in giro per il mondo le schegge dell'esplosione della bolla immobiliare USA. Schegge divenute internazionali, per il tramite del processo di cartolarizzazione dei crediti  derivanti dalla concessione di mutui subprime. La scelta di disintegrare il rischio ( alto) di queste operazioni, per sintetizzarlo su scala internazionale, legandolo ad altri prodotti che presentavano profili di rischio proprio, con conseguente amplificazione delle perdite in un orizzonte spazio /temporale non più gestibile dai singoli investitori, ha comportato l'innesco delle reazioni a catena nell'economia reale.
L'Italia (per il tramite delle sue banche) ha fortunatamente evitato di sedersi al banchetto dei sub-prime, altrimenti le condizioni economiche attuali  (già abbastanza difficili) sarebbero ancora peggiori. Infatti la crisi Italiana, non nasce dalla finanza (a differenza della crisi Irlandese) ma direttamente dall'economia reale, dalla corruzione e dall'evasione. Mentre è vero che il crescente fabbisogno finanziario degli stati europei, ha indotto le banche a ridurre il credito alle aziende, essendo più conveniente acquistare bonds che aprire credito in c/c. E' anche vero, che i disastrati debiti pubblici  (e le connesse economie nazionali) sono in balia delle scelte degli hedge funds che possono in ogni istante muovere oceani di denaro su questo o quel CDS (Credit Defaul Swap) variando la percezione che i mercati internazionali hanno del "rischio  default" di un un dato paese. E maggiore è il rischio percepito, maggiore sarà la corsa ai CDS (con  incremento dei prezzi) e maggiori saranno i tassi pagati da quel paese per collocare i titoli del proprio debito pubblico. Questo basterebbe a far comprendere come le scelte di politica economica nazionale non le faccia  alcun governo di alcun paese e quanto sia importante l'intreccio dei sistemi dei canali della finanza alternativa diffusi tra i vari stati, vale a dire il fenomeno della cosiddetta "Shadow Finance".