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giovedì 7 marzo 2013

L'INIZIO DELLA FINE: I SUBPRIME ED IL RUOLO DEL CRA PT. 2

Come dicevamo qui, il CRA non ha avuto nel suo complesso un ruolo determinante nella crisi dei sub-prime. Lo ha avuto invece in una sua lacuna strutturale, vale a dire nell'assenza di penalità per gli  istituti che non si adattavano e non si adattano ai criteri -abbastanza rigidi- di valutazione del merito creditizio, previsti dal CRA (ma non solo).Queste banche non avevano alcun interesse specifico a rispettare parametri e criteri di valutazione, in quanto il loro operare fuori dal contesto normativo, non comportava alcuna limitazione operativa, se non nell'ambito delle operazioni di gestione "straordinaria" e solo in conseguenza di giudizi negativi delle Autorità di Vigilanza. Ancora oggi, il CRA rimane una legge lacunosa in tal senso. 
Alla base della crisi dei mutui sub-prime, c'è la bolla immobiliare, causa-effetto di un sistema di finanza fittizia, creato su numeri generati da modelli matematici asserviti alla logica speculativa, più che alla logica pura.
In tutto questo, la FED ha giocato il ruolo di "pivot failure", favorendo con la politica dei "tassi quasi zero" una speculazione primaria nel settore immobiliare e non impedendone la trasmissione al livello secondario finanziario.Tassi ridotti del 5% in due anni e mezzo che hanno generato fiumi di liquidità per le concessioni di mutui ipotecari. L'incremento della domanda nel settore edilizio ha portato con sé, l'aumento della domanda di mutui ipotecari, che ha generato un'elevata convenienza a sfruttare i processi di cartolarizzazione basata su derivati come i CDO (Collateral Debt Obbligation). I CDO (che sono in pratica pacchetti di "bond" concentrati in un'unica obbligazione) venivano dunque ceduti da SPV e poi immessi in mercati Otc previa valutazione strumentale all'assegnazione del rating. Valutazioni rivelatesi spesso fallimentari, perché basate su meri parametri statistici e matematici che esaurivano l'efficienza segnaletica del rating che esprimevano, in una mera rispondenza alla logica algebrica e non finanziaria. Contemporaneamente, l'ulteriore incremento dei prezzi degli immobili, ha determinato l'incremento del valore delle garanzie reali dei mutui, innalzando il valore dei titoli nati dalla cartolarizzazione. Questo a sua volta ha indotto gli operatori a derivare ulteriormente i titoli in un processo illusoriamente infinito, alla ricerca di ulteriore liquidità, benzina del circolo vizioso. Circolo nel quale sono nate tipologie diverse di mutui, generate per aggirare le (poche) regole che ne impedivano la concessione e per estenderne fittiziamente il mercato, Mercato che comprendeva mutui concessi anche su internet da brokers (pagati per ogni  mutuo acceso a prescindere dal mutuatario), mutui "ninja mortages" concessi anche a chi era senza reddito o disoccupato. Questo ultimo esempio è il manifesto della follia finanziaria made in USA. 
L'impatto più devastante l'hanno però avuto i subprime (mutui concessi in relazione alle condizioni del mutuatario spesso con una storia creditizia costellata da insolvenze  e bancarotte) e tra questi quelli con tasso variabile. Nel momento in cui i tassi sono cresciuti esponenzialmente (situazione normale in qualsiasi dinamica di mercato) molti mutuatari sono divenuti insolventi. L'insolvenza -definibile di massa- dei mutuatari, ha bloccato i flussi "di cassa" derivanti dai CDO, che come sottostante avevano proprio mutui e garanzie reali connesse (immobili). Inevitabile scatta il contagio e a farne le spese per primo fu il mercato dell' ABCP (Asset -Backed Commercial Paper). Un mercato questo in cui le SIV emettevano ABCP a 60/180 giorni per avere liquidità da investire in titoli di credito a medio lungo termine e quindi anche sui derivati dei mutui. Nel momento in cui la massa delle insolvenze ha fatto virare verso il basso il valore degli immobili e dunque dei titoli che come sottostante avevano i mutui subprime e le garanzie annesse, il numero ed il valore delle transazioni finanziate tramite ABCP, inevitabilmente, hanno vissuto a loro volta  una forte contrazione, mostrando il rovescio del "balance sheet channel", vale a dire del sistema di auto alimentazione viziosa ed incrociata tra valore degli immobili, delle garanzie collaterali dei mutui e massa di liquidità riversata sui mercati.