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giovedì 21 marzo 2013

QUELLO CHE CI LASCIA MONTI

Venuto per salvare l'Italia, accompagnato da banchieri e professori travestiti da tecnici in nome e per conto dell'UE quindi della BCE, Monti sta per terminare il suo mandato attualmente in regime di prorogatio.
A parte quanto indicato in questo post, il super eroe ci lascia con un doppio fallimento planetario se rapportato ai costi sociali che ha imposto alla nazione: debito pubblico e pressione tributaria record. 
Erano venuti sobri sobri, se ne vanno mesti mesti. Un paese allo sbando, dove i disoccupati sono molto più di quelli che le statistiche indicano -perché ad essi vanno aggiunti quelli che non cercano più lavoro- un paese dove il debito pubblico è il più alto di sempre -mentre in giro dicono di aver risanato l'Italia-  un paese dove gli ospedali tagliano i posti letto anche nei reparti di oncologia per far cassa,  un paese dove l'arroganza del fisco sta degenerando ancor più dell'evasione fiscale (da estirpare). 
Un paese dove i noti cantori del "Ce lo chiede l'Europa", hanno passato e passano le giornate in stato di erezione mentale mangiando pop corn dinanzi allo spettacolo atroce della fine dello stato sociale. Gli stessi critici, che hanno passato mesi o anni a parlare (per giustificarlo) dell'uso del pisello del Bassotto con nipoti di dittatori africani, mentre il paese prendeva la rincorsa verso il declino. 
Un paese dove chi era venuto per creare lavoro, non solo ha alzato l'età pensionabile -impedendo dunque il turn over generazionale- ma ha anche reso molto più semplici i licenziamenti: d'altronde si sa, per creare lavoro bisogna iniziare dai licenziamenti. Ma voglio aggiungere una cosa molto impopolare, che nessuno ha il coraggio di dire nelle Tv, giusto per essere tacciato di comunismo: l'attacco costante a quello che genericamente viene chiamato "posto fisso", il lasciapassare per licenziamenti senza "giusta causa", i contratti a termine introdotti grazie alla riforma Biagi, nascono dal tentativo di precarizzare, balcanizzare, cinesizzare il rapporto di lavoro, per garantire all'imprenditore un potere ricattatorio da esercitare sul livello salariale, il tutto, con lo scopo di recuperare competitività sul prezzo dei prodotti, a livello internazionale.
Non credo sia questo il modo corretto per recuperare il gap di produttività con gli stranieri: il gap si recupera riducendo la pressione fiscale, investendo una montagna di soldi in innovazione tecnologica (sul modello tedesco), sanzionando le imprese che evadono distorcendo la concorrenza, sanzionando duramente la corruzione che distorce il mercato, riducendo i tempi della giustizia civile (che di sicuro non si riducono tagliando fondi per il personale e per le cancellerie) ma non modellando i rapporti di lavoro sul sistema cinese   e cercando di livellare le retribuzioni a quelle balcaniche. Anche perché così facendo, non solo non si riesce a colmare le differenze di produttività rispetto al Nord Europa (dove i salari sono più alti e le protezioni sociali maggiori) ma si perde una grossissima fetta di mercato interno, vista la disoccupazione ed i salari di mera sussistenza erogati in alcuni segmenti industriali. 
Insomma, mi pare di poter dire che se già la riforma Biagi faceva abbastanza schifo, le riforme Fornero (lavoro e previdenza)  ed i connessi effetti collaterali (nessun incentivo effettivo ad assumere ed esodati) siano una grossa montagna di merda.