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domenica 10 marzo 2013

QUIS CUSTODIET IPSOS... AGENZIE DI RATING?

Ieri il ministro Grilli, dopo la notizia del declassamento del debito italiano, ad opera di Fitch, ha dichiarato: <<Il Tesoro cercherà di fare di tutto per mettere in sicurezza il nostro Paese [...] L’Italia saprà dare nei tempi giusti i chiarimenti politici necessari>>.
Questa affermazione a mio modesto parere, dimostra quanto possa essere influente il giudizio espresso anche da una sola delle tre sorelle, sulle dinamiche politiche e democratiche (o presunte tali) degli stati. La finanza ed i sistemi (spesso fallimentari) di autocontrollo, sono i nuovi punti di riferimento della decisione politica; non più centrale è il cittadino con i suoi bisogni. Di conseguenza, il processo decisionale politico difetta di spirito democratico, avendo i cittadini votato rappresentanti che a loro dovrebbero rendere conto e non (solo) alle agenzie di rating. 
Sempre a mio modesto parere, è abbastanza singolare dover plasmare le politiche economiche e sociali (tagliando servizi essenziali) per guadagnarsi una promozioncina da chi si è reso corresponsabile dei maggiori disastri finanziari degli ultimi anni. 




Le democrazie, sono davvero soddisfatte nel ricevere una pagella da chi negli ultimi anni è stato bocciato e smentito sonoramente dalle vicende a tutti note? Le democrazie sono davvero soddisfatte, dall'essere rivalutate "sui mercati" da chi non aveva capito nulla del crollo dei "Tango Bond"? Dov'erano le agenzie di rating nel caso Cirio? Parmalat? E nel caso LTCM? E nel caso ENRON? E nel caso SUBPRIME? E nel caso Lehman Brothers? Come mai hanno assegnato il rating AAA a quelli che erano di fatto junk bonds, inducendo centinaia di migliaia di risparmiatori ad acquistare per platino quella che poco dopo hanno etichettato come spazzatura?
A tali domande, ci si sente rispondere in maniera ripetitiva che le agenzie adottano modelli matematici e statistici per l'analisi di dati pubblici in rapporto di trasparenza con il committente il rating. Ma il problema è un altro: se i dati utilizzati possono essere conosciuti, non sono conosciuti né conoscibili i sistemi di analisi matematica e statistica impiegati nella formulazione del rating. O meglio: non sono conosciuti i criteri di valutazione individualizzante, vale a dire, come e in quale misura gli elementi soggettivi del richiedente il rating incidano nella formulazione del giudizio. E' infatti inevitabile, per quanto oggettivo si voglia ritenere il giudizio delle agenzie, ritrovare in esso una componente soggettiva ineliminabile. Come mai nessuna variazione di metodo di analisi viene comunicato (e non è stato mai comunicato) alla Econometric Society, che è la garanzia scientifica massima dei modelli di analisi economica ed econometrica? Chi valuta la bontà e l'adeguatezza dei criteri di rilascio di un rating piuttosto di un altro? E' corretto accettare che i modelli funzionino tramite sistemi di "alert" preimpostati ed informatizzati, senza alcuno studio approfondito dei fattori esogeni ed endogeni incidenti sull'affidabilità del debitore sotto esame? 
Inoltre: quanto può essere affidabile il rating rilasciato da agenzie remunerate da chi emette i titoli sottoposti a giudizio? E' logicamente corretto che chi esprime un giudizio, sia remunerato da chi è giudicato e necessita  di piazzare sul mercato i propri titoli di debito? Quando iniziò a diffondersi la cultura del rating accadeva il contrario: erano i creditori a pagare le agenzie di rating per sapere dove sarebbero finiti i propri soldi. 
Il Ministro Grilli ha poi aggiunto: <<Diciamo che negli ultimi anni gli impatti del giudizio delle agenzie di rating sui mercati non sono stati molto forti perché più che guardare avanti prendevano atto di situazioni già presenti e consolidate nei mercati>>. Mi sento di concordare solo a metà: è vero che il mercato primario spesso ha reagito in maniera più contenuta di quanto si potesse immaginare, agli smottamenti previsti inseguito ai vari downgrades, ma è altrettanto vero che il mercato secondario (quello di formazione dello spread) ha spesso reagito molto male ai declassamenti. Situazioni di tensione protratta sui secondari, finiscono inevitabilmente anche se non sempre in maniera assolutamente simmetrica, per proiettarsi in quello primario. 
Inoltre non credo sia del tutto corretto dire, che le agenzie non guardino al futuro: lo fanno. A modo loro (spesso male) ma lo fanno.Quindi: o si accetta il sistema così com'è, o si istituisce un board per riformarlo, oppure lo si rifiuta. Ma se lo si accetta così com'è, bisogna farlo sempre: non a seconda dell'aria che tira sui mercati. Anche perché Fitch per il futuro del debito pubblico italiano si è espressa: l'outlook è negativo.
Foto tratta da: it.123rf.com