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sabato 9 marzo 2013

RIFLESSIONI SULLE AGENZIE DI RATING

Consigli di lettura: I signori del rating ed Borgati Boringhieri AA. Gila-Miscali





Premesso che attaccare i controllori per i giudizi dati, quando i controllati volenti o nolenti richiedono e/o accettano universalmente questo sistema di controlli, non è una gran cosa, diversi sono i quesiti che si pongono in merito alle agenzie di rating ed ai loro parametri valutativi.
Il rating, come oramai tutti sanno, è il giudizio che un'agenzia di valutazione esprime sull'affidabilità, sul merito creditizio di un soggetto, di un ente o di uno stato chiamato ad emettere titoli di debito, obbligazioni -variamente strutturare- bonds; in definitiva sul rischio che il creditore corre nel erogare un prestito al debitore soggetto a valutazione. Il rating, è il risultato al quale giungono le agenzie applicando modelli matematici che consentirebbero (il condizionale è d'obbligo visti i rating espressivi di una grande affidabilità concessi a soggetti resisi insolventi poco tempo dopo e visto quanto successo con i subprime) di ponderare in maniera differente -vale a dire di attribuire un peso specifico diverso- gli elementi oggettivi e soggettivi, endogeni ed esogeni incidenti sulla sua formazione e di indicare il trend futuro dei fattori di valutazione del rating stesso -cosiddetto outllook- la cui protratta persistenza in termini di negatività, può preludere ad un downgrade. Modelli matematici -elaborati a partire dalle basi  poste da Frank Plumpton Ramsey, per poi giungere agli studi di Oscar Morgenstern- sui quali si fonda  il  rating da assegnare in relazione al "rischio paese" e al "rischio commerciale" (non dunque  al rischio cambio o al rischio tassi). Il rating è indicato con lettere dalla A (e relative sottocategorie) alla D e numeri. Esistono delle differenze tra i rating  rilasciati dalle varie agenzie, ma i principi matematici e statistici di fondo sono uguali per tutti (può variare invece l'incidenza attribuita ad alcuni fattori anziché ad altri). 
Nel valutare un paese sovrano, le agenzie prendono in considerazione (tra gli altri fattori) l'ammontare del debito, la sua scadenza media, la sua struttura, il rapporto rispetto al PIL ed il PIL medesimo.Il declassamento "downgrade" (subìto da poco anche dall'Italia ad opera di Fitch) indica un peggioramento qualitativo del debitore -lo stato italiano- e dunque un maggior rischio per i creditori (banche, hedge funds, fondi sovrani che hanno in portafoglio titoli rappresentativi del debito pubblico) che in genere chiederanno il pagamento di un tasso d'interesse maggiore, per il collocamento sul mercato primario dei titoli di stato di futura di emissione. Il declassamento, solitamente, induce un aumento dello spread sul mercato secondario. 
Ma un dubbio sorge spontaneo alla luce di alcuni dati. 
La prima agenzia, Strandard  & Poor's, fa parte del colosso editoriale McGraw-Hill -quotato in borsa-il cui azionista di maggioranza è  la Capital World Investment.
La seconda, Moody's è nelle mani di uno dei più grandi speculatori di sempre: Warren Buffet, che da quello che si sa, detiene il 40% delle quote societarie dell'agenzia: il 20% direttamente e l'altro 20% per il tramite del suo fondo d'investimento Hataway Pacific.
La terza, Fitch, è invece una sussidiaria della parigina Fimalac, partecipata a sua volta  per oltre il 20% a partire dal 2005 dalla società Hearst Corporation. 
Siamo sicuri che nell'esprimere i giudizi, le agenzie non tengano in considerazione, anche solo in minima parte, gli interessi enormi dei loro azionisti di riferimento? 
Foto tratta da: it.123rf.com