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sabato 22 novembre 2014

ALLA SCOPERTA DELL'HIGH FREQUENCY TRADING (TRADING AD ALTA FREQUENZA). L' ÉLITE FINANZIARIA E' QUI! PT 1

Cari amici,
chiedo scusa per la lunga assenza ma sono impegnato in un tirocinio formativo presso un giudice penale: si tratta di un'esperienza molto interessante ed al contempo impegnativa. Nei momenti liberi che riuscirò a preservare cercherò di parlare di una tematica che -visti anche gli insights sulle query di ricerca del blog- reputo molto interessante, vale a dire quella inerente l'high frequency trading. Partirò dalle definizioni di base per poi approfondire nel tempo l'argomento, impiegando un linguaggio il più possibile accessibile a tutti (e non solo agli addetti ai lavori). Qui avevo già trattato il tema con riferimento al mercato dell'oro. 
Mi permetto di consigliare due letture di base, veramente ben fatte e dalle quali trarrò spunto per introdurvi questo spaccato del mondo finanziario:
  1. Il trading ad alta frequenza. Caratteristiche, effetti, questioni di policy, di V .Caivano, S. Ciccarelli, G. Di Stefano, M. Fratini,G. Gasparri, M. Giliberti, N. Linciano, I. Tarola, CONSOB 2012.
  2. High Frequency Trading: una panoramica, di Alfonso Puorro, Banca d'Italia 2013.




L'High Frequency Trading (di seguito HFT) rappresenta il prodotto della fusione di due mondi, di due anime: quella finanziaria e quella della tecnologica più raffinata. Il punto di partenza è rappresentato dagli algoritmi informatici che -grazie ad un hardware e ad un software sempre più sofisticati- acquisiscono un'immensa mole di dati -provenienti dai mercati- in tempo reale, fornendo come output ordini di acquisto e/o di vendita di strumenti finanziari. Essi hanno quindi come input, prezzi, variazioni assolute e percentuali degli stessi su diversi time frames, news di mercato, market movers e come output, immissioni, modifiche e cancellazioni di ordini buy and/or sell. Dove vengono immessi questi ordini? Sulle piattaforme di negoziazione, dette trading venues. Da un punto di vista meramente teorico, non bisogna confondere l'HFT con il Trading Algoritmico, poiché il primo è compreso nel secondo, vale a dire ne costituisce un sottoinsieme essendo possibile osservare anche un trading algoritmico non ad alta frequenza. Quali sono le caratteristiche che differenziano maggiormente l' HFT da quello algoritmico non HFT e da quello ordinario, magari retail? La più rilevante è sicuramente la low latency (bassa latenza), cioè il bassissimo (nell'ordine di qualche millesimo di secondo) lasso di tempo intercorrente tra l'acquisizione da parte dei calcolatori dei dati di input, la loro elaborazione e la produzione di una risposta, di un output consistente in un'immissione, modifica, cancellazione di ordini di acquisto/vendita. Il ridottissimo tempo di risposta agli input, consente di realizzare migliaia di operazioni  (fino a 5000) al secondo (output) in un contesto di costante raffinamento dei dati acquisiti in tempo reale, volto ad adeguare le strategie operative all' incessante mutamento delle condizioni dei mercati. Dall'elevata operatività è possibile desumere un'altra caratteristica connotante l'universo dell'HFT: l'alto livello dell'order-to-trade ratio. Che cosa vuol dire? Poiché molti degli ordini immessi nelle trading venues sono cancellati dagli stessi operatori subito dopo (per una serie di motivi che andremo ad illustrare in altri posts), quelli effettivamente negoziati non sono che una frazione dei primi. Tutto ciò è possibile solo in presenza di hardware e software aventi un'elevata potenza di calcolo ed è proprio questa un'altra qualità che consente di differenziare l'HTF per lo meno dal trading retail, necessitante di un semplice pc, di una connessione ADSL comune e di un conto trading. L'alto Order to trade ratio, ci segnala un altro aspetto operativo interessante: gli HFTraders tendono ad operare quasi esclusivamente nel contesto del trading proprietario e su mercati altamente liquidi in grado di rispondere tempestivamente e positivamente ai loro buy/sell orders, le cui mole generano un turnover del portafoglio giornaliero sconosciuto sia ai traders retail che a quelli algoritmici non ad alta frequenza, variando il tempo di permanenza dei titoli nei conti degli HFTr da pochi secondi ad alcuni minuti. Questi, inoltre, realizzano profitti molto esigui per singola operazione, ma che moltiplicati per il numero totale delle stesse, assumono dimensioni notevoli. L' HFT non nasce all'improvviso, essendo viceversa possibile scorgere un precursore nel fenomeno dei SOES bandits sviluppatosi nella prima metà degli anni '90. Il SOES permetteva l'esecuzione automatica di piccoli ordini di acquisto/vendita e grazie ad esso i traders realizzavano qualche centinaia di operazioni al giorno, al fine di sfruttare minime oscillazioni di prezzi oppure i ritardi dei market makers nell'aggiornamento dei prezzi bid/ask relativamente al mercato azionario e nello specifico sul Nasdaq. L'HTF ne rappresenta in un certo senso l'espressione evolutiva, sviluppatasi in un ambiente tecnologico e regolamentare ad esso particolarmente favorevole. Dal 2007 in poi, centinaia di milioni di dollari cominciarono ad essere investiti negli USA per la costruzione di quelle infrastrutture da porre a servizio degli HFTr e per la posa di fibra ottica volta a collegare tutti i principali mercati, nel minor tempo possibile. Basti pensare alle grandi manovre e ai grandi scavi edili finalizzati a connettere uno dei più importanti data center finanziari presente nella parte sud di Chicago (e successivamente spostato ad Aurora, Illinois, fuori Chicago) con una mercato azionario posto sul versante nord del New Jersey. Per quale motivo? Perché tutta l'élite finanziaria sapeva bene quanto fosse straordinariamente profittevole il trading su futures quotati a Chicago contro i prezzi corrispondenti -a livello temporale- delle singole azioni negoziate a New York e New Jersey; in pratica sapevano quanto fosse profittevole porre in essere operazioni di arbitraggio tra i prezzi dei futures e delle azioni, sfruttando le migliaia di occasioni giornaliere in cui essi risultavano disallineati. In altri termini, potevano vendere i futures ad un prezzo maggiore rispetto a quello al quale venivano quotate le azioni sottostanti: per farlo, però, necessitavano di velocità e più precisamente necessitavano di essere i più veloci su entrambi i mercati. Prima del 2007, la velocità delle operazioni di trading era funzione della velocità con cui gli esseri umani presenti sui floors dei vari mercati riuscivano ad eseguirle. Dal 2007 in poi, non fu più cosi: la velocità di esecuzione non dipendeva più dalle capacità umane, ma da quanto velocemente potesse viaggiare il segnale elettronico tra Chicago e New York o, più precisamente, tra il data center presente in Chicago ed ospitante il Chicago Mercantile Exchange ed il data center posto di fianco a quello del Nasdaq Stock Exchange in Carteret, New Jersey. La velocità della luce avrebbe dovuto consentire ai dati di viaggiare tra le due località, andata e ritorno, in 12 millisecondi, ma nessuna delle linee di fibra ottica esistenti garantiva questi risultati: mediamente un pacchetto di dati veniva trasmetto ad una velocità di 16 millisecondi (solo utilizzando la linea di Verizon nota col nome di Gold Route si riusciva ad impiegare di meno, 14,6 millisecondi). L'obiettivo di creare delle reti di fibra ottica ancora più veloci fu -nel caso di specie- pienamente raggiunto dalla Spread Networks, la quale riuscì a scendere sotto la soglia dei 14 millisecondi (a 13 per la precisione) investendo centinaia di milioni di dollari al fine di posare la fibra ottica più dritta di tutte (l'assenza di curve e tornanti garantisce infatti una maggiore velocità del segnale) da locare alle grandi banche e ai vari hedge fund sempre più attivi nel settore dell' HFT, alla modica cifra di 300.000 dollari al mese oppure con contratti “all -in” pagati in anticipo su base quinquennale per circa 14 milioni di dollari, per singolo utente. A tanto ammontava -inizialmente- il prezzo che le grandi banche d'affari di Wall Street ed i grandi fondi di investimento erano disposte a pagare non solo per continuare a disporre del diritto di fare più soldi di quanti ne abbia fatto precedentemente chiunque altro, ma altresì per impedire che i potenziali competitors potessero accedere a quella risorsa scarsa: la velocità suprema. Un'ultima cosa, per adesso: secondo Larry Tab, autore di uno scritto intitolato “ The Value of a Millisecond”, se -all'epoca- una sola delle grandi banche di Wall Street avesse sfruttato le innumerevoli minuscole discrepanze presenti tra i prezzi del future sull' Azione X quotato a Chicago e quelli della medesima azione quotata a New York, avrebbe conseguito profitti nell'ordine dei 20 miliardi di dollari annui. Ma gli squali intenzionati a contendersi la preda erano ben 400, laddove la nuova fibra ottica ne ammetteva solo 200. La corsa o meglio l'asta per accaparrarsi un posto sul mezzo che viaggiava alla velocità della luce, era appena iniziata. 

Foto tratta da: http://www.thebureauinvestigates.com/