Translate

venerdì 19 dicembre 2014

IN BASE A QUALE NORMA IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE DECIDE COME BASTONARE GLI STATI EUROPEI? NESSUNA.

Cari amici, oggi vorrei trattare un argomento sul quale -molto probabilmente- non avete mai sentito una sola parola né in tv, né sulla carta stampata, né -forse- su internet; cercheremo cioè di capire se esista una norma -anche solo una- che stabilisca non se ma come il Fondo Monetario Internazionale possa intervenire nelle crisi dei Paesi dell'Eurozona ed in generale dell'Europa. In altri termini proveremo a rispondere al seguente quesito: esiste una norma che indichi poteri, doveri e limiti dell'azione del IMF (International Monetary Fund)? Quindi, esiste una qualche norma giuridica autorizzante il FMI a bastonare finanziariamente -in un modo anziché in un altro- gli stati in difficoltà? Se sì, pone qualche limite al suo potere?
Andiamo con ordine. Il fatto che il FMI possa intervenire in un contesto di crisi finanziaria riguardante uno più paesi dell' Eurozona è fuori discussione:

il preambolo del Loan Facility Agreement concluso per il salvataggio (si fa per dire) della Grecia nel Maggio del 2010 (del quale abbiamo già parlato qui) prevedeva la presenza operativa del FMI;

il regolamento istitutivo del MESF (Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria) prevedeva la presenza dell' FMI;

l'accordo istitutivo del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) stabilisce la possibilità (non l'obbligo) per UE e Stato in difficoltà di rivolgersi al FMI, che prima svolge una valutazione della sostenibilità del debito, pere poi dettare le condizioni che il paese a rischio default deve rispettare per accedere ai fondi di salvataggio.




Quindi tutto nella norma? No, perché non esiste una sola disposizione normativa che dica quali siano gli ambiti di intervento dell'FMI nella crisi dell'Eurozona, in ordine alla definizione degli strumenti utilizzabili per il riequilibrio strutturale delle finanze sovrane ed in ordine alle specifiche modalità con cui questi strumenti debbano essere applicati, nel rispetto delle singolarità delle economie nazionali. Questo che cosa significa? Significa che, se da una parte gli stati dell' area Euro hanno deciso in maniera più o meno democratica di trasferire -negli anni- all'UEM la definizione e la gestione della politica monetaria, della disciplina di bilancio, delle scelte macroeconomiche più rilevanti, dall'altra non hanno creato né aderito ad alcun complesso normativo (trattati, regolamenti, direttive) contemplante aspetti concernenti il coinvolgimento ed il coordinamento del FMI con l'UE e/o con l'UEM; né gli stessi stati in qualità di membri del FMI possono trovare supporto -sul piano del diritto positivo- nel sistema del Fondo medesimo che difetta di criteri guida per attività svolte in coordinamento con eventuali unioni monetarie. Nelle crisi di Ungheria, Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro, gli aiuti sono stati negoziati tra la troika (BCE, Commissione Europea, Segretariato FMI) e singolo stato che -ovviamente- non ha molte possibilità di scelta dinanzi agli out-out della finanza internazionale: o accetta programmi lacrime e sangue (che i burocrati chiamano performance criteria e structural benchmarks) in cambio degli aiuti o semplicemente fallisce. La troika poi, come abbiamo visto nel corso di questi anni, vigila sul raggiungimento degli obiettivi di riequilibrio strutturale, al quale è subordinata l'erogazione delle tranches successive di finanziamento. Come detto, però, manca la risposta alla domanda di partenza: chi stabilisce su quali ambiti il FMI abbia il potere di adottare delle decisioni? Può assumere decisioni di politica economica? Di politica fiscale? Valutaria? Monetaria? Possiamo ben capire trattasi di una questione di democrazia: se per l'UE/UEM i popoli hanno deciso -tra luci ed ombre- di delegare agli organi sovranazionali poteri e funzioni riconducibili ad un paniere di competenze note ex ante o sottoposte di volta in volta al controllo politico (europeo e nazionale), lo stesso non può dirsi per il FMI che in coordinamento con l'UE adotta decisioni convergenti in termini di politiche di condizionalità, per poi presentarsi ai singoli stati puntando loro la pistola alla tempia, con le bozze degli accordi formalmente ma non sostanzialmente rifiutabili dai Paesi Sovrani, che si trovano a scegliere tra drastiche riduzioni dell'ampiezza del welfare state e l'estromissione dal mercato dei capitali privati. Un' ultima cosa: quando sentiamo qualche solone assegnare all' FMI il ruolo di pompiere accorrente nei pressi dei vari incendi finanziari del mondo e -nel caso di specie- europei, sarebbe buona cosa ponderare tali affermazioni, poiché: se da un lato il peso specifico di detta organizzazione internazionale nello scenario europeo è significativo, essendo l'euro la seconda valuta a livello di riserve internazionali, dall'altro è sempre opportuno ricordare che altre organizzazioni non contemplano alcun intervento del Fondo o lo contemplano solo in casi estremi. In questa sede mi limito a citare il caso dell'Arab Monetary Fund, il Latin American Reserve Fund, il progetto del Banco del Sur ed il Chiang Mai Initiative che prevede un paracadute di swaps valutari tra Cina, Corea del Sud, Giappone, che solo ove sottoscritti per importi eccedenti determinate soglie, richiederebbero l'intervento dell'FMI. 
Foto tratta da: corriere.it