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venerdì 27 marzo 2015

FTSE MIB ITALIANO E TRADING AD ALTA FREQUENZA

Cari amici, me lo avete chiesto in tanti più volte ed ora sono finalmente in grado di rispondervi: sul FTSE MiB, gli HFTs hanno rappresentato – nel 2013- il 27.17% del totale degli scambi e nel 2015 (sino ad oggi) il 30,01% . Dietro di noi -in termini di valori medi- Amsterdam, con il 24% del valore, seguita da Londra e Parigi con il 21%.
Qualche giorno fa è stato pubblicato un bellissimo studio a firma di Valeria Caivano (Consob) inerente l'impatto del trading ad alta frequenza sulla volatilità dei prezzi dei titoli negoziati sul mercato italiano FTSE MIB nel periodo 2011-2013. Quali sono, secondo lo studio, i traders considerabili ad alta frequenza? Sono quelli identificabili come tali, sulla base di informazioni pubblicamente disponibili inerenti la loro strategia operativa (cosiddetti HFT ‘puri’), nonché gli attori del proprietary trading delle banche di investimento utilizzanti con tendenza crescente -secondo l'ESMA- tecnologie proprie del HF. Il lavoro mostra come un incremento esogeno del livello di attività ad alta frequenza determini un significativo incremento della volatilità dei rendimenti giornalieri. Infatti, a seconda della specificazione utilizzata, un incremento di 10 punti percentuali del peso degli HFT ‘puri’ sul totale degli scambi, determina un aumento della volatilità intraday (calcolata su un intervallo di 10 secondi ed espressa su base annua) compreso tra i 4 e i 6 punti percentuali (su un ordine di grandezza della volatilità che si colloca attorno al 15 per cento circa per i titoli inclusi nell’analisi). Considerando invece la misura più ampia di HFT, che include anche l’operatività delle banche d’investimento, l’effetto risulta compreso tra i 3 e i 5 punti percentuali.

Di seguito evidenzierò alcuni aspetti dello studio della Caivano che reputo interessanti, non solo in ragione del contenuto proprio delle informazioni sottoposte all'attenzione del pubblico, ma anche perché ho rilevato diverse coincidenze tra quanto scritto -autorevolmente- dall'autrice e quanto riportato -a livello amatoriale- dal sottoscritto nelle decine di posts dedicati all'argomento.
Partiamo da alcuni dati diffusi dall' ESMA (un organismo dell'Unione europea che dal 1 gennaio 2011 ha il compito di sorvegliare il mercato finanziario europeo) nel 2014. Cosa dice l'ESMA? L' Autorità riferisce dapprima un dato abbastanza ovvio, vale a dire che il peso dell'attività connessa agli HFTs varia a seconda del modello identificativo impiegato: utilizzando quello diretto (cioè ponderando l'operatività degli HFTs che si definiscono spontaneamente tali) il fenomeno dell'alta frequenza vale il 24% del trading svolto sui mercati europei; utilizzando quello indiretto, basato sulla durata della vita degli ordini -e quindi sulle strategie di trading- pesa per il 43% del valore tradato sul continente. Inoltre, la stessa Autorità ci dice che, la più alta quota -cioè il 43%- è composta: per il 19% dall' attività di operatori classificati come HFTs puri; per il 22% dall'attività delle banche di investimento; per il 2% dall'attività di altri partecipanti al mercato.
Dati interessanti vengono forniti anche sul fenomeno della co -location:
  • l' 80% degli HFTs puri fa uso dei servizi di co-location in almeno una trading venue;
  • le banche d'investimento che usano detti servizi, rappresentano il 37% del totale.
Lo scritto della Caivano, ci illustra anche cosa è accaduto sul mercato italiano -dal 2012 in poi- sul versante del trading ad alta frequenza. Nel 2012, i cash markets di Borsa Italiana sono migrati verso una nuova ultra-low- latency trading platforme (non diversamente da quanto successo al NYSE, NYSE ARCA, NYSE BOND e qui descritto ), denominata Millennium Exchang in grado di offrire ai partecipanti al mercato la possibilità di operare con una minor latenza, grazie ad una nuova configurazione dei servers di Borsa Italiana, volta ad avvicinare l'hardware ai vari mercati, garantendo una maggiore efficienza e velocità. Le due immagini di cui sotto, mostrano la trading activity degli HFTs come percentuale del trading totale (turnover degli HFTs rispetto a quello totale) nel periodo di riferimento 2011-2013.



Cosa ci segnalano queste immagini? Che l'attività degli HFTs small -puri- e large -banche di investimento ed altri- è cresciuta, dal 2012 in poi, in misura maggiore per i primi che per i secondi.
Lo studio, dopo aver confermato l' entità della relazione tra aumento dell'attività degli HFTs ed aumento intraday (calcolata su un intervallo di 10 secondi ed espressa su base annua) della volatilità dei prezzi delle azioni oggetto dell'operatività dei traders ad alta frequenza, ci ricorda come:
  • un incremento della volatilità sul FTSE MIB su 10 secondi, su tassi di interesse a breve termine nonché sul Btp/Bund spread, siano tutti segnali di un declino delle condizioni economiche generali ed un segnale di crescita dell'incertezza, tutti positivamente correlati con la volatilità dei titoli osservati nello studio nel loro atteggiarsi in qualità di strumenti negoziati dagli HFTs, al pari del bid/ask spread e contrariamente alla capitalizzazione di mercato delle società;
  • la riduzione dei prezzi di una security genera un incremento della sua volatilità, supportando quindi l'ipotesi in base alla quale una riduzione del tick size scoraggia l'apporto di liquidità conducendo ad un aumento della volatilità;
  • quanto maggiore risulta la frammentazione -tra tipi di traders- degli scambi di un' azione, nonché in termini di quotazioni su più piattaforme, minore dovrebbe essere la volatilità intraday della stessa;
  • l'impatto del rafforzamento dell'attività degli HFTs sulla volatilità dei titoli scambiati sul FTSE MIB risulta significativo anche su intervalli temporali > ai 10 secondi (1 minuto, 5 minuti, 10 minuti);
  • l'impatto (e questo credo sia il dato più interessante) sulla volatilità esercitato dall'aumento dell'attività degli HFTs risulta maggiore di quello generato dalle altre variabili in grado di influenzarla e considerate nello studio (incremento della volatilità sul FTSE MIB su 10 secondi con base daily, su tassi di interesse a breve termine -Euribor a 3 mesi- nonché sul Btp/Bund spread). Non bisogna infatti dimenticare che, non solo gli HFTs traggono maggior profitto in presenza di una maggiore volatilità ma la loro partecipazione ai mercati è di per sé in grado di condizionarla, intensificando la comparsa di larghe variazioni dei prezzi a causa delle loro strategie di breve termine.