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lunedì 13 aprile 2015

PETER CARDILLO E LA DOMANDA DELLA TELESPETTATRICE A CLASS CNBC

Due o tre giorni fa, mentre ascoltavo distrattamente l'intervento di Peter Cardillo -Chief Market Economist della Rockwell Global Capital- a Class CNBC, una domanda posta da una telespettatrice via sms e girata all'ospite di Linea Mercato dalla anchorwoman Marina Valerio, ha attirato la mia attenzione. Domandava la signora se fosse stato possibile o meno vedere in futuro un nuovo 1929, quesito alla cui proposizione si accompagnava l'ilarità tanto della giornalista quanto dell'esperto. Premesso che nessuna persona sana di mente  -me compreso- potrebbe mai voler paragonare l'economia del 1929 a quella del 2015 e premesso che Cardillo rispondeva che la riproposizione di uno scenario del genere non fosse assolutamente da prendere in considerazione per gli anni a venire ritengo -a mio modesto parere- la domanda della telespettatrice non totalmente priva di senso in relazione ad una questione sottesa alla stessa. Quale sarebbe la questione sottesa? Le politiche monetarie adottate dalle Banche Centrali di tutte le principali economie del Mondo, volte a svalutare le rispettive valute.


  • Dal 2001 la BoJ si barcamena tra vari QE ed acquisti di ABS, mentre dal 1999 opera in modalità ZIRP (Zero Interest Rate Policy).
  • Dalla crisi del 2008 la FED si barcamena tra QE, acquisti di ABS e ZIRP.
  • Dal 2009 la BoE si barcamena tra QE volti a monetizzare il debito pubblico ed acquisti di assets non governativi vari.
  • La BCE ha, negli anni, lanciato programmi come l' OMT, l' LTRO, il T-LTRO, il CBPP ed infine il il QE combinato allo ZIRP, mentre alcuni paesi del Centro e del Nord Europa, al fine di evitare che le loro valute venissero schiacciate dal peso della svalutazione di tutte le altre, si sono viste costrette ad operare in modalità NIRP (Negative Interest Rate Policy). Pensiamo alla Svizzera, alla Svezia, alla Danimarca.
  • La Banca Centrale Cinese, pur mantenendo i tassi ad un livello molto distante da quelli praticati dagli istituti di cui sopra, negli anni, ha più volte operato manipolazioni valutarie volte a deprezzare lo Yuan soprattutto nei confronti del dollaro e dell' euro. Per quale motivo? Perché gran parte del PIL cinese è fatto di esportazioni; la Cina esporta prevalentemente negli USA ed in Europa, quindi svalutando lo Yuan contro le due valute ha cercato -riuscendoci- di mantenere elevati i livelli di export e di conseguenza di PIL. Lo abbiamo già visto qui, ma anche qui e qui
In definitiva, viviamo in un sistema economico globale in cui nessun Paese industrializzato vorrebbe avere -per lunghi periodi- una valuta più forte di quella in uso ai propri competitors; tra le altre cose, una valuta debole può voler dire anche maggiore inflazione tramite la quale smantellare un po' di debito pubblico.
Detto questo, tuffiamoci indietro nel tempo sino ad aprire la finestra temporale 1921-1936, dalla quale possiamo scrutare -con le lenti di oggi- la Guerra Valutaria di allora.
Nel 1921 la Germania cercò, tramite svalutazione ed inflazione, di mantenere in vita la propria economia che finì per essere -viceversa- distrutta proprio dal vertiginoso aumento dei prezzi.
Nel 1925 fu il turno della Francia che decise di svalutare il franco prima di ritornare al Gold Standard, in modo tale da poter guadagnare ex-ante un margine in termini di export rispetto ad Inghilterra ed USA intenzionati a riagganciarsi all'oro ad un tasso prebellico.
Nel 1931 l'Inghilterra ruppe con il sistema aure, riguadagnando -in termini di competitività sui prezzi- il margine perso nei confronti della Francia a partire nel 1925.
Nel 1933 furono gli USA a svalutare il dollaro rispetto all'oro al fine di recuperare il margine perso -nell'export- rispetto all'Inghilterra nel 1931.
Nel 1936 furono Francia ed Inghilterra a svalutare nuovamente le proprie valute, al fine di riconquistare il margine competitivo perso rispetto agli USA dopo la svalutazione voluta da Franklin Delano Roosevelt.
Nel 1921, come noi tutti sappiamo, la Reichsbank tedesca decise di svalutare il marco tramite la stampa a mani basse di banconote (vi ricorda qualcosa?), destinate per volere di Rudolf Von Havenstein all' acquisto di titoli del debito pubblico (vi ricorda qualcosa?); nel contempo si pensava di migliorare la sostenibilità degli oneri derivati dalle riparazioni imposte dal Trattato di Versailles, dovuti in “gold marks”, ovvero definiti in una certa quantità di oro o equivalente in valuta non tedesca. Infatti, svalutando si riteneva che le esportazioni -al pari degli investimenti esteri e del turismo- sarebbero cresciute, aumentando le riserve di valute estere con cui pagare i debiti di guerra. Nel 1922, l'inflazione si trasformò in iperinflazione mentre la Banca Centrale continuava a stampare per soddisfare le richiesta dello stato centrale, tant'è che nel 1923 le banconote cominciarono ad essere stampate su di un solo lato al fine di risparmiare inchiostro. Erano ovviamente altri tempi, in cui le regole del gioco furono dettate nella Conferenza di Genova del 1922, dalla quala emerse un forte vincolo alla praticabilità di politiche monetarie comunque direzionate, in ragione della base aurea disponibile per ciascuno stato. Nel 1923 fu il franco francese a subire un'importante svalutazione, i cui effetti sono stati raccontanti da alcuni illustri statunitensi ospiti dei salotti parigini, tra i quali Scott Fitzgerald, Zelda Fitzgerald ed Ernest Hemingway, i quali poterono godersi i benefici di un dollaro forte e di una valuta locale molto debole. Gli USA, dopo aver eseguito -nel 1927- una serie di tagli ai tassi di interesse, furono costretti ad alzarli repentinamente nel 1928, in barba alle regole del gioco stabilite nella Conferenza di Genova qualche anno prima. Seguì poi il 1929 con tutto quello che sappiamo: quello che spesso ci sfugge è che allo scenario già complesso, si aggiunse la circostanza in base alla quale le forti svalutazioni di franco e sterlina nei confronti del dollaro facilitarono il ricollocamento della pressione economia derivante da deflazione (vi ricorda qualcosa?) e depressione proprio sugli USA. Quando l'Inghilterra uscì dal gold standard nel 1931, rese immediatamente le proprie esportazioni più competitive rispetto a quelle dei propri concorrenti, riducendo le strutture di costo anche tramite licenziamenti e/o forti riduzioni di salari: in pratica, cominciò ad esportare deflazione. Per sconfiggerla, serviva  un po' di inflazione, che venne indotta tramite svalutazioni competitive a sostegno dell'export, a detrimento dell'import e dunque volta a contribuire al processo di creazione domestica di posti di lavoro (vi ricorda qualcosa?) . Questa scelta, seguita da Commonwealth e Giappone, non fu invece adottata dagli USA che - nel 1933- non svalutarono contro la sterlina e/o contro le altre valute concorrenti, potendo queste a loro volta svalutare (vi ricorda qualcosa?) inibendo il conseguimento di un margine di guadagno competitivo netto, bensì direttamente contro l'oro. Nel 1936 Inghilterra, USA e Francia, sottoscrissero un armistizio valutario -anche per conto dei Paesi aderenti al sistema aureo- noto come The Tripartite Agreement, in cui tutti tutti si impegnavano a garantire il mantenimento dei valori delle rispettive currencies in relazione all'oro, ai nuovi livelli oggetto di accordo, eccezion fatta in caso di preminenti interessi economici domestici (vi ricorda qualcosa?). Per concludere: ora come allora, la lampada di Aladino della svalutazione sta passando di mano in mano, da paese in paese: Giappone, USA, Inghilterra, Eurozona, Paesi Scandinavi, Svizzera, Cina. Come andrà a finire è controverso (anche per Cardillo); come finì allora dal 1933 in poi lo sappiamo. L' ilarità la lascerei da parte.