Translate

giovedì 14 maggio 2015

2 CHIACCHIERE DA BAR SUL TRADING ALGORITMICO

Piccola informazione di servizio. Spesso mi chiedete come poter trovare tutti i post inerenti un dato argomento. E' molto semplice: alla fine di ogni post, trovate la voce "ETICHETTE" che sta per categorie. Cliccate sul nome della categoria (Dark Pool, HFT, Trading Algoritmico ecc) e vi compariranno tutti i post che cercate oppure in alto a sinistra, scrivete l'argomento che vi interessa e cliccate sulla lente d' ingrandimento.
*** 
...Eh, il TA (Trading Algoritmico) sta cambiando i mercati.
Vero. Il legislatore (clicca qui ) ha dato il via alla frammentazione dei mercati ed il trading algoritmico l'ha in parte cavalcata ed in parte favorita: la size media degli ordini è diminuita, con la conseguenza che il matching di quelli considerevoli -un tempo inoltrati a mercato“integri” da parte degli istituzionali e vantanti una possibilità di esecuzione immediata -su quelli lit- maggiore è stato -per necessità- subordinato al processo del previo frazionamento, al fine di prevenirne o contenerne l'impatto sul mercato -ovvero il movimento avverso dei prezzi- che per la buy side ricordiamo essere una voce costo. La frammentazione delle trading venues, non ha portato con sé solo la contrazione della size media dei trades ma anche la parcellizzazione delle sacche di liquidità, la cui ricerca non può che essere affidata -vista la mole di dati da processare- agli algoritmi, risultando i traders manuali -anche in DMA- assolutamente non competitivi. La nascita dei crossing systems, delle dark pools ed in genere degli ATS -unitamente alla creazione di altrettanti lit makets- hanno generato una forte spinta competitiva, manifestatasi in processi di M&A, acquisizioni nonché fallimenti, interessanti numerose piattaforme di negoziazione. L'obiettivo è conquistare o riconquistare quote di mercato, traducibili in quote di volume, oggi sempre più spesso occupate dalle crossing networks; per il raggiungimento di questo obiettivo, nuove releases tecniche e microstrutturali in genere, vengono da un lato offerte ad un pubblico indistinto di investitori e dall'altro sfruttate -in maniera profonda- da quelli tecnicamente (e tecnologicamente) più sofisticati. L'evoluzione del trading elettronico in algoritmico rientra nel fisiologico; è abbastanza normale che gli algos, nel tempo, abbiano incluso patterns di riferimento diversi una volta raggiunta una certa saturazione nell'uso di qualche benchmarks popolare. Fa parte del gioco: ogni trader ha una visione diversa del mercato, targets difformi, opzioni operative multiple e lo stesso vale per gli algoritmici.

Eh, il TA segnerà la fine del trader persona fisica.
Falso. Il trading è una professione che -non diversamente da tutte le altre- si muove all'interno del resto della società, delle sue trasformazioni, dei suoi processi evolutivi o involutivi. Prima della crisi, tutti gli esperti dicevano: «L'agency trading sparirà, lasciando il posto al pricipal (o risk trading- clicca qui)!». Poi è arrivato il global mealtdown subprime related (clicca qui) che ha ridato linfa all'agency. Questo piccolo aneddoto cosa ci dice? Ci dice che la flessibilità è necessaria per cogliere quelle trasformazioni -assumenti talvolta la forma di un ritorno al passato- incidenti, nel lungo termine, sulla profittabilità.
...Eh, col TA i brokers-dealers sfruttano i dati informatici – elettronici legati alla mia operatività per agire in front-running (clicca qui e qui).
Diciamo una cosa: con DMA e Crossing Systems, la buy-side può -di fatto- bypassare i brokers. Diciamone un'altra: i volumi, per singolo broker, non sono elevatissimi laddove il livello dei profitti da commissioni è in costante discesa. La reputazione è tutto ed a perderla basta un attimo: consapevoli di ciò, le aziende di brokerage -almeno in linea teorica- segregano -anche in termini di collocamento spaziale- il proprietary desk da quello destinato a servire la clientela.
...Eh, gli algoritmi offerti dai brokers sembrano tutti simili.
Vero in parte. Molti algos hanno patterns comuni, pur variando i criteri di implementazione ed applicazione funzionale. Un certo livello di standardizzazione non ha solo aspetti negativi, in quanto ci permette di cambiare broker senza dover stravolgere a livello informatico la strategia usata in precedenza. Immaginate cosa succederebbe se ogni pc avesse un sistema operativo diverso: sarebbe tutto più complesso, no? Tra l'altro, il problema della eccessiva somiglianza tra algos, riguarda solo i traders che non dispongono di quants interni in grado di svilupparne di propri (compatibili con le suites informatiche dei brokers), di tipo costo centrici e/o opportunistici. Scegliere l'algo giusto ha riflessi sulla profittabilità della trading strategy: ma come scegliere quello più adatto? Combinando il traning sulle features della piattaforma con l'analisi pre-trade, ma anche predisponendo algoritmi in grado di scegliere/suggerire quello che meglio si attaglia ad un dato tipo di ordine, inoltrato da un dato tipo di trader, per poi sottoporre il tutto ad un' analisi post-trade volta a controllare i risultati conseguiti in un'ottica di valori assoluti, medi e di deviazione standard.
...Eh, i brokers-dealers, di sicuro, non offrono ai clienti gli algoritmi migliori di cui dispongono, in quanto utilizzati da loro stessi.
Falso. I proprietary desks -specie quelli degli HFTs e degli arbitraggisti statistici- operano con strategie diverse da quelle in uso ai normali investitori, dimostrando una certa propensione alla neutralità posizionale e al contenimento delle size dei trades, tutte caratteristiche tipiche dei day traders sofisticati. Di conseguenza, anche gli algos utilizzati differiscono, risultando maggiormente aderenti al modello operativo riconducibile al market-making.
...Eh, gli algoritmi sono difficili da utilizzare.
Parzialmente vero, essendo -a mio modesto parere- più complessi da realizzare. In realtà, molte delle istruzioni in essi contenute non differiscono granché da quelle comunicabili via telefono o tramite semplice piattaforma non algoritmica ad un comune broker. C'è da dire che spesso, riescono a prevenire errori del tipo fat finger (sovradimensionamento quantitativo degli ordini) o riguardanti i livelli di prezzo. Qualche elemento di maggiore perplessità può essere riscontrato nella scelta di un algo anziché di un altro, ma alla fine ogni broker ne offre 10-15 e non di più, con tutta una serie di dati pre-trade in grado di orientare il cliente; altri offrono personalizzazioni delle suites informatiche in ragione di quanto richiesto da uno specifico operatore; altri ancora offrono servizi in grado di indicare l'algoritmo più adeguato per un dato tipo di ordine, in ragione della liquidità e della volatilità dell'asset di riferimento.
..Eh, gli algoritmi funzionano solo con assets liquidi e/o con ordini piccoli.
Falso. La prima generazione di algos, effettivamente, necessitavano di assets liquidi; quelli attuali sono costo centrici ed in grado essi stessi di cercare canali di liquidità alternativa rispetto ai comuni mercati. Ovviamente, non esiste una algo valido sempre e comunque a prescindere dal livello di liquidità dell'asset: questa variabile deve essere sempre tenuta in considerazione.
A mero livello esemplificativo:
Prezzo 10,00 Volume 1.000
Prezzo 12,00 Volume 800
Prezzo 13,00 Volume 500
Prezzo 13,48 Volume 200.
Moltiplichiamoli così: (10,00x1.000)+(12,00x800)+(13,00x500)+(13,48x200)= 28.796,00.
Sommiamo i volumi: 1.000+800+500+200= 2.500
28.796,00/2.500=11,52 Ecco calcolato il VWAP.
Immaginiamo di dover comprare un titolo illiquido, il cui VWAP abbiamo appena calcolato ed immaginiamo di farlo tramite algo: come si atteggerà questo? Se il prezzo del titolo risulterà minore di 11,52 immetterà un ordine buy altrimenti non opererà. Essendo l'asset illiquido, grossi buy orders inviati a mercato o anche tanti piccoli inviati in un ristretto lasso di tempo, finiranno per segnalare la presenza di un compratore (rischio da segnalazione); altri cominceranno ad acquistare lo stesso titolo, con l'aspettativa di un incremento del suo valore, contribuendo a determinare un movimento avverso del prezzo (quindi un costo) per il primo operatore, il quale dovrà invece nascondere le sue intenzioni volumetriche utilizzando particolari tipologie di ordini, unitamente al vaglio di venues di liquidità alternative, come gli ATS e le Crossing Networks.