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giovedì 21 maggio 2015

ARCHITETTURA DEL MERCATO PT.1

Qual è l'architettura ottimale di un mercato? Quella che consente a chiunque voglia prendervi parte (istituzionali, retail, investitori di medio lungo termine, dealers, speculatori) di tradare nel momento desiderato, con costi di negoziazione contenuti, fatto salvo il mantenimento di quei margini di profitto atti a giustificare la presenza (e dunque l'attrazione) di dealers e speculatori. Scomposta in: tipologia di mercati, tipologie di ordini, trading protocols, trasparenza ed Off-Market trading, l'architettura del mercato incide profondamente su fattori come liquidità, qualità e velocità della price discovering, trading costs complessivi; nessuna architettura è identica a se stessa, posta la sua mutevolezza quale variabile dipendente dai sistemi di regolamentazione.
Tipologia di mercato
Due sono i criteri comunemente usati per distinguere i mercati:
  1. meccanismi di negoziazione;
  2. frequenza di negoziazione.
In questo post, mi soffermerò sul primo.
Nel momento in cui un nuovo mercato viene creato, bisogna scegliere il meccanismo di negoziazione sul quale ruoterà. Questo è distinguibile in:
  • Quote Driven;
  • Order Driven;
  • Ibrido.
In un mercato Quote Driven troviamo un dealer (o market maker) che quota i prezzi ai quali si dichiara disponibile ad acquistare o vendere una certa quantità di titoli; in uno Order Driven, invece, tutti possono inserire i propri ordini di acquisto/vendita, i quali saranno abbinati sulla base di una serie di regole prestabilite. Nel primo, quindi, troviamo “esposti” 2 prezzi, validi per una negoziazione contemplante una data quantità -prestabilita- di titoli, a fronte dei quali possiamo:
  • to take the offer, ovvero, concludere un acquisto;
  • to hit the bid, ovvero, concludere una vendita;
  • rinegoziare;
  • non concludere alcuna operazione.
Nelle prime due ipotesi, abbiamo la certezza di ottenere un eseguito ad un dato prezzo, valido per una data size, entrambi prestabiliti da parte del market maker.
In un mercato Order Driven, troviamo il best bid price ed il best ask (offer) price, entrambi già descritti qui.
Quando si verifica un trade? Un trade si verifica quando:
  • un buy order si incrocia con uno posto al livello del best offer price corrente;
  • un sell order si incrocia con unio posto al livello del best bid offer price corrente.

Così, qualora decidessimo di operare in un contesto Order Driven, non guarderemmo ai prezzi “esposti” dal market maker, ma a quelli presenti sul book di negoziazione, vale a dire alla liquidità complessiva da questo rappresentata. Anche qui è possibile “to take the offer”, inserendo un buy market order o un buy limit order contenente un'indicazione di pricing tale da consentirne il crossing con la best offer, per una size a quella in corrispondenza della quale il best offer price sia presente sul book. Non diversamente, siamo in grado di “to hit the bid” inserendo un sell market order o un sell limit order contenente un'indicazione di pricing tale da consentirne il crossing con il best ask per una size a quella in corrispondenza del quale il best ask price sia presente sul book. Tuttavia, non esistono garanzie assolute di ottenere l'eseguito al miglior prezzo di acquisto/vendita visualizzato qualche istante prima, poiché nel frattempo altri ordini vengono immessi e quelli precedenti aggiornati o cancellati; nel lasso di tempo intercorrente tra la visualizzazione del prezzo, la determinazione ad operare e l'inserimento dell'ordine è altamente probabile che un altro ordine, proveniente da un altro trader venga abbinato al best bid/ask price visto poco prima, ragion per cui risulta altamente probabile che un un buy/sell order possa essere eseguito ad un prezzo diverso rispetto a quello visto poco prima. Qualora non volessimo correre un rischio del genere, potremmo inserire un limit order contenente una specifica indicazione in ordine al prezzo d'esecuzione desiderato, accentando però il rischio di ineseguito ed eventualmente curandone la successiva cancellazione. Quindi, mentre nel Quote Driven, abbiamo la certezza di poter acquistare/vendere ad un dato prezzo -cioè quello esposto dal market maker- una data quantità di titoli, nell'Order Driven i prezzi hanno valore indicativo, in ragione dei movimenti registrabili nella latenza presente tra il momento della loro visualizzazione sul book, la formulazione della scelta operativa e la successiva immissione dell'ordine. Tramite il book, possiamo scegliere o meglio esprimere il nostro stile operativo, più o meno attivo. Ad esempio, nel caso in cui volessimo vendere delle azioni nutrendo un'aspettativa rialzista del prezzo, potremmo propendere per una strategia un po' più passiva, inserendo un sell limit order avente un prezzo maggiore rispetto al best offer price del momento, oppure decidere di essere particolarmente attivi, cercando di vendere subito i nostri titoli guadagnando priorità nella coda, tramite l'immissione di un ordine avente un prezzo più basso rispetto al best offer price corrente.
Una novità recente è da individuare nel meccanismo di negoziazione, consentente ai venditori/compratori di scegliere prezzo e/o size degli ordini, introdotto su alcuni mercati quote-driven ed alla luce del quale spesso vengono ivi inseriti ordini al prezzo/size prescelti, monitorati ed aggiornati costantemente al fine di poter assicurarsi probabilità di esecuzione maggiori. Altre piattaforme, come il NASDAQ, seppur originariamente quote driven pure, hanno nel tempo inserito elementi riscontrabili in quelle order driven, assumendo connotati propri di un mercato definibile “misto”.
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