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domenica 24 maggio 2015

ARCHITETTURA DEL MERCATO PT.4

Ulteriori variabili sono prese in considerazione dai traders prima di operare:
  1. esistenza di mercati ed opportunità after-hours;
  2. opportunità di trading off-market.
L'after-hours si rivela particolarmente utile in caso di trading internazionale, in quanto consente di annullare i problemi legati ai fusi orari, nonché in caso di large block trading, volto a cogliere le occasioni connesse alle negoziazioni che si protraggono oltre i normali orari di operatività. Ovviamente, chi si avventura in questo spaccato della finanza, deve ponderare la necessità di mutare l'approccio normalmente tenuto sui mercati, in ragione del fatto che la liquidità è sostanzialmente minore, pur potendo i movimenti di prezzo registrati fuori orario, avere valore indicativo -a livello di significatività algoritmica e non- per l'apertura del successivo giorno di mercato.
L'off-market trading può assumere due forme:
  1. stessi assets possono essere negoziati su più trading venues presenti nello stesso Paese;
  2. alternativamente, nuovi assets possono essere creati al fine di permettere la contemporanea quotazione su uno o più mercati stranieri.
Il trade-off da valutare è sempre lo stesso: meglio architetture di mercati centralizzate o frammentate?
  • La centralizzazione, garantisce economie di scale ed esternalità di rete. Maggiori sono i volumi presenti sull'unico mercato esistente, maggiori sono le economie di scala, minori sono le commissioni applicate al singolo trade, maggiore è la probabilità di ottenere l'esecuzione del trade, maggiore è l'attrazione esercitata nei confronti di ulteriori operatori.
  • La frammentazione, garantisce benefici legati alla trasparenza del mercato, ai mutamenti tecnologici, alle policies stabilite -in tale direzione- dai regolatori.


Per esempio, alla frammentazione è legata la presenza degli ATSs (Dark Pools) con tutti i benefici ad essi legati, sfruttabili in quanto in grado di garantire, nella peggiore delle ipotesi, l'esecuzione del trade al best bid/ask price, tratto dal mercato di riferimento per l'asset negoziato, neutralizzando il rischio di movimenti avversi delle quotazioni. Tra l'altro, l'effetto combinato di innovazioni tecnologiche e normative, ha consentito alle diverse piattaforme nate -a diverse latitudini- dalla frammentazione, di comunicare, di essere collegate telematicamente, al fine di competere direttamente con i mercati principali.
Contemporaneamente, i nuovi mercati, al fine di attrarre il flusso di ordini diretto verso quelli tradizionali, hanno iniziato ad innalzare il livello concorrenziale offrendo nuove features tecnologiche, anonimato, migliore gestione dei block orders, compensi ai liquidity providers per il servizio reso ed ai brokers per i flussi portati in dote.
Altri elementi da valutare, prima di impostare una strategia operativa, sono:
  • esistenza di mezzi deputati alla price discovering. Abbiamo visto come gli ATS non abbiano meccanismi dedicati al pricing, derivandolo invece dalle quotazioni espresse dal mercato principale; nel quote driven la scoperta del prezzo coincide con le quotazione bid/ask generate dal market-maker; nell'order driven con il best bid/ask price presente sul book;
  • livello della automazione. Maggiore è l'automazione del mercato, minore è l'asimmetria informativa -sempre riflessa nei prezzi- tra i market makers ed il resto del mercato. Infatti, minore è l'automazione del mercato, maggiore è la componente di gestione manuale (quindi umana) degli ordini, maggiore è il ritardo o la latenza rilevabile tra ricezione del trade e successiva esecuzione sulla piattaforma, maggiore è il vantaggio informativo acquisito dai dealers (market makers) sia dal normale news feed, sia estrapolabile dai nuovi ordini ricevuti e dai trades eseguiti nel frattempo;
  • segmentazione. Le tendenze più recenti, vanno proprio in questa direzione: sistemi order driven per gli assets più liquidi, aste a chiamata per quelli meno liquidi.