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giovedì 7 maggio 2015

BAD BANK ITALIA. PT.1

Cari amici, alla bad bank italiana abbiamo già dedicato questo post (clicca qui) scherzoso pur nella veridicità dei suoi contenuti; in questo e -tempo libero permettendo- in prossimi contributi, vorrei provare a dire due parole sull'idea generale di bad bank, volte ad esplorare percorsi costitutivi alternativi rispetto a quelli classici, i quali spesso sono riassumibili in una sola scelta operativa: bail -out con i soldi dei contribuenti.
L'Italia non è il primo Paese europeo che corre in aiuto delle banche, anzi è uno degli ultimi. Negli anni scorsi, precisamente nel 2008, la Germania istituì il Fondo Salva Banche “Soffin”, con dotazione pari a 480 miliardi di euro, 90 dei quali furono impiegati per il bail out della Hypo Real Estate. Nel 2009, invece, varò la legge disciplinante la nascita delle bad banks nazionali: a tal proposito, vi prego di porre attenzione sulle condizioni imposte dal legislatore tedesco, denotanti la serietà con cui -da quelle parti- vengono progettati alcuni tipi di intervento. Cosa stabilì il governo tedesco? Disse: volete una bad bank? Ok, ma solo alle seguenti condizioni:
  • Valutazioni degli asset tossici affidate a soggetti terzi, con svalutazione minima del 10% rispetto al valore raggiunto dagli stessi in data 30 Giugno 2008. A fronte di quelle valutazioni, il Governo concedeva garanzie sulle linee di credito richieste dagli istituti di credito nell'ambito di procedure di ricapitalizzazione.
  • La durata massima delle bad banks veniva fissata in 20 anni. Nel corso della vita di ciascuna di esse, le banche usufruenti, si impegnavano a pagare una commissione allo Stato.
  • Qualora alla scadenza il soggetto pubblico avesse subito una perdita (nel senso che il valore di realizzo si fosse rilevato minore rispetto a quello contabile al quale lo stesso avesse rilevato il titolo tossico) la banca originariamente titolare dell'asset ceduto, sarebbe stata chiamata a pagare la differenza tra il valore contabile al quale lo aveva ceduto e quello di realizzo da parte dello Stato. Ipotizziamo un titolo tossico del valore nominale pari a 100, ceduto a 90 ed a fronte del quale lo stato incassi, fra qualche anno, 50. I restanti 40 saranno pagati dalla banca che dismise l'asset qualche anno prima.

Sempre tra il 2008 ed il 2009, Commerzbank fu salvata con soldi pubblici: il Fondo Soffin offrì garanzie per 33 miliardi di euro, 18,2 miliardi dei quali furono impiegati per acquistare (cioè lo Stato acquistò tramite il Soffin) il 25% + 1 azione del capitale dell'istituto di credito. Nel 2011, il Fondo fu riattivato per consentire agli istituti di credito ricapitalizzazioni pari a 13,1 miliardi di euro.
Lo Stato francese non ha dimostrato una generosità minore; infatti tra il 2012 ed il 2013:
  • concesse 18 miliardi € di garanzie pubbliche a Credit Immobilier de France, destinato al sicuro fallimento;
  • concesse 7 miliardi € di garanzie pubbliche Banque PSA;
  • concesse, unitamente a Belgio e Lussemburgo, 85 miliardi € di garanzie pubbliche + 11,9 miliardi € di denaro cash.
Lo Stato spagnolo, nel dicembre 2012, su richiesta congiunta da parte della Commissione Europea e della BCE, ha istituito la Sociedad de Gestion de activos procedentes de la restructuracion bancaria, della durata di 15 anni, deputata ad accogliere 90 miliardi di asset andati a male, 36 dei quali conferiti dalle banche già nazionalizzate. In cambio, le banche, hanno ricevuto e riceveranno obbligazioni statali, che useranno come collaterali per l'accensione di prestiti presso la BCE.
Continua...