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sabato 2 maggio 2015

SECONDO LA FED, LA COPERTA DEI TASSI E' CORTA E LASCIA SCOPERTO UN BUCO, SUL DEFICIT, DALLE DISCRETE DIMENSIONI

Su FB c'è sempre qualcuno che mi chiede chi io sia: sei un trader? Un trader ad alta frequenza? Un insider? Un broker?
A queste domande lascio rispondere lui 

"I'm nobody I'm a tramp, a bum, a hobo I'm a boxcar and a jug of wine And a straight razor ...if you get too close to me”

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Con un paper del 2013, la Fed ha realizzato una serie di proiezioni inerenti dimensione e composizione del proprio bilancio, sulla base dei diversi scenari presupposti nell'ottica di una normalizzazione dei tassi e delle connesse politiche monetarie. A quali risultati è giunta? Cercheremo di capirci qualcosa in questo ed in altri posts, grazie.

Nella proiezione base, la Fed assume come scenario quello della mancata vendita -tramite normali operazioni di mercato aperto- dei MBS (Mortgage Backed Securities) acquistati all'apice della crisi subprime (clicca qui per visualizzare tutti i post scritti sull'argomento). La dimensione del Portafoglio del System Open Market Account, risulterebbe normalizzata dall' Agosto 2020. Nonostante la normalizzazione, la composizione rifletterebbe -ancora- le scelte di politica monetaria non convenzionale; infatti, al termine dell'arco temporale considerato -ovvero il 2025- oltre 400 miliardi $ di MBS rimarrebbero sul bilancio della FED. Le rimesse annuali -girate dal Tesoro al Governo USA e da questo usate per compensare in parte il deficit pubblico annuale- rimarrebbero considerevoli per tutto il periodo, sino a raggiungere un valore -complessivamente stimato- tra il 2009 ed il 2025 di circa 910 miliardi $. Soprattutto, questo scenario suggerisce che gli acquisti di asset eseguiti su larga scala per salvare il sistema finanziario americano, dovrebbero avere un effetto positivo netto sul reddito -”incassato dalla FED”- rispetto a quello che non avesse -ipoteticamente- contemplato detti acquisti; tuttavia, la banca centrale dovrà continuare a detenere MBS per qualche tempo.
La vendita dei MBS era stata inclusa negli exit strategy principles del Giungo 2011, in ragione del desiderio di ritornare ad un portafoglio contenente -esclusivamente- titoli del Tesoro USA. La vendita di questi prodotti finanziari, accelererebbe il processo di normalizzazione della dimensione del portafoglio SOMA di circa un anno rispetto all'ipotesi non contemplante la loro dismissione. Tuttavia, la vendita di MBS porterebbe in dote perdite in conto capitale, risultato questo che ridurrebbe a zero – per qualche annualità- le rimesse girate al Governo Federale (meno rimesse= più deficit a parità di altre condizioni) e costringerebbe la FED a registrare un deferred asset (una perdita che dovrà essere coperta con i guadagni futuri prima di riattivare il flusso delle rimesse) seppur di dimensioni contenute. Inoltre, la vendita di MBS aventi un coupon molto differente (più alto) da quelli fatti registrare da titoli comparabili nel momento della cessione, potrebbe essere vista come circostanza inducente una rischiosa e non necessaria volatilità o illiquidità nei mercati del fixed income, proprio quando la FOMC si appresterebbe a consolidare la propria posizione sulla politica monetaria.
Un altro scenario all'epoca contemplato -e ad oggi considerabile rispettato nelle sue previsioni- era quello che prevedeva un abbassamento ulteriore del livello di disoccupazione – dal canonico 6,5%- prima di procedere all'incremento dei tassi. Questo percorso avrebbe ritardato la data di normalizzazione della dimensione del bilancio -come poi verificatosi sino ad oggi- ma anche inciso sul reddito generato dalla FED e da questa trasferito al Tesoro (Governo Federale), nel senso che detto ritardo avrebbe permesso un forte incremento delle rimesse e quindi un forte contenimento del deficit (come di fatto è accaduto) ma con la conseguenza di un livello di MBS detenuti particolarmente elevato, al termine del periodo considerato nella proiezione. Il paper valutava anche l'ipotesi di intervenire sul sistema delle riserve, tramite RRPs e/o depositi a termine, allo stesso costo dell'interesse applicato sulle riserve non obbligatorie; mancando modelli di riferimento precisi, relativamente alla praticabilità di questo scenario, si ipotizzava l'impatto sul reddito netto eventualmente prodotto dalla FED, nel caso in cui la spesa per interessi fosse stata maggiore di 50 pb rispetto al livello dei Federal Funds Rates nell'arco temporale oggetto di proiezione (ed avente un effetto netto modesto sulle rimesse).


Le analisi sopra indicate, ipotizzano che i tassi di interessi seguano il percorso di riposizionamento previsto dai Primary Dealers a dalle Blue Chip che risposero ad un sondaggio loro somministrato -sul punto- dalla FED. Al fine di esplorare la sensibilità -alle variazioni dei tassi- dei risultati ottenuti in relazione a ciascun degli scenari oggetti di valutazione e riguardanti reddito netto, perdite e rimesse, la Banca Centrale considera il caso in cui i tassi siano 200 punti base più alti in seguito all' innalzamento, sia per lo scenario base che per quello includente la vendita di MBS, al fine di ponderare in maniera più concreta e più consistente il rischio da tasso d'interesse, effettivamente presente nel SOMA portfolio. Rispetto allo scenario base, un percorso connotato da un più alto tasso d'interesse, implicherebbe una più alta spesa in c/interessi sulle riserve di bilancio, minore reddito netto e di conseguenza minori rimesse al Tesoro, quindi -a partità di altre condizioni- un deficit maggiore.
Nel caso di vendite dei MBS, più alti tassi d'interesse equivarrebbero a più alte perdite in c/capitale, le quali ridurrebbero ulteriormente il reddito netto e le rimesse. In questi scenari di alti interessi, la FED prevede che sarebbero almeno 3 gli anni di rimesse zero per il Governo Federale. Rimesse pari a zero, tuttavia, non impedirebbero al FOMC di condurre politiche monetarie; infatti, altre banche centrali come quelle Ceca, hanno operato con un equity negativo.