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venerdì 1 maggio 2015

TRADING ALGORITMICO ED ELETTRONICO PT.2 – L'EVOLUZIONE

Tutti i posts inerenti le tematiche di cui al titolo, se interessati, potete trovarli qui (HFT), qui (DARK POOLS), qui (DMA) e qui (TA).
Prima di riprendere a parlare di TA (Trading Algoritmico), vorrei provare a rispondere ad alcune domande postemi su FB nei giorni scorsi.
  1. Perché hai detto che ogni trader può essere considerato un market maker in miniatura?
    R. Tutti i mercati, dark o lit che siano, esistono nella misura in cui siano popolati dai market makers. Tuttavia, ciascuno di noi, nel momento in cui inserisce un Limit Order sul book di negoziazione, svolge -nel suo piccolo- un ruolo non dissimile da quello proprio dei fornitori di liquidità, rappresentati a livello istituzionale proprio dai market makers. Che cosa vuol dire essere “fornitori di liquidità”? Quando immettiamo un LO, in realtà, altro non facciamo se non informare il mercato che, al livello di prezzo da noi stabilito, siamo disponibili a vendere/acquistare un certo quantitativo di titoli; ragion per cui a quel livello di prezzo, per quella size, per quel dato titolo stiamo fornendo liquidità. Colui che, entrando sul book, immetterà un ordine con caratteristiche tali da esser incrociato con il nostro LO, non fornisce liquidità bensì l'assorbe, ovvero, è un price taker (come tutti coloro i quali operino usando i comuni market orders). Come tutti sappiamo, il profitto del market maker è rappresentato dal bid-ask spread, in remunerazione del rischio che assume per la sua costante disponibili ad acquistare i nostri titoli e/o a venderci i suoi. Anche i market makers, -i quali aggiornano costantemente il prezzo denaro e quello lettera- utilizzano algos deputati ad automatizzare i processi di bid/ask pricing, nonché di definizione delle rispettive sizes.
  2. Perché è importante l'order routing?
    R. Nei links di cui sopra potete trovare informazioni più dettagliate. Ad ogni modo, in due righe possiamo dire che, nel momento in cui -per effetto delle diverse disposizioni normative- i mercati hanno intrapreso la strada della frammentazione, la gestione dell'order routing è divenuto un fattore determinante per l'ottenimento del miglior prezzo possibile. Anni fa, quando i pc erano ancora roba rara, per ottenere un eseguito bisognava chiamare un broker, che contattava un dealer sul trading floor oppure un altro broker ed infine attendere qualche decina di secondi o qualche minuto per avere ragguagli in merito all'operazione. Oggi, in assenza di DMA (Direct Market Access – clicca qui ) cosa fa il trader retail? Invia l'ordine al proprio broker che, a sua volta, lo smisterà verso un mercato lit (tradizionale) o dark, lo incrocerà tra quelli pervenutigli da altri clienti o in controparte (internalizzatore-broker/dealer); in assenza di matching, l'ordine tornerà indietro, ineseguito. Il tutto ha una durata di qualche millisecondo, durante la quale però, a livello informatico, diverse informazioni possono essere carpite: lo abbiamo già visto nei post relativi al pinging, al front- running ed alle altre strategie simili. Chi le carpisce? Gli HFTs, che sfrutteranno le informazioni acquisite, per far muovere i prezzi a proprio -esclusivo- vantaggio.
  3. Perché i traders retail non fanno uso del DMA?
    R. Per una questione di costi. Operare in DMA significa, non solo poter esercitare un pieno controllo sull'ordine, ma anche poter disporre di tempi di esecuzione molto contenuti, poiché lo stesso non passa dal broker. Gli investitori istituzionali e gli HFTs, hanno bisogno del DMA in quanto inviano diversi tipi di ordini, convogliati in combinazioni algoritmiche sterminate; per fare tutto ciò pagano al broker offrente il servizio di accesso diretto, una commissione legata ad un numero minimo di operazioni, condizione questa conveniente -in termini di economie di scala- solo nel caso in cui l'operatività quotidiana sia molto elevata. Infatti, in tal caso, il costo sostenuto per il DMA risulta inferiore a quello che sarebbero chiamati a pagare -in termini di commissioni- per i singoli ordini gestiti dal broker e da questo inviati ai mercati. C'è un altro motivo, che vede i traders retail preferire l'intermediazione gestionale del broker al DMA: per poter accedere direttamente al mercato, bisognerebbe sapere maneggiare le diverse tipologie di ordini “speciali” ma soprattutto bisognerebbe saper decidere quali di questi inviare sui mercati lit e quali su quelli dark.

Torniamo al TA. La prima generazione di algos, vista con gli occhi di oggi, ci appare qualcosa di veramente molto semplice, in quanto -fondamentalmente- posta a presidio delle operazioni di scomposizione (le cui ragioni sono state già illustrate in altri posts) degli ordini di maggiori dimensioni in tanti aventi sizes molto contenute. Sulla base di quali parametri veniva eseguita detta segmentazione? Sul Time Weightned Average Price (TWAP), sul Volume Weighted Average Price (VWAP) e sul Moving Volume Weighted Average Price (MVWAP).
Come si calcola il VWAP? E' abbastanza semplice. Consideriamo i seguenti eseguiti:
Prezzo 10,00 Volume 1.000
Prezzo 12,00 Volume 800
Prezzo 13,00 Volume 500
Prezzo 13,48 Volume 200.
Moltiplichiamoli così: (10,00x1.000)+(12,00x800)+(13,00x500)+(13,48x200)= 28.796,00.
Sommiamo i volumi: 1.000+800+500+200= 2.500
28.796,00/2.500=11,52 Ecco calcolato il VWAP.
Immaginiamo di dover comprare l'asset il cui VWAP abbiamo appena calcolato ed immaginiamo di farlo tramite algo: come si atteggerà questo? Se il prezzo del titolo risulterà minore di 11,52 immetterà un ordine buy altrimenti non opererà. Il VWAP è calcolato nel corso del trading day ed il computo riparte da capo in ogni successivo giorno di contrattazioni, laddove il MVWAP ne rappresenta il valore costantemente aggiornato sul timeframe scelto come riferimento. Cosa intendo dire? Intendo dire che se l'algo venisse settato su di un periodo di 20 giorni, i dati di questo arco temporale sarebbero prelevati per il calcolo ed aggiornati su base daily, ma sempre con riguardo agli ultimi 20. Inoltre, poiché all'apertura delle borse i volumi sono elevati in ragione degli ordini inseriti nel corso del pre-market, il VWAP è fortemente influenzato -per il resto del day trading- dai prezzi praticati proprio in apertura, in quanto peserebbero di più in ragione dei maggiori volumi ad essi associati; utilizzando il MVWAP il processo di ponderazione può essere riequilibrato.
Il VWAP come il TWAP presentano un punto debole: quale? Quello di essere staticamente e non dinamicamente orientati. Cosa voglio dire? I due benchmarks prendono in considerazione l'uno i volumi, l'altro i prezzi sul tempo generati day by day, ragion per cui gli algos che ne facevano (fanno) uso, divenivano prevedibili e la prevedibilità diveniva fonte di guadagno per coloro che sfruttavano la staticità di questi patterns. Al fine di rendere gli algos meno scontati, i programmatori hanno provveduto ad inserire una maggiore randomizzazione, volàno della transizione da quelli statici a quelli dinamici. Pensiamo al benchmark POV (Percentage of Volume), in presenta del cui settaggio gli algos reagiscono non in relazione allo storico dei volumi daily, ma sulla variazione di quelli intraday.
La seconda generazione di algoritmi, ha posto la sua attenzione sull'analisi dei costi delle transizioni (Transition Cost Analysis), nell'ambito della quale si è osservato -attraverso una serie di studi- come l'impatto dell'ordine sul prezzo (in termini di potenziale movimento avverso) non fosse più l'unico elemento significativo, essendo necessario valutare altresì il timing risk e l'opportunity cost. Cosa vuol dire tutto ciò? Che negli anni, ha assunto un ruolo sempre più rilevante la potenziale differenza tra il prezzo visualizzato nel momento in cui la decisione di investimento veniva formulata e quello a cui il trade veniva eseguito. Quindi: la prima generazione di programmatori era completamente orientata a valorizzare la minimizzazione dell'impatto del trade sul prezzo dell'asset da trattare, laddove la seconda si è dimostrata maggiormente protesa a considerare la centralità del prezzo e dei costi, così come fa, ad esempio, il modello algoritmico (che analizzeremo in seguito) denominato Implementation Shortfall (IS). In altre parole: operare con eccessiva velocità impatta il prezzo; farlo troppo lentamente aumenta i rischi legati alle dinamiche del mercato; i nuovi algoritmi, stimando i costi di transazione tentano di produrre come output una strategia ritenuta ottimale.
La terza generazione di algos, invece è stata ed è tuttora, fortemente condizionata dalla:
  • frammentazione dei mercati tra regolamentati, ECNs (USA) MTFs (UE) DARKS POOLS;
  • trasparenza dei dati inerenti il book di negoziazione. In passato, gli unici dati di cui i programmatori disponevano erano i bid/ask prices e di conseguenza i sistemi di smistamento degli ordini erano piuttosto semplici. Con l'aumento del livello qualitativo/quantitativo dei dati analizzabili, gli algos hanno mutato pelle, ruotando sempre più intorno al concetto di liquidità, la cui ricerca avviene attraverso un constante e reiterato monitoraggio dei books delle varie piattaforme di negoziazione, il tutto al fine di comprendere quale tra di esse sia il “posto” ottimale in cui eseguire l'ordine.
Le dark pools hanno aggiunto un fattore di ulteriore complessità, non mostrando i volumi degli ordini ivi transitanti; complessità a fronte della quale gli algos hanno innalzato il livello di sofisticatezza della struttura di programmazione in tema di liquidity seeking, la quale non difetta più neanche nei semplici -ma sempre più ibridi- IS e VWAP.

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