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mercoledì 24 giugno 2015

GLI ALGORITMI LEGGONO LE NEWS DI MERCATO? SI'. PT.4

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Come abbiamo visto nei posts precedenti, gli annunci di nuove notizie (tanto macro quanto corporate) costituiscono un flusso informativo da e verso i mercati, in grado di influenzare prezzi, liquidità, volatilità volumi degli assets. Tuttavia, le news rappresentano soltanto una delle numerose variabili incidenti nel processo di pricing, ragion per cui assumono valore nella misura in cui vengano contestualizzate rispetto alla fase del ciclo economico complessivo, delle condizioni politiche e geopolitiche.
Partiamo dalle informazioni macroeconomiche.
Le news macro, cosa ci dicono (o meglio cosa dicono agli algos)? Innanzitutto, comunicano con cadenza -normalmente- rigida l'andamento dell'economia, elemento utile per la previsione della crescita futura, potendo dunque impattare in maniera considerevole il trading di diverse asset classes. Facciamo un esempio: nel caso in cui gli indicatori macro segnalino da diversi mesi una condizione economica recessiva/stagnante, è lecito aspettarsi che le autorità a ciò deputate taglino il costo del denaro e/o adottino politiche fiscali espansive; parimenti, è lecito aspettarsi che diverse società taglino le loro stime sui ricavi e che gli investitori procedano ad un riposizionamento sui mercati, in cerca di relativa maggior sicurezza normalmente vista nelle large caps ed in alcuni bonds sovrani. L'impatto delle news sui prezzi, varia a seconda del tipo di asset: ad esempio, se una banca centrale tagliasse i tassi, il valore dei bonds aumenterebbe, mentre la valuta si deprezzerebbe; per le società sussistono elementi di complessità maggiore, potendo beneficiare dal taglio dei tassi ma anche soffrire ed astrattamente altresì beneficiare di un indebolimento valutario. Tuttavia, in termini di liquidità, volumi e volatilità, nel breve termine, la reazione è generalmente di incremento per tutte le asset classes. Diversi studi (Balduzzi, Green, Remolona et. al.) hanno messo in evidenza come la reazione agli annunci macro, sul versante dei bonds, tenda ad essere più forte in corrispondenza di scadenze più lunghe e come questa situazione possa dirsi verificata per la maggior parte degli annunci ad eccezione di CPI e PPI, rispetto ai quali, in presenza di una maturità > 5 anni possono dirsi costanti. Un altro studio degli autori ha dimostrato anche come i bonds (statunitensi nel caso di specie) maggiormente impattati dagli annunci, siano quelli con scadenza a 10 anni, seguiti da quelli a 2 anni, dai bill a 3 mesi e da quelli a 30 anni, in ragione della differente relazioni tra natura dei dati resi pubblici ed aspettative di breve/lungo termine.
Chaboud, invece, ha dimostrato come news riportanti dati ufficiali differenti da quelli attesi, per GDP e NON-FARM PAYROLLS, producano i maggior movimenti, anche del dollaro rispetto a tutte le altre valute. La circostanza che vede le macro news essere rigidamente calendarizzate, permette di prevedere -con ragionevole accuratezza- le variazioni di volumi legati agli annunci, spesso rappresentate da incrementi di breve termine. Non tutte le notizie -in base a quanto evincibile da alcuni studi- hanno la stessa capacità di muovere i volumi; quelle più significative riguardano GDP, Tassi delle Banche Centrali, i Non-Farm Payrolls, PPI, Trade Balance, Retail Sales, Unemployment Rate, E' da notare anche come, a partire da un'ora prima delle releases, i volumi vivano una contrazione in quanto i traders vanno in modalità “wait and see”; subito dopo (con latenze oramai millesimali) invece i volumi crescono vertiginosamente, restando elevati per periodi che vanno -in genere- dai 45 minuti alle 2 ore e mezza. Anche il bid/ask spread tende ad aumentare poco prima degli annunci, per raggiungere un picco proprio nell'ora fissata per la release, per poi restringersi -in costanza, però, di livelli di più elevati del solito- in un arco temporale che va da mezz'ora alle due ore successive all'annuncio. Importante si rileva altresì l'analisi dell'effetto delle news sulla volatilità di breve termine, spesso più significativa delle variazioni volumetriche. Infatti, parte della volatilità può dirsi sicuramente riconducibile agli aggiustamenti di mercato legati al contenuto informativo immesso tra gli investitori tramite l' annuncio; un'altra parte, può invece essere connessa ad improvvise variazioni volumetriche e di liquidità; ad ogni modo, può considerasi pienamente provato l'incremento della volatilità in prossimità dell'annuncio, persistente anche in fasi di durata maggiore ad un'ora, prima del ritorno verso valori medi.

Passiamo adesso alle corporate news.
Le corporate, sono maggiormente connesse ad assets specifici pur potendo la stessa notizia influenzare trasversalmente aziende differenti da quella oggetto dell'informazione ma appartenente allo stessa industria, settore, supply chain. Gli annunci più importanti, come sicuramente saprete, sono quelli attinenti agli utili aziendali ed un'effervescente attività di mercato è ben visibile già nei 10 minuti antecedenti all'annuncio, in ragione della pluralità di fonti informative alle quali i vari traders attingono. Relativamente alle azioni, il condizionamento generato dalle news può farsi sentire anche per mesi. Diversi studi, dimostrano come gli effetti di maggior portata coincidano proprio con il giorno dell'annuncio, pur potendo essere osservate inversioni -contenute nelle dimensioni- nei 6-10 giorni successivi, specie in caso di bad news. C'è da dire che, le reazioni degli operatori -quindi del mercato- tanto alle bad quanto alle good news, differiscono a seconda della fonte informativa sulle quali appaiono, così come le società colpite da eventi “negativi” oggetto di diffusione presso il pubblico, tendono a sotto performare rispetto ai propri competitors, circostanza non verificabile con le società omologhe le cui bad news non siano oggetto di diffusione presso il pubblico mostranti, invece, capacità di invertire l'andamento sul mercato azionario, nel mese successivo al giorno interessato dall'evento. Movimenti minori, nelle fasi successive all'exploit, caratterizzano invece le good news, così come i cambiamenti del prezzo sono molto più pronunciati per le società più piccole e/o meno liquide. Uno dei fattori che rende gli annunci corporate differenti da quelli macro, è l' estrema variabilità delle date in cui gli annunci vengono diffusi, variabilità che spesso si trasforma in ritardi -rispetto alle date fornite dalle stesse società- legati alla circostanze che ad essere oggetto di diffusione, saranno verosimilmente bad news; alcuni studi mostrano come maggiore è il ritardo nella pubblicazione dei reports rispetto al giorno originariamente preventivato, maggiore è la probabilità che questo sia legato a cattive notizie, molto spessp riguardati la comunicazione di perdite. Alcune ricerche, mostrano la caduta media di un centesimo per azione, al disotto del consensus oggetto di previsioni, per ogni giorno di ritardo registrato rispetto alla data attesa per l'annuncio. Inoltre, in aggiunta alle perdite, è possibile notare che la reazione del mercato varia in ragione della misura del ritardo registrato: le aziende che diffondo i loro pessimi risultati con un lag consistente, si rendono protagoniste di andamenti peggiori rispetto a quelli fatti segnare dalle loro omologhe riportanti le bad news, entro i termini previsti.
Con riguardo ai volumi, le news conducono a notevoli incrementi di breve termine; alcuni studi, quale quello di Ranaldo, mostrano forti incrementi contemporanei anche nel numero di trades. Wael, invece, ha riscontrato aumenti volumetrici, tanto per le bad quanto per le good news, contenuti ma costanti sino a 30 minuti prima della release. Tuttavia, quelli più rilevanti sono concentrati nei 10 minuti antecedenti l'annuncio. Alcuni mercati, come quello azionario spagnolo, hanno mostrato molte similitudini: nello specifico è stato riscontrato come sia i volumi negoziati, sia la frequenza degli scambi, tenderebbero ad aumentare in maniera insolita, a partire da 3 ore prima dell' annuncio, con ulteriore spinta dimensionale in corrispondenza della diffusione della notizia, persistente per il resto del trading day. Relativamente ai mercati azionari a stelle e strisce, sarebbe possibile notare, secondo alcuni studi, effetti accrescitivi sui volumi anche per 15 giorni posteriori alla breaking news, laddove gli stessi si assottiglierebbero progressivamente e lentamente, ove precedano annunci sugli utili, temporalmente programmati; per gli annunci non programmati -come downgrades ed acquisizioni- i volumi mostrerebbero una verve espansiva abbastanza marcata nei giorni precedenti.
Con riguardo all'effetto delle corporate news sulla liquidità dei titoli, disponiamo di un quadro meno chiaro: alcuni studi dimostrano come questa aumenterebbe in prossimità degli annunci, mentre secondo altri avverrebbe il contrario. In realtà, la situazione sembra essere caratterizzata da mutevolezza al variare delle aree geografiche e quindi dei mercati:
  • sul mercato spagnolo, secondo gli studi condotti da Abad, Sanabria, Yague, in prossimità degli annunci non si osserverebbero grandi variazioni inerenti il bid/ask spread e la profondità del book di negoziazione, anche se nei 90 minuti successivi sarebbe possibile notare un restringimento dello spread ed un incremento della profondità, prima del ritorno alla normalità;
  • sul mercato francese, secondo gli studi condotti da Wael, la situazione non sarebbe molto diversa da quella di cui al punto precedente, eccezion fatta per l'incremento dello spread nei giorni immediatamente precedenti gli annunci;
  • secondo Kazuisha e Otagawa, con riguardo a quello giapponese, sarebbe possibile osservare una riduzione dello spread sia prima che dopo gli annunci trimestrali;
  • Gomber, Schweickert e Theissen, usando la Xetra Liquidity Measure (XLM), con riguardo a quello tedesco, non avrebbero rilevato variazioni di notevole entità, eccezion fatta con riguardo alle azioni non quotate sul DAX per le quali, nei 15 minuti successivi alla diffusione della news, sarebbe stato possibile osservare un XLM Cost in salita del 3%, laddove quelle quotate nel DAX avrebbero sperimentato variazione -di uguale portata- ma di segno opposto;
Alcune differenze possono essere connesse agli elementi microstrutturali dei mercati osservati: ad esempio, quelli in cui la liquidità è fornita da market makers o specialisti, possono presentare incrementi di spreads in prossimità degli annunci, in quando i dealers tenderebbero a minimizzare i costi legati del trading derivanti dai trades conclusi con operatori maggiormente informati; questo problema potrebbe essere superato tramite una maggiore concorrenza tra liquidity providers. In alcuni mercati, la liquidità potrebbe essere trasferita verso le dark pools o annidata negli hidden orders: ad esempio Chakrabarty e Shaw, hanno dimostrato come tanto il numero quanto la size media degli hidden orders tenderebbero ad aumentare in prossimità degli annunci, mantenendo livelli maggiorati nei 7 giorni successivi. Un incremento di liquidità successivo ad un annuncio, può suggerire una riduzione delle asimmetrie informative tra traders. Un studio condotto sulle azioni francesi da Lakal, ha scoperto che l'incertezza sulle previsioni degli utili tenderebbe ad innescare un incremento degli spreads, conducenti ad una contrazione della liquidità disponibile e viceversa. Wael, invece, ha notato che l'impatto immediato generato dalla news sulla liquidità, dipenderebbe dal tipo di informazione contenuta: gli annunci in linea con le attese, vedrebbero un'immediata riduzione degli spreads, i quali invertirebbero la tendenza per risalire a livelli normali nell'arco di 90 minuti; quelli inattesi richiederebbero più tempo per reagire. Anche in tal caso occorre differenziare: in caso di notizie positive, gli spreads tenderebbero alla normalità in circa 30 minuti, a partire dalla diffusione delle news; in caso di notizie negative, gli spread impiegherebbero un'ora per ritornare in condizione di equilibrio. In maniera non dissimile, le notizie inattese sembrerebbero causare un allargamento degli spreads nella mezz'ora anteriore agli annunci; gli effetti, ancora una volta, subirebbero un'amplificazione nel caso di bad news.
Un'altra ricerca, condotta da Libby ed altri, hanno mostrato come movimenti di più ampia portata siano rinvenibili negll'ambito degli annunci trimestrali, anziché annuali; Niranjan, Affleck, Graves, Callahan, affermano invece che, le aziende con una prevedibilità dei ricavi minori presenterebbero spreads consistentemente più elevati, in particolar modo nel giorno degli annunci. Abad e Yangue (seppur con riguardo al solo mercato azionario) hanno osservato come gli annunci overnight, contribuirebbero a migliorare la liquidità nella successiva apertura, laddove quelli intraday produrrebbero effetti migliorativi in in circa 90 minuti a partire dalla diffusione delle news.. Gli stessi hanno notato come le aziende azionarie spagnole, tendano a preferire le news intraday in caso di utili sotto le attese.