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venerdì 17 luglio 2015

PERCHE' VENDO ALLO SCOPERTO DEUTSCHE BANK - STORIE DI ORDINARIO GAMBLING FINANZIARIO: ECCO COME DEUTSCHE BANK EVITO' IL BAILOUT GOVERNATIVO PT.2

Come dicevo nella prima parte, i derivati non sono mai a rischio zero. Infatti, nel 2012 il Financial Times pubblicò una notizia nella quale si paventava che DB avesse nascosto 12 miliardi di dollari di perdite maturate nel corso della crisi subprime related, al fine di evitare di incorrere in un bail-out governativo. A cantarsela furono 3 dipendenti -poi divenuti ex dipendenti- deputati ad interfacciarsi con le autorità di controllo. Più nello specifico, il FT asseriva -secondo quanto dichiarato dai quegli impiegati- che l'attività di occultamento fosse stata portata avanti per il tramite di una erronea sopravvalutazione di una gigantesca posizione detenuta in complesse strutture di derivati, note col nome di Leveraged Super Senior Trades. I tre dipendenti -secondo quanto scritto all'epoca dal noto giornale finanziario- affermarono che se il valore dei derivati -aventi un nozionale pari a 120 miliardi di dollari canadesi- fosse stato iscritto in bilancio correttamente, il capitale della banca sarebbe sceso a livelli molto pericolosi nel corso della crisi finanziaria. Invece, sempre secondo i dipendenti, i traders dell' istituto decisero di non riportare il valore mark-to-market della perdita, col consenso degli organi esecutivi. Piccola nota di colore: quando i dipendenti della DB avanzarono alla SEC -nel 2012- le loro perplessità sulla gestione dei derivati in portafoglio, trovarono quale responsabile delle indagini un certo Robert Khuzami (il quale dichiarò l'esistenza del conflitto di interessi), precedentemente responsabile della compliance presso DB. A parte questo, Eric Ben-Artzi risk manager presso la banca, venne licenziato tre giorni dopo aver depositato un documento legale presso la SEC sull'argomento; Matthew Simpson -senior trader presso la DB- lasciò la banca (con un accordo transattivo di $900.000) dopo aver esposto i propri dubbi sulla correttezza del processo valutativo di alcune posizioni in derivati; il terzo canterino invece è rimasto anonimo. A questo punto, qualche lettore potrebbe chiedersi: perché ci racconti questa storia del 2012? Per tre motivi, due dei quali strettamente connessi:
  1. nonostante la DB respinse le accuse, un mese e mezzo fa circa, la SEC ha sanzionato proprio quelle condotte;
  2. molto probabilmente o comunque, secondo la versione dotata di maggior credito anche presso gli esperti della materia, quei giochi di prestigio contabile  consentirono alla DB di evitare il salvataggio governativo.
  3. ritengo che la DB rappresenti il potenziale fulcro di una grave crisi bancaria/finanziaria di matrice europea, destinata a scoppiare in un tempo a noi non molto distante.  
Di seguito, andrò ad esporre brevemente alcuni elementi chiave della vicenda che esamineremo, in maniera approfondita, nei prossimi posts.

Il tema, come detto, riguarda la sopravvalutazione di alcun trades, noti come Leveraged Super Senior (LSS), avvenuta durante la crisi finanziaria ed alla base di una rappresentazione documentale delle effettive condizioni finanziarie non corretta, con riguardo al bilancio finale del 2008 nonché alle comunicazioni societarie del primo trimestre del 2009. I trades LSS in questione, avevano un valore nozionale di 120 miliardi di dollari o se si preferisce di 98 miliardi di dollari USA, riflettendo la protezione creditizia che DB acquistò da controparti canadesi. Inizialmente le compravendite avvenivano a leva 11, il che significava che le controparti canadesi fornivano-complessivamente collaterale pari a circa il 9% dei trades o approssimativamente ad 8,5 miliardi di dollari. A seguito di una ristrutturazione operativa conclusasi nel primo 2009, la leva sui trades fu parzialmente ridotta con corrispondente incremento di collaterale, portato ad un totale di 16,6 miliardi di dollari, in aggiunta ad un margine, finanziato da DB per circa 2 miliardi di dollari. Il fatto che i trades fossero a leva, creò il rischio che il valore nozionale complessivo dell'operazione condotta da DB, eccedesse il valore del collaterale e dunque esponesse DB al “Gap Risk”. Essendo protection buyer, i LSS trades della BD aumentarono di valore al deteriorarsi dei mercati nel corso della crisi finanziaria. Tuttavia, all'aumentare del valore dei trades, cresceva anche il Gap Risk patito dalla DB sugli LSS. L'istituto tedesco utilizzò una varietà di metodi nel tentativo di misurare il valore del Gap Risk nel corso di quel periodo. Dall' inizio del 2008, le mutevoli metodologie di misurazione del Gap Risk, produssero quale unico risultato quello di ridurre costantemente il valore che la Deutsche gli assegnava. Ancor di più, dall' Ottobre 2008 in poi, DB non tentò più di aggiustare il valore del Gap Risk patito negli LSS trades, attribuendogli -direttamente- un valore pari a zero dollari. Da qui, la possibilità di affermare -senza timore di essere smentito- che in quella circostanza, i deficitari controlli interni, contribuirono a far sì che DB mancasse di valutare correttamente il Gap Risk, con conseguente erronea rappresentazione documentale delle proprie condizioni finanziarie.
Vi ricordo che DB ha un'esposizione nozionale su derivati pari ad oltre 52 trilioni di euro.