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martedì 28 luglio 2015

GLI INTERVENTI DELLA BANCA CENTRALE CINESE A SUPPORTO DIRETTO DELLA BORSA MOSTRANO TUTTI I LORO LIMITI.

Potete trovare qui un post precedentemente dedicato alla Cina. 
Cari amici, in questo breve post ed in alcuni futuri vorrei provare a dire due parole sulla situazione cinese. In questi giorni, mi è capitato di leggere e sentire alcune opinioni secondo le quali, il movimento ribassista vissuto di recente dai principali indici cinesi (CSI-300 e SHCOMP) sarebbe stato frutto di un' eccessiva sfiducia materializzatasi a seguito della pubblicazione del dato inerente la contrazione Y/Y dei profitti societari, pari allo 0,3%. I commentatori, inoltre, segnalavano come la rapida discesa dei corsi azionari fosse ingiustificata in considerazione del duplice fatto che, anche laddove il PIL cinese dovesse in futuro rallentare, continuerebbe tuttavia a presentare tassi di crescita molto più elevati di quelli USA-UE e che, ad ogni modo, la PBOC (Banca Centrale Cinese) disporrebbe di tutti gli strumenti necessari a gestire il momento di panico.


Ora, come tutti ben saprete, la Banca Centrale Cinese, al fine di contenere il panic selling ha deciso di intervenire in qualità di prestatore di ultima istanza a favore dei vari operatori costituenti il tessuto del mercato borsistico e/o come acquirente di ultima istanza (buyer of last resort). 
La prima ipotesi, contemplante il prestito -per il tramite delle banche e/o dello shadow banking- di somme agli operatori di mercato (brokers ad esempio) che a loro volta li hanno girati ai traders ed agli investitori già destinatari di un margin call, generale viste le dimensioni della caduta, per la realizzazione di operazioni a leva, con il rischio che l'equity e/o i collaterali necessari all'uso della leva siano stati reperiti -a loro volta- a leva, è servita -in un contesto da anni over leveraged- come quello Cinese, soltanto a spostare più avanti -ingigantendola- la resa dei conti sul versante leva/shadow banking. Tramite la seconda ipotesi, volta di fatto a creare una bid side “artificiale” sostitutiva di quella “naturale”, scomparsa dal mercato nel corso del crollo, la PBOC ha inteso arrestarne la caduta, acquistando una parte delle azioni messe in vendita; l'acquisto, a sua volta, avrebbe dovuto stabilizzare il mercato, invogliando gli investitori -i quali avrebbero nel frattempo considerato superato il rischio di una contrazione ulteriore dei prezzi- a rientrare nel mercato e dunque a ricostituire la bid side “naturale”. Quindi, le ipotesi operative scelte dalla Banca Centrale Cinese, avrebbero dovuto, indirettamente nel primo caso e direttamente nel secondo, far rientrare sulla bid side tutti coloro i quali ne erano usciti, sulla sola base della fiducia da questi riposta nel blocco della discesa dei prezzi a seguito dell'intervento della Banca Centrale, tralasciando valutazioni intrinsecamente più razionali ruotanti su P/E, ricavi, utili e via discorrendo. Una volta rimpolpata la bid side naturale, la Banca Centrale si sarebbe posizionata sull' ask side, vendendo loro le azioni acquistate poco prima. Tutto perfettamente valido in teoria. In pratica, no. Nel lasso di tempo intercorrente tra l'inizio della discesa e l'intervento della PBOC, qualche trilione di dollari di controvalore è andato in fumo e la psicologia degli investitori è passata da Risk-On a Risk-off. Nel momento in cui i venditori avvertono, percepiscono, che il valore degli assets viene manipolato al rialzo dalla Banca Centrale, si rendono -automaticamente- restii a passare dall'ask side alla bid side, ritenendo non affidabile il processo di price discovery vissuto sul mercato, proprio a causa dell'ingombrante presenza dell'istituto di credito centrale. Ad un certo punto, la Banca Centrale dichiara concluse le operazioni di acquisto; nel contempo, gli acquirenti non si fanno vivi ed i venditori, presi ancor di più dal panico proprio per il contestuale blocco degli acquisti e della scomparsa degli acquirenti, decidono di vendere il prima possibile (dove prima spesso fa rima con peggior prezzo possibile per il venditore) ed uscire dal mercato, che in virtù delle descritte inerzie delle market sides, continua a scendere o comunque a non risalire. Quindi, intervenendo sulla bid side per tirare su i prezzi delle azioni, la Banca Centrale non ha fatto altro che fornire false informazioni agli investitori sul valore delle azioni: fornire false informazioni, significa distorcere il processo di price discovery; distorcere il processo di price discovery significa danneggiare la fiducia degli investitori nella struttura del mercato. Fornite le false informazioni, distorto il processo di price discovery, danneggiata la fiducia nella struttura di mercato, il mercato in quanto tale non esiste più; rimane, però, un bel casinò.