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lunedì 6 luglio 2015

QUELLA VOLTA IN CUI L'ALGORITMO DELLA GOLDMAN SACHS SI RIBELLO' AL SUO CREATORE, SPINGENDO LA BANCA ED IL MERCATO DELLE OPZIONI USA AD UN PASSO DAL TRACOLLO. L'ERRORE DI CONFIGURAZIONE PT. 3

Goldman, lie to me.
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Il server di esecuzione che gestì i ranges A-H- ed L-Z era connesso, nel Settembre 2012, all' order router. Il processo di connessione riguardava il “setting” o “configuring”di alcuni valori del software del router, deputati al controllo delle modalità di trattamento degli axes da parte del router stesso. Gli ordini errati su opzioni, inviati da GSCO il 20 Agosto 2013, furono il risultato di un' errata configurazione dell'order router, che codificò gli ordini transitanti per il tramite del server responsabile del range I-K come ordini a mercato, piuttosto che come axes. Il lavoro di configurazione era svolto da un dipendente della Misson Control, il quale non comprese pienamente i tecnicismi legati all'order flow delle nuove opzioni axes, al tempo dell' esecuzione del setting. Inoltre, l'attività di questo impiegato non fu sottoposta ad alcun controllo da parte dell' Eq-Dat Team o da parte di qualsiasi altro responsabile della GSCO, né fu mai oggetto di policies scritte inerenti la gestione delle modifiche software. In aggiunta, il personale Eq-Dat che testò il nuovo sistema di order flow durante la settimana antecedente il 20 Agosto, inviò axes prova per il tramite del server di esecuzione che gestiva i ranges A-H ed L-Z -i quali erano configurati correttamente- ma non per il tramite di quelli gestenti la serie I-K. Di conseguenza, quei tests non rilevarono l'errore di configurazione. Successivamente alla chiusura del mercato, il 19 Agosto 2013, un dipendente dell'unità Eq-Dat attivò la funzione di generazione degli axes per GSCO, consentendo perciò l'innesco della generazione dell'order flow per il day trading successivo (prima dell'apertura del mercato). Tuttavia, nonostante informare gli altri responsabili dei cambiamenti in atto fosse considerata best practice presso GSCO, Eq-Dat non informò nessuno della Mission Control –l'unità responsabile del monitoraggio dei sistemi cruciali dell' equity trading- circa il fatto che l' axe order flow avrebbe avuto inizio il 20 Agosto, né all' Eq-Dat detto adempimento era richiesto da policies o guidelines scritte, interne a GSCO.
Il Sigma Options Order Matching System di GSCO, contempla la presenza di price checks volti a prevenire l'immissione sui mercati di options orders errati. Quei price checks erano basati sui bid/ask prices del tempo, per ogni serie di opzioni quotate. Il 20 Agosto 2013, per le opzioni con un bid/ask price < $1,00, la banda di prezzo era pari al +/-100% del NBBO corrente; per quelle con un bid/ask price $1,00, la banda di prezzo era pari al +/- 50% del NBBO corrente. In data 20 Agosto 2013, però, nel corso delle orario di pre-market, Sigma Options utilizzò un price check di “default”, consentente la trasmissione degli ordini di opzioni aventi un prezzo qualsiasi > di $0,01 e < di 1,5 volte il più alto prezzo di chiusura del giorno precedente, tra le opzioni quotate.
GSCO, inizialmente, implementò questo price check nel Giugno 2011, in anticipo rispetto all'entrata in vigore della Rule 15c3-5, utilizzandolo sia per il Sigma Options System, sia per i trading systems utilizzati dai clienti del DMA della GSCO. La decisione della banca di utilizzare un default price check era basato su di una carenza di informazioni sui bid/ask prices nel corso della fase del pre-trading, nonché sulla preoccupazione che l'impiego di prezzi di chiusura del giorno precedente come punti di riferimento option-by-option, avrebbe potuto determinare un non motivato rigetto di ordini ragionevolmente prezzati. Dopo che questo price collar fu predisposto nell'estate del 2011 e prima del 20 Agosto 2013, il default price collar che GSCO utilizzò durante le ore di pre-market, consentì agli ordini errati di andare a mercato in numerose occasioni. Specificatamente, tra il Novembre 2011 ed il 20 Agosto 2013, ci furono almeno tre episodi, in cui i clienti DMA di GSCO inoltrarono options orders erronei nel corso del pre-market period. Ciononostante, nessuno di questi incidenti suggerì alla Goldman di valutare l'opportunità di aggiustare i parametri di default del price check.
La Goldman disponeva anche di numerosi circuit breakers volti a prevenire gli ordini errati. I circuit breakers finalizzati a prevenire trades su opzioni erroneamente prezzate, sono basati sul tasso di messaggi elettronici in uscita (ordini, cancellazioni, sostituzioni), inviati dalla banca ad un mercato in un intervallo di tempo pari ad un minuto. Quando un particolare livello di messaggi verso un mercato è violato, tutti gli ordini successivi in attesa di essere inviati verso quel mercato specifico, vengono automaticamente bloccati sino a quando un dipendente della Goldman disattiva il blocco. Il Mission Control Team riceve notizia dell'innesco di un circuit breaker e solo il suo personale ha la possibilità di disattivare un blocco consequenziale alla sua attivazione. Tuttavia, le policies scritte sui circuit breakers del Mission Control Team, richiedevano che il proprio personale ottenesse l'autorizzazione alla disattivazione del blocco per l'order flow delle opzioni da parte dell' Eq-Dat Team. Questo era responsabile per i sistemi tecnologici strategici nella gestione del flusso di ordini relativo alle opzioni. Prima del 20 Agosto 2013, l' Eq-Dat Team non aveva nessuna guideline scritta riguardante la disattivazione del blocco legato all'innesco del circuit breaker. In più di un'occasione, antecedentemente al 20 Agosto 2013, il personale dell' Eq-Dat diede l'ordine a quello del Mission Control di disattivare il blocco da circuit breaker per le opzioni, poco dopo la notifica al primo da parte del secondo dell'avvenuto blocco, mentre l'Eq-Dat stava ancora investigandone le cause d'innesco (e comunque solo dopo che il personale dell' Eq-Dat aveva sviluppato -in maniera palesemente avventata- la convinzione che il blocco -probabilmente- non si sarebbe ripresentato).
Continua...