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domenica 16 agosto 2015

LA DARK SIDE DEL TRADING. LO SCANDALO ITG, IL PROGETTO OMEGA E GLI HIGH FREQUENCY TRADERS CHE NON PERDONO MAI – INTRODUZIONE- CON DIGRESSIONE STORICA SULL'ORIGINE DEL FRONT RUNNING.

In data 12 Agosto 2015, la SEC ha annunciato che la ITG Inc. (Broker quotato sul NYSE) e la sua affiliata AlterNet Securities hanno accettato di pagare -complessivi- $20,3 milioni di dollari al fine di regolare la rispettive posizioni disciplinari, a seguito delle accuse di aver operato per il tramite di un trading desk segreto e di aver utilizzato le informazioni riservate inerenti il trading condotto dai loro clienti nella Dark Pool POSIT.
Infatti, nonostante ITG (Investment Technology Group) avesse pubblicamente reso noto -quindi dichiarato ufficialmente- di essere un mero broker “agency-only” i cui interessi non si ponevano in contrasto con quelli dei propri clienti, ha di fatto gestito, per più di un anno, un -non dichiarato- proprietary trading desk, conosciuto col nome di “Project Omega”. Inoltre, mentre ITG affermava di proteggere le trading informations confidenziali dei clienti della propria Dark Pool, Project Omega -durante un periodo complessivamente pari ad 8 mesi- ha invece avuto accesso ai live feeds degli ordini e delle informazioni di esecuzione dei suoi clienti, entrambi impiegati per l' implementazione di strategie di trading algoritmico ad alta frequenza, anche finalizzate a prendere posizione contro i medesimi clienti serviti dalla sua Dark Pool, chiamata POSIT.
ITG ha riconosciuto le proprie responsabilità e pagherà una somma di $ 2.081.034 (il totale dei ricavi generati dal Progetto Omega), a cui si sommano gli interessi legali, pari a $ 256.532,00, nonché una sanzione pari a $ 18.000.000, rappresentante la più severa mai irrogata dalla SEC nei confronti di un ATS (Alternative Trading System).
Sostanzialmente, il broker statunitense ha creato un proprietary trading desk segreto ed utilizzato scorrettamente le informazioni -altamente confidenziali- contenute negli ordini e ricavate dal trading dei propri clienti, a proprio esclusivo vantaggio, abusando della loro fiducia.
Vediamo di seguito alcune delle caratteristiche più rilevanti di Omega, il cui approfondimento -unitamente alla trattazione di altre tematiche- riservo ai prossimi posts.
  • Project Omega negoziò un totale di circa 1.3 miliardi di azioni, comprensive di circa 262 milioni di azioni negoziate con ignari clienti, all'interno della sua Dark Pool.
  • Project Omega utilizzò una strategia di trading algoritmico chiamata “Facilitation Strategy”, tramite la quale eseguì trades basati sulle informazioni acquisite in tempo reale, concernenti gli ordini che i suoi clienti “sell-side” (brokers e/o brokers-dealers) inviavano agli algoritmi di ITG per la gestione.
  • Project Omega accedeva al feed, connettendosi ad una software utility utilizzata dai sales and support teams di ITG. Di conseguenza, i membri del progetto avevano una view real-time degli ordini che venivano piazzati dai clienti tramite gli algoritmi di ITG.
  • Dall' Aprile al Dicembre 2010, la Facilitation Strategy fu strutturata per rilevare gli ordini dei clienti “sell-side” gestiti da ITG. Sulla base di quelle informazioni, Project Omega apriva posizioni sui mercati lit, ponendosi sulla stessa side degli ordini rilevati poco prima, per poi chiudere queste posizioni in POSIT quale controparte dei quindi tradando contro gli ordini dei propri clienti. Impiegando tale strategia, Omega cercava di catturare (con matematica certezza) l'intero “bid-ask spread” ricompreso all'interno del National Best Bid and Offer (NBBO) (Sul NBBO clicca qui, qui e qui).
  • Project Omega aveva accesso alle identità dei clienti della POSIT, utilizzando queste informazioni per identificare i clienti della sell-side e negoziare con loro nella Dark Pool, in connessione con la Facilitation Strategy.
  • Per poter lucrare l'intero “bid-ask spread” in connessione con la Facilitation Strategy, Project Omega necessitava che i clienti con cui tradava in POSIT fossero configurati per poter negoziare “aggressivamente”, in modo tale che essi potessero “crossare lo spread -clicca qui allorquando tradavano -in controparte- con Project Omega. In tal senso, Omega adottò delle misure volte ad assicurare che i clienti della sell-side fossero configurati per operare “aggressivamente” in POSIT.
  • Un'altra strategia primariamente in uso al Progetto Omega, chiamata “Heatmap Strategy”, riguardante l'operatività su mercati diversi da POSIT, poggiava sul live feed delle informazioni confidenziali inerenti i trades condotti dalla clientela in altre Dark Pools. Settato sulla base di quelle esecuzioni, l'algoritmo del Project Omega Heatmap era istruito per aprire, sui mercati lit, posizioni su determinati titoli al bid/ask price ivi quotato, per poi chiuderle al midpoint o miglior prezzo (miglior prezzo per ITG) nelle Dark Pools esterne dove i clienti avevano ottenuto l'esecuzione al midpoint. L'obiettivo di questa strategia era quello di guadagnare l' “half spread” o qualcosina in più, orientando la propria operatività alla luce della conoscenza dei trades eseguiti dai clienti di ITG. (Sul midpoint clicca qui).
  • ITG è stata ritenuta responsabile delle violazioni delle Sections 17(a)(2) e (3) del Securities Act del 1933 e delle Riules 301(b) (2) e 301(b)(10) delle Regulations ATS.
In realtà, scovando in un passato non molto remoto, possiamo risalire alle origini, alle radici sociologiche del front-running, come sempre alimentato, generato da grandi trasformazioni tecnologiche interessanti l'architettura dei mercati. Ne avevo già parlato qui, ragion per cui mi limiterò ad integrare quel contributo con qualche aneddoto. Erano gli anni '80 e più precisamente il 1986; gli anni di Peter Lynch, Warren Buffett, Gordon Gekko & C. Il NYSE era il centro del mondo finanziario, il cui floor costituiva terreno di battaglia per un gruppo selezionato di insiders, i quali negoziavano le azioni i cui prezzi venivano aggiornati sul consolidated tape (clicca qui) con un certo ritardo rispetto alle esecuzioni dei trades; in altri termini, il NYSE somigliava ad una grande Dark Pool. In linea teorica, pur potendo le altre venues (come il Nasdaq) negoziare le azioni quotate sul NYSE e viceversa, ciò raramente accadeva in ragione del fatto che gli specialisti del NYSE occupavano una posizione monopolistica nel loro mercato, forti degli alti volumi scambiati, quindi in grado di offrire prezzi migliori compensati, però, dall'applicazione di ricche commissioni oltre che dalla possibilità -dicevano le malelingue- di sfruttare le “insights” per praticare un front-running costante rispetto agli ordini dei loro clienti (se l' Hedge Fund “X” vuole acquistare un grosso quantitativo di azioni, forse è meglio acquistarne -prima- un po' per me, avrebbero potuto pensare uno “specialista”.).
Dopo il Black Moday del 19 Ottobre 1987 (clicca qui), alcuni figure mitologiche (nel bene e nel male) della Wall Street di quegli anni (Harvey Houtkin, Sheldon Maschler, Joshua Levine) decisero di fare del front-running sistematico, attuato tramite l'uso di computers dotati del Nasdaq Level II Workstation Software, consentente l'accesso diretto alle best quotes dei market makers e quindi rappresentanti gates conducenti verso il SOES, la loro miniera d'oro. Le azioni del Nasdaq venivano offerte ed acquistate da più market makers concorrenti, in risposta agli ordini inseriti manualmente proprio per il tramite delle Workstations; alcune quotazioni venivano aggiornate più spesso, quindi più rapidamente, altre meno. Sfruttando tali latenze, grazie all'uso del SOES, poteva essere generato un considerevole ammontare di profitti: ad esempio, allorquando l'ask price della IBM passava da $40,00 a $402/4 (all'epoca le azioni venivano prezzate così) ed il bid price passava da $393/4 a $401/4, alcuni market makers non riuscivano (all'epoca c'era molta molta meno automazione e molta più manualità) ad aggiornare altrettanto rapidamente le proprie quotazioni (anche perché seguivano contemporaneamente l'andamento di 30-40 titoli), continuando ad offrirle in vendita al prezzo di $40,00. Tutto questo, significava che, per alcuni istanti, sul tavolo da gioco erano disponibili bigliettoni verdi che attendevano di essere intascati da qualcuno. Perché? Perché un market maker stava vendendo azioni al prezzo di $40,00 mentre un altro era disposto ad acquistarle a $40 ed ¼, il che significa che i traders aventi competenze avanzate nell'uso del SOES avrebbero potuto guadagnare (con matematica certezza) un quarto di dollaro per singola azione a discapito del market maker rivelatosi più lento nell' aggiornamento delle quotazioni, acquistando da questo qualche migliaio di azioni che avrebbero rivenduto qualche secondo dopo al market maker che aveva aggiornato il bid price, portandolo a $ 40 dollari ed ¼. Da un punto di vista culturale, si trattava di un front-running generato dall'opposizione (di Joshua Levine tra tutti) al ruolo centrale occupato dai middlemen sui floors del Nasdaq e del NYSE; questi, a loro volta, combattevano i “SOES Bandits” per una semplice ragione: il profitto da essi realizzato equivaleva, simmetricamente, ad una perdita subita dagli intermediari, dal momento in cui gli stessi specialisti avrebbero potuto vendere le azioni ad un prezzo maggiore o acquistarle per uno minore. Il SOES costrinse i market makers a praticare una maggiore attenzione sulle azioni negoziate. In realtà, era molto complicato, in ragione della mole di titoli seguiti contemporaneamente senza alcun sistema informatico efficiente, laddove Maschler &C., potevano concentrare l'attenzione sulle quotazioni di una manciata di titoli e praticare il front-running numerose volte al giorno, conseguendo profitti -pressoché certi- inquadrabili nell'ordine di qualche centinaia di migliaia di dollari daily.