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sabato 7 novembre 2015

LA POLEMICA DILETTANTISTICA RIGUARDANTE I MIEI POSTS SULL'ORO

Come forse saprete, da qualche giorno ho ripreso a trattare l'argomento “Gold”. Quale sarebbe lo scopo di questi posts (clicca qui e qui) ? Semplicemente quello di provare ad analizzare ciò che io considero piccole o grandi anomalie strutturali e delle dinamiche dei prezzi della commodity. Sono portartore di verità assolute? Ovviamente no, come già specificato nel primo dei due links.
La discreta diffusione avuta da questi scritti sui social networks, mi ha spinto a curiosare tra i commenti fatti dagli internauti. Ho trovato di particolare interesse i feedbacks qualificanti le mie asserzioni come bufale, in quanto molto utili a sottolineare l'abisso che intercorre tra il sottoscritto ed i traders o wannabe italiani medi autori dei commenti negativi, solitamente partecipanti a seminari a pagamento ove vengono spennati-non diversamente da quanto patito sui mercati- a mo' di gallinelle da brodo. Insomma, i soliti cacciatori di trading systems vincenti che da anni si ritrovano a sperimentare trading systems perdenti.
Coloro i quali dicono che la manipolazione del prezzo della commodity sia una bufala (il che è astrattamente possibile) commettono un triplice errore intellettuale:
  1. affermano con assoluta certezza che si tratti di bufala, senza riservarsi almeno l' 1% di possibilità che ad essere una bufala sia la loro asserzione; il sottoscritto, invece, riserva a se stesso -pressocché sempre- ampi margini di dubbio su tutto quanto osservabile nella vita quotidiana;
  2. affermano con assoluta certezza che si tratti di una bufala, senza citare alcun dato, alcuna informazione, alcuna notizia in grado di smentire i dati, le informazioni e le notizie da me riportate;
  3. mentre il sottoscritto cita studi elaborati dalle migliori università del mondo, alcuni dei quali acquistati sganciando qualche centinaia di euro (spendeteli anche voi ogni tanto 100 € per acquistare studi di qualità; non spendeteli solo per le scommesse sportive fatte nella speranza di ripianare qualche loss patita sui mercati) oppure notizie riportate dal Financial Times, da Bloomberg, dalla Reuters, dal Wall Street Journal, i wannabe italiani citano.... Ah già: non citano nulla. Zero.
Quanto da me scritto può -ovviamente- essere errato, ma qualora intendiate confutare il tutto e soprattutto qualora intendiate farlo con la sicumera che marchia a fuoco i buchi neri che avete in testa, potreste cortesemente citare dati di segno opposto a quelli forniti dal sottoscritto, provenienti da fonti dello stesso livello qualitativo di quelle da me indicate? Capisco bene che leggere i miei post sia per voi -ogni volta- un trauma: scrivo cose note -in Italia- allo 0,01% della parte di popolazione interessata alle tematiche da me trattate; cito studi di cui il 99,99% della popolazione ignora l'esistenza; faccio scarsissismo uso degli scarabocchi su grafici noti come analisi tecnica ed a voi tanto cara perché, da anni, vi hanno fatto credere che basti saper usare il righello per battere i mercati anche ove si ignori la differenza tra ricavi ed utile; tuttavia, cosa posso farci io? Non ho alcun interesse a convincervi della bontà delle mie tesi: non vendo trading systems, non vendo libri, non vendo corsi, non fornisco trading signals, non tengo seminari, non trombo le vostre donne. Scrivo per puro esercizio intellettuale, senza alcun intenzione di atteggiarmi a mentore di alcunché; mi limito a citare dati e studi di un certo rilievo, facendo talvolta affidamento sulla mia piccolissima esperienza operativa. E voi? Oltre a scaccolarvi dinanzi ad uno schermo riflettente i grafici del vostro conto real avente saldo pari a € 0,00 o quelli del conto demo che avete resettato una decina di volte in 10 giorni, cosa fate? Quali sono i vostri studi? 
Nei prossimi giorni, la terza parte.