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mercoledì 30 dicembre 2015

SMOG, RISCHI AMBIENTALI E CLIMATICI: MENO AMBIENTALISTI E PIU' FINANZA DI SETTORE. PT.1

Il 40% (punto in più o in meno, a seconda degli studi consultati) delle morti nel mondo, risultano legate o a fattori ambientali o a malattie causate dall'inquinamento. Al di là dei buoni propositi degli ambientalisti idealisti a targhe alterne, le uniche istituzioni in grado di incidere realmente sulla riduzione dell'inquinamento, agendo quali fattori di trasformazione sociale e culturale, non possono che essere i mercati creati a tal fine. Nel caso degli Stati Uniti, i “mercati dell'ambiente” non solo hanno contribuito a salvare centinaia di migliaia di vite, ma hanno altresì assunto il ruolo di drivers economici, di conduttori di un complessivo miglioramento della qualità della vita, di basi per la creazione di nuovi posti di lavoro e di propulsori dell'innovazione tecnologica. 
Intere porzioni di Cina, India, Africa, non hanno la possibilità di accedere né a sorgenti di acqua potabile né ad aria pulita; ciò accade perché tali risorse non hanno alcun proprietario. Infatti, la massimizzazione del profitto aziendale tende a considerare i soli costi operativi e non anche quelli sociali, con la conseguenza che sono prodotti molti più beni e servizi di quanti ne sarebbero realizzati ove l'inquinamento fosse internamente prezzato. Per combattere le esternalità negative, i rimedi messi in campo, sino ad ora, possono essere individuati nelle categorie dei limiti alle emissioni, dell'imposizione di modifiche ai processi produttivi, dell'imposizione di tasse, dell'elargizione di sussidi, delle -numericamente limitate- autorizzazioni “allowances” ad inquinare oltre la soglia massima stabilita ex lege. In particolar modo, l'emissione da parte di enti pubblici o privati di allowances limitate “cap” e trasferibili “trade” ha dato dato luogo al modello cap-and-trade, tramite il quale è stato possibile prezzare il diritto ad inquinare oltre una certa soglia. Tale processo di pricing, a differenza delle manifestazioni ambientaliste di piazza, ha portato alla creazione di un circolo virtuoso; infatti, ove il costo delle allowances fosse più alto di quello della tecnologia richiesta per ridurre o eliminare l'inquinamento, le compagnie si vedrebbero costrette ad installare la tecnologia richiesta; viceversa acquisterebbero le allowances, ripagando (direttamente o indirettamente) la collettività per il disturbo creato nell'inquinare. Quindi, oggi, di fatto, abbiano una nuova asset class: l'ambiente. Ambiente che va ad aggiungersi alle azioni, alle obbligazioni, al Forex ed alle altre commodities.
Pensate alle boiate degli ambientalisti buoni soltanto ad organizzare qualche manifestazione utile a creare disagi al traffico cittadino: ecco, ora pensate a qualcosa di utile, vale a dire alla finanza di settore che permette di combattere -realmente- le emissioni di anidride carbonica, le piogge acide, il riscaldamento globale, che tuteli la potabilità dell'acqua ed il diritto a pescare preservando l'ecosistema marino. Purtroppo, in Italia, siamo indietro anni luce: le espressioni massime del movimento ecologista italiano sono o post sessantottini alla ricerca di una rivoluzione da sognare o parlamentari italiani in cerca di una mazzetta da intascare, quindi parlare di commoditization (ovvero di trasformazione in commodities) dell'aria, dell' acqua delle catastrofi naturali e del rischio climatico, è una vera eresia. La trasformazione in commodities dei capitali sostenibili – le azioni delle società che vengono percepite come conducenti operazioni ambientalmente sicure e sostenibili- per il tramite del loro inserimento in indici appositamente creati, ha fornito agli investitori nuove vie di partecipazione a questi mercati. L'aria, l'acqua, le catastrofi ambientali, i rischi meteorologici e la sostenibilità, in futuro, dovranno essere trasferiti sempre più nelle asset classes del fixed-income, dell'equity, dell'equity-like ed il perché è facilmente intuibile. Soltanto combinando i 4 (e non i 2 tipicamente considerati) capitali esistenti -finanziario, fisico, umano e naturale- gli stati -per il tramite delle unità produttive dislocate sui rispettivi territori-riusciranno a costruire margini competitivi realmente importanti.
Migliorare la qualità dell'aria e dell'acqua è importante, ma spingere i mercati a risparmiare risorse lo è ancor di più. L'efficientamento energetico ed il miglioramento delle tecniche di produzione, espandono i rendimenti, non li riducono (basti vedere le proiezioni aventi ad oggetto l' IRR atteso da alcuni investimenti green). Pensiamo ai nascenti mercati dei “negawatts” e delle “negamiles”, ove l'energia risparmiata e le miglia non percorse, sono negoziate in quanto oggetto di precedenti risparmi tali da rendere i prodotti offerti molto più competitivi nel prezzo, grazie all'applicazione di nuove soluzioni ingegneristiche, logistiche o grazie all' implementazione di “solutions-economy business models” per il tramite dei quali ad essere offerto è il servizio anziché i beni strumentali all'utilità perseguita. I mercati naturali sottostanti a quelli finanziari propriamente detti, sono tanto importanti quanto trascurati. Molte banche, continuano ad impiegare enormi capitali in opere di grandi dimensioni come quelle concernenti il fracking del gas naturale. Questi progetti sono cresciuti e stanno crescendo alla luce di prezzi spot bassi, in realtà non riflettenti né i rischi né l'incertezza propria dell'impiego dei capitali in questo settore, né il valore della volatilità del prezzo del gas. In particolar modo, la volatilità è osservabile dalla attuazione di strategie straddle nel campo delle opzioni ed è probabile che aumenti qualora l'apparente carattere economico del prezzo al pozzo determinasse un incremento delle esportazioni di gas naturale liquefatto, i produttori del petrolchimico virassero su su gas ancora a più buon mercato ed il downstream sperimentasse il più tipico dei “colli di bottiglia”. Computandone la volatilità, il prezzo del gas deve essere considerato almeno pari al suo doppio al fine di poterlo raffrontare con le componenti energetiche carbon-free. Tuttavia (e ci colleghiamo alla tematica tratta qui) molti portafogli sono stati creati ignorando la volatilità della commodity considerata, poiché costruiti guardando agli alti rendimenti dei junk bonds delle società impegnate nel fracking, in un contesto di tassi zero o negativi.
La rivoluzione industriale rese le persone molto più produttive, poiché la relativa scarsità di esseri umani stava limitando lo sfruttamento di una natura senza limiti. Oggi il problema è opposto: troppi esseri umani e poche risorse naturali, ragion per cui gli sforzi dovranno essere concentrati sull'incremento della produttività della natura e non delle persone. Qui entrano in gioco i mercati: vere opportunità tattiche di breve termine nonché potenziali motori di trasformazione a lungo termine.