Translate

lunedì 22 febbraio 2016

SUL RISCHIO DI LIQUIDITA' DI ALCUNI ETPs (ED ETFs) PT.2.

Potete trovare qui la prima parte.
Nell' edizione odierna di un notissimo quotidiano a diffusione nazionale, è apparso un articolo contenente alcune dichiarazioni fornite dalla stessa banca che qualche giorno fa tweettava quanto ritratto in questa foto.
Cosa dice l'articolo tratto dalla rubrica denominata “L'esperto (sic!) risponde”? Dice che la banca X ha lanciato un certo numero di nuove linee di investimento, i cui portafogli vengono costruiti facendo unicamente (ribadisco, unicamente) uso di ETFs, descritti dall' istituto di credito quali strumenti di investimento «liquidi, trasparenti ed efficienti dal punto di vista dei costi».
Poiché banche ed operatori italiani in genere del risparmio gestito continuano a dare per certa ed assoluta la liquidità del prodotto ETFs in sé, mi vedo costretto a dar seguito alla serie di posts aventi ad oggetto la tematica in questione.
Siete pronti? Iniziamo.
Come già detto nella prima parte, utilizzerò dati tratti dai mercati USA. Perché? Perché trattandosi del mercato di ETFs notoriamente -e per alcuni aspetti erroneamente- considerato più liquido in assoluto al mondo, ogni stress interessante gli strumenti riconducibili ai mercati di quell'area geografica potrebbe corrispondere ad un altro, avente un' intensità ben più grande, con riguardo agli ETFs aventi sottostanti notoriamente meno liquidi,  appartenenti alla stessa o ad altre aree geografiche.
Dal 2010 abbiamo potuto osservare in tutto il mondo:
  • un aumento del numero di ETPs;
  • un aumento del valore da essi capitalizzato sui mercati.
Nel maggio del 2010, all'epoca del Flash Crash richiamato nel primo post, sui mercati USA, esistevano 838 ETPs, il 27% di quali fallì -quel giorno (6 Maggio)- nel pricing o presentò valori totalmente sballati rispetto a quelli dei sottostanti. Al 31 Dicembre 2014 (ultimi dati ufficiali disponibili) il numero di ETPs negli USA è passato, computando sia ETFs che ETN, da 838 a 1.663,
Non si capisce quale tipo di utilità possa apportare ai mercati o agli investitori l'aggiunta di ETPs prevalentemente illiquidi, ma tant'è.
Molti dei nuovi ETPs fanno uso delle stesse blue chips sottostanti a molti grandi ETFs già esistenti da anni; circostanza questa che contribuisce a rendere i prodotti di nuova comparsa illiquidi ed il rischio sistemico più elevato.
Al 31 Dicembre 2014 (ultimi dati ufficiali disponibili) esistevano più di 300 ETPs basati sui titoli azionari delle società USA a più ampia capitalizzazione. Di questi, l' 85% vanta -tutt'ora- un volume medio giornaliero < 1 milione di quote: in altre parole, sono sostanzialmente illiquidi. A questo punto, un quesito sorge spontaneo: la creazione di nuovi ed ulteriori ETPs è necessaria? Se sì, a chi? E' opportuna? Se sì, perché?
Ad ogni modo, la crescita di ETPs è testimonianza di un accresciuto (e crescente) interesse anche negli ETFs da parte degli investitori e di conseguenza da parte della sell-side (banche, sgr, fondi ecc.)
L'immagine di cui sotto (la cui fonte rivelerò non appena qualcuno taccerà di inverosimiglianza il contenuto di questa serie di posts) raggruppa un campione di 17 ETFs, lanciati nel 2014 ed aventi come sottostanti  o il  cosiddetto “total market” o le azioni delle aziende a più larga capitalizzazione, il che vuol dire che contengono le stesse blu chips fungenti da sottostanti per più antichi e più grandi ETFs.
I 17 ETFs elencati, nel 2014, erano sostanzialmente illiquidi, avendo registrato un un volume medio giornaliero di 75 mila (o meno) quote nei tre mesi antecedenti al 31 Dicembre 2014.
Per oggi ci fermiamo qui. Saluti. 

sabato 20 febbraio 2016

SUL RISCHIO DI LIQUIDITA' DI ALCUNI ETPs (ED ETFs) PT.1

Ieri, nella timeline di Twitter, è comparso più volte il tweet di cui sotto, partito dall' account di una nota banca italiana.
In data 24 Agosto 2015 (clicca qui e qui), i mercati azionari di tutto il mondo hanno vissuto una giornata particolarmente problematica: dapprima con la sessione asiatica, poi con quella europea ed infine con quella statunitense, sulla quale ci soffermeremo alla luce dell' oggetto del tweet di cui sopra.
Il DOW visse la giornata più volatile della sua storia, così sintetizzabile:
  • nei primi 6 minuti di contrattazioni, perse circa 1.100 punti (6,6%);
  • nei successivi 8 minuti, ne recuperò circa 600;
  • sino alla fine della giornata, guadagnò 990 punti dai minimi (il più ampio recupero intraday di tutti i tempi, circa un trilione di dollari sui soli mercati USA);
  • nel corso della giornata, la volatilità si mantenne molto elevata ed il DOW chiuse lasciando per strada 591 punti, pari a poco più del 3,5% (oltre 1/2 trilione di dollari di capitalizzazione sui mercati USA)
Quel giorno, tuttavia, non soffrirono soltanto le azioni: infatti, anche gli Exchange Traded Products (ETPs) dei mercati americani vissero uno stress simile a quello già sperimentato nel corso del Flash Crash del Maggio 2010 (clicca qui, qui e qui).
In cosa consistette detto stress?
  1. Perdita della tradabilità.
  2. Fallimento della price discovery.
I dati più recenti mostrano una crescente illiquidità interessante molti ETPs ed i relativi assets sottostanti, tendente ad accompagnarsi non solo ad una crescita settoriale dei primi -anche ove il loro livello di liquidità risulti poggiante solo su di un ristretto novero di secondi- ma anche ad un incremento dell'uso della leva finanziaria.
Il tutto, si colloca in un cotesto nell' ambito del quale il prestito di titoli sembra quantitativamente sottodimensionato rispetto alla dimensione dello short selling, con conseguente accumulo di posizioni short over-leveraged.
A questo punto, qualcuno potrebbe chiedersi: hai scritto tutta questa roba -ed altra ne scriverai- per dire cosa? Per dire, molto sommessamente, che la documentazione, i prospetti informativi messi a disposizione dalle banche, dalle società di gestione del risparmio, nulla dicono in ordine al rischio di liquidità potenzialmente interessante gli ETPs.
Il problema si pone, in particolar modo, con riguardo alle posizione  create sulle blue chips USA, notoriamente costituenti sottostanti di un elevato numero di ETPs e di strumenti derivati in genere, circostanza questa che in tempi di stress acuto, potrebbe minare la stabilità del mercato USA danneggiando i numerosi investitori sparsi per il globo.
In alcuni casi l' asset creation non sta avvenendo e la creazione/i riscatti delle quote non stanno funzionando coerentemente a quanto previsto o dichiarato nel materiale informativo messo a disposizione degli investitori. In fasi di alta volatilità i prezzi di alcuni prodotti hanno deviato profondamente dalla dinamica -meglio potremmo dire dalla meccanica- pubblicizzata sino a collassare, come accaduto nel corso degli eventi del 24 Agosto 2015.
Particolare attenzione, a mio modestissimo parere, dovrebbe essere posta proprio sulle tematiche ignorate dal materiale informativo predisposto dalla sell-side ed approvato o accettato dai regolatori, vale a dire sul rapporto esistente tra investitori da un lato, authorized participants, market makers o clearing firms (ruoli potenzialmente occupati dalle stesse aziende), i quali -con riguardo ad alcuni importanti ETPs- non procedono alla creazione netta di quote (per il tramite dell'acquisto dei sottostanti assets). Infatti, in linea generale, agli Authorized Participants è imposto di negoziare ETFs in blocchi di grandi dimensioni (50.000 quote) ma non di creare quote/assets né gli operatori ETF, dal canto loro, possono pretenderne la creazione presso i primi.
In altri casi invece, è possibile apprezzare l'esistenza di conflitti di interesse tra gli stessi investitori e le loro controparti: si pensi alla creazione di ETPs aventi come sottostanti titoli di debito emessi dalle stesse banche impegnate nella loro creazione.
Sino a quando qualcuno crede che sui mercati USA non arriverà mai un importante correzione, questo argomento interesserà solo a qualche appassionato od a qualche accademico; occuparsene quando l'illiquidità farà la sua comparsa (clicca qui) sarà, però, abbastanza inutile. 

Post scritto ascoltando 

giovedì 18 febbraio 2016

BLACKROCK FALLISCE LO SHORT SU "DELCLIMA S.p.A"

Da (almeno) il 24.11.2015, BlackRock Investment Management (UK) Limited ha assunto ed ininterrottamente mantenuto sino al 17.02.2016,  una posizione short sul titolo Delclima S.p.A.

Tuttavia, come mostra il grafico, ha subito il cosiddetto short squeeze ed è stata costretta a liquidarla tra il 16 ed il 17 Febbraio: in perdita. 


giovedì 11 febbraio 2016

ECCO COSA FACEVANO BARCLAYS E CREDIT SUISSE CON GLI ORDINI DEI RISPETTIVI CLIENTI. PT.1

Aspetti la notte perché vedi meglio più chiaro,
più imparo. Barman metti più amaro più amaro.

Proseguiamo a trattare quanto iniziato qui, soffermandoci sulla condotta di Barclays.
L' off-exchange trading riguardante le azioni trattate sui mercati nazionali USA ha visto crescere la propria importanza negli ultimi anni. Barclays è proprietaria nonché gestore dell' ATS- Dark Pool denominato LX.
LX accetta, abbina ed esegue gli ordini provenienti sia dai clienti che vi accedano tramite gli algoritmi di Barclays o per effetto del routing dei loro ordini, sia da coloro i quali vi accedano direttamente od in combinazione con i predetti algos e/o routing, al fine di acquistare e/o vendere azioni quotate sui mercati nazionali. Nel Maggio del 2014, negli USA, LX era il secondo ATS per volumi di transazioni.
Dal Dicembre 2011 al Giugno 2014, Barclays ha violato leggi e regolamenti federali in materia di titoli finanziari rendendo pubbliche dichiarazioni ingannevoli ed omettendo di dichiarare l'esistenza di alcuni fatti materiali, concernenti:
  • l'operatività di una caratteristica tecnica, interna ad LX, denominata Liquidity Profiling e descritta da Barclays quale «potente strumento volto -in maniera proattiva- a monitorare LX» nonché «come sofisticato framework di sorveglianza volto a proteggere i cliente dal trading predatorio»;
  • i market data feeds utilizzati da Barclays in LX.
Inoltre, Barclays ha violato le leggi ed i regolamenti federali relativi al suo accesso al mercato ed alla sua gestione di LX, omettendo di predisporre garanzie e procedure adeguate, volte a tutelare le trading informations confidenziali dei propri clienti nonché omettendo di adottare ed implementare adeguate procedure volte ad assicurare che tali cautele fossero effettivamente rispettate.
Nel Dicembre del 2011, Barclays sviluppò il Liquidity Profiling al fine di differenziare la propria dark pool da tutte le altre. La banca progettò la feature con un doppio obiettivo: categorizzare i clienti di LX, nonché il loro order flow, collocandoli in vari gruppi numerati da 0 a 5 (ove 0 rappresentava l'order flow più aggressivo e 5 quello meno aggressivo); consentire ai clienti di scegliere di non negoziare con gli altri clienti assegnati ad alcune delle 6 categorie indicate. Ad esempio, nel caso in cui un cliente di LX non volesse negoziare con altri clienti categorizzati dal Liquidity Profiling come maggiormente aggressivi, avrebbe potuto scegliere di non interagire con gli utilizzatori di LX appartenenti ai gruppi 0 o 1.
In aggiunta a quanto sopra, Barclays qualificò pubblicamente il Liquidity Profiling come «sofisticato framework di sorveglianza che protegge i clienti dal trading predatorio, che utilizza solidi strumenti di visualizzazione volti a sintetizzare ed a rappresentare graficamente i grandi quantitativi di dati e che consente al team dell' ATS di Barclays di monitorare constantemente l'attività di trading in LX».
La Barclays affermò altresì di «predisporre reports di sorveglianza settimanali al fine di assicurare l'assenza di toxic order flow nel book di LX».
In realtà, dal Dicembre 2011 al Giugno 2014, Barclays non solo non sorvegliò -per il tramite degli strumenti di visualizzazione sopra descritti- in maniera continua LX in relazione al trading predatorio ma, generalmente, non predispose alcun report di sorveglianza settimanale deputato a prevenire la presenza di toxic order flow nel book della dark pool.
La Barclays omise altresì di dichiarare adeguatamente la pratica di disabilitazione dello strumento di categorizzazione dei clienti caratterizzante il Liquidity Profiling. Dal Dicembre 2011 al Giugno 2014, nella maggioranza dei casi in cui la disabilitazione aveva luogo, i clienti di LX furono ricollocati dai gruppi meno aggressivi a quelli più aggressivi. Talvolta, la banca, nel corso dello stesso arco temporale, ricollocò manualmente alcuni dei clienti di LX (tra i quali il suo market making desk) dalle categorie più aggressive (0,1) a quelle meno aggressive (4,5). La disapplicazione di questa feauture del Liquidity Profiling fu voluta da Barclays al fine di aumentare le probabilità che gli ordini di tali clienti venissero eseguiti nella sua dark pool (LX). Infatti, le probabilità aumentavano in quanto, i clienti ricollocati nei gruppi 4 e 5 finivano per interagire con tutto il flow di LX, anche con quello rappresentato dagli ordini inseriti dai clienti che avessero scelto di non interagire con quelli originariamente assegnati (cioè assegnati prima di essere ricollocati manualmente nelle categorie 4 e 5) alle categorie di clienti considerate dal Liquidity Profiling come maggiormente aggressive. In conseguenza di quanto detto, i clienti che avessero originariamente scelto di non avere come controparti quelli più aggressivi, la cui -iniziale e corretta- categorizzazione veniva in seguito modificata manualmente, continuavano ad interagirvi anche nel caso in cui avessero optato in maniera esplicita di non negoziare con quei clienti impegnati nel trading aggressivo.
In aggiunta, dall' Ottobre 2012 al Maggio 2014, Barclays distribuì una presentazione di PowerPoint (cosiddetto Pitchbook) riguardante LX e contenente un grafico a dispersione con dei puntini avente lo scopo di rappresentare la top 100 dei partecipanti ad LX e di mostrare la size e l'aggressività dell'order flow riconducibile a ciascuno di essi. La dimensione di ogni punto corrispondeva alla size dell'order flow di ogni cliente in un dato momento storico ed il collocamento, ovvero la posizione, di ogni punto sul grafico rappresentava il livello di aggressività di ciascun oder flow. Nell' Ottobre del 2012, Barclays rimosse dal grafico il punto corrispondente al suo cliente più importante (per dimensione), conducente un trading dotato delle caratteristiche più aggressive, pur continuando ad utilizzare -sino al Maggio 2014- lo stesso grafico quale prodotto di marketing.
Quindi, nonostante nell' Ottobre del 2012, Barclays avesse rimosso dal grafico il punto corrispondente al suo cliente più grande nonché conducente il trading più aggressivo, continuò -in seguito- ad includere una nota a piè di pagina, nel suo Pitchbook, nella quale affermava: «questo grafico rappresenta i top 100 partecipanti in LX (~ 86% del flow totale). Le analisi riguardano più di 11.3 milioni di trades».
Inoltre, nell' Aprile del 2014, Barclays modificò la nota a piè di pagina affermando che la sorgente dei dati del grafico, che continuava a non includere il punto associato al clienti più grande e più aggressivo, fosse propria di Barclays con riguardo all' anno 2014.
La banca ha, talvolta, rappresentato in maniera ingannevole il tipo ed il numero dei market data feeds da essa utilizzati per calcolare il NBBO in LX. Barclays utilizzava il NBBO al fine di determinare il prezzo dei pegged orders (clicca qui) nell' ATS e come base per alcune decisioni riguardanti la compliance.
I market data feeds e le latenze legate al trading, potenzialmente create dall'uso di feeds particolari hanno rappresentato -negli ultimi anni - aspetti di particolare interesse per l'industria della finanza. Il dibattito si è soffermato sull' eventualità che alcuni High Frequency Traders possano guadagnare un margine (un vantaggio) su tutti gli altri traders usando i più veloci direct feeds provenienti dai mercati di interesse nel mentre alcune trading venues, tra le quali le dark pools, continuino ad utilizzare i feeds più lenti provenienti dal SIP (Securities Information Processors) per il pricing interno degli ordini pegged e per alcune decisioni inerenti alla compliance.
Nello specifico, Barclays ha rappresentato in maniera non corretta la circostanza in base alla quale dichiarò di utilizzare più direct feeds di quelli effettivamente ad essa in uso. Da Dicembre 2011 a Giugno 2014, la banca calcolò il NBBO, in LX , utilizzando una combinazione di dati provenienti da:
  • SIPs;
  • direct feeds riconducibili alle trading venues BATS, ARCA e NASDAQ.
Mai, nel corso del medesimo periodom LX utilizzò un market data feed relativo al NYSE.
Tuttavia, rispondendo ad un quesito posto da un cliente circa i data feeds impiegati per la costruzione del NBBO all'interno di LX, Barclays rispose di far uso «della combinazione di SIP (per le venues regionali) e dei direct feeds (per i mercati più importanti)»
In aggiunta, in data 9 Aprile 2014, in risposta ai quesiti di un utente di LX generati dalla pubblicazione del libro “Flash Boys”, Barclays inviò materiale pubblicitario via e-mail a tutti i clienti della sua dark pool, nel quale affermava quanto segue: «Barclays utilizza direct feeds provenienti dai mercati regolamentati quale deterrente dell'arbitraggio di latenza». In tale materiale, però, omise di far riferimento all' uso dei SIPs da parte di Barclays.
In conseguenza delle affermazioni mendaci e delle omissioni sopra indicate, Barclays ha dunque posto in essere una condotta contraria alla Section 17(a)(2) del Securities Act, ovvero, ad una disposizione antifrode prevista dalle leggi federali.
Barclays ha altresì violato la Exchange Act Section 15(c)(3) e le Rules 15c3-5(c)(1)(i) and 15c3-5(b), omettendo di predisporre i necessari controlli sulla gestione del rischio e le procedure di supervisione riguardanti l'accesso all' ATS. Nello specifico, Barclays non predispose controlli ragionevolmente deputati a prevenire l'immissione di ordini posti in violazione delle soglie di credito e capitale prestabilite dalla stessa banca.
Barclays ha violato alcune disposizioni del Regolamento ATS. In particolare, ha violato la Rule 301(b)(2) omettendo di depositare, almeno 20 giorni prima della variazione materiale, un emendamento sul Form ATS4 tramite il quale dichiarare il processo di disabilitazione sopra descritto, condotto dalla banca.
Barclays ha altresì violato la Rule 301(b)(10) la quale stabilisce che un ATS debba predisporre adeguate cautele e procedure volte a proteggere le informazioni confidenziali legate al trading condotto dai propri clienti, tra le quali la limitazione dell'accesso alle stesse da parte dei soli dipendenti dell' ATS deputati a gestire la dark pool o responsabili della compliance nei confronti dlla Regulation ATS o di altre leggi applicabili.
Da Dicembre 2011 a Giugno 2014, alcuni dipendenti della Barclays non operativi presso LX e non responsabili per la compliance, esperti di linguaggi di programmazione e/o nella possibilità di accedere alla rete informatica di Barclays, ebbero la possibilità di conoscere le informazioni confidenziali inerenti al trading dei clienti della dark pool. In conseguenza di quanto detto, Barclays ha violato la Rule 301(b)(10) non disponendo di garanzie e procedure volte a proteggere le informazioni riservate inerenti il trading dei propri clienti, tra le quali quelle volte a limitare l'accesso alle stesse ai soli dipendenti della ATS gestori del sistema o responsabili della compliance, e non attuando adeguate procedure di controllo al fine di garantire che le misure di salvaguardia e le procedure stabilite a norma dell'articolo 301 (b) (10) (i) fossero, effettivamente, rispettate. 

giovedì 4 febbraio 2016

ECCO COSA FACEVANO BARCLAYS E CREDIT SUISSE CON GLI ORDINI DEI RISPETTIVI CLIENTI. INTRODUZIONE

"Non capisco se tu sia vivo o morto. 
E' un vecchio discorso."

Cosa siano le dark pools lo sapete già. Qualora non lo sappiate, cliccate qui.
Per sapere cosa sia successo in quella di un grande banca svizzera, cliccate qui.
In data 31.01.2016, la SEC ha annunciato di aver raggiunto con la Barclays Capital Inc. e la Credit Suisse Securities (USA) LLC un accordo volto a definire le posizioni disciplinari delle due banche, in relazione a distinti casi di violazione di leggi federali in materia di mercati finanziari nell'ambito della gestione dei rispettivi ATSs (Alternative Trading Systems), conosciuti con il nome di Dark Pools e -limitatamente a Credit Suisse- nell'ambito della gestione della Light Pool (che è un ECN).
L'ufficio della Procura Generale di NY ha annunciato azioni parallele contro le due società.
Barclays ha ammesso l'esistenza delle violazioni contestate accettando, perciò, di pagare una multa di $ 35 milioni alla SEC ed alla NYAG (New York Attorney General), per un totale di $ 70 milioni.
Credit Suisse ha accettato di pagare $ 30 milioni di multa alla SEC, $ 30 milioni di multa alla NYAG, $ 24.3 milioni -quali ingiusti profitti ed interessi legali- alla SEC, per un totale di $ 84.3 milioni.
I due casi si collocano nella più ampia attività di contrasto della SEC volta a reprimere le violazioni riscontrate nella gestione delle Dark Pools e degli altri ATSs.
E' bene ricordare il ruolo significativo occupato dalle Dark Pools nell' ambito dei mercati azionari mondiali.
Ora, proviamo a capire -in sintesi e salvo approfondimenti ulteriori- cosa abbiano fatto le predette.
  • Barclays ha dichiarato ai propri clienti: l'esistenza di un componente informatica denominata “Liquidity Profiling” deputata a sorvegliare, a monitorare, costantemente -e nell'interesse degli stessi- l'order flow transitante all'interno della sua Dark Pool “LX”; la predisposizione settimanale di reports di sorveglianza aventi ad oggetto la rilevazione del cosiddetto Toxic Order Flow (poi vedremo di cosa si tratti).
In realtà, non solo la Barclays ha omesso di monitorare costantemente LX -non utilizzando lo strumento indicato ai propri clienti come esistente e funzionante- non eseguendo le verifiche indispensabili per evitare la consumazione, al suo interno, del cosiddetto trading predatorio ma ha altresì omesso di predisporre i reports -settimanali- di sorveglianza.
  • Barclays, inoltre, non ha adeguatamente informato i propri clienti del fatto che, talvolta disabilitasse il Liquidity Profiling ricollocando -manualmente- alcuni clienti dalle categorie più aggressive a quelle meno aggressive, con la conseguenza che coloro i quali avessero scelto di non avere quali controparti -nell'esecuzione dei trades- clienti (utilizzanti la stessa Dark Pool) particolarmente aggressivi (poi vedremo di chi si tratti), avrebbero continuato ad interagire proprio -a loro insaputa- con le controparti indesiderate.
  • Barclays ha, talvolta, rappresentato in maniera infedele la tipologia ed il numero di market data feeds da essa utilizzati per il calcolo del National Best Bid ed Offer price all'interno di LX.
Facciamo un esempio: Barclays avevano dichiarato di utilizzare: «feeds diretti provenienti dai mercati al fine di evitare l'arbitraggio di latenza». In realtà, Barclays utilizzava -per la propria dark pool- una combinazione tra direct data feeds ed altri più lenti. In astratto, tale combinazione è proprio quello che serve ai traders ad alta frequenza per porre in essere gli arbitraggi di latenza (poi vedremo cosa sia successo nel caso di specie).
Quindi è possibile affermare, complessivamente, che Barclays abbia rappresentato in maniera infedele gli sforzi fatti per regolamentare la propria dark pool, disapplicando il proprio strumento di sorveglianza, inducendo in errore i propri clienti sui data feeds impiegati nonostante la scelta di questi rappresentasse -per gli utilizzatori della dark pool- una tematica di fortissimo interesse.
Passiamo a Credit Suisse.
  • Credit Suisse ha falsamente rappresentato la circostanza in base alla quale affermava che la sua Dark Pool, Crossfinder, facesse uso di un'applicazione denominata Alpha Scoring, deputata alla caratterizzazione dell'order flow dei clienti su base mensile, oggettiva e trasparente.
Dal punto di vista pratico, Alpha Scoring includeva elementi soggettivi significativi, non era trasparente e non categorizzava tutti gli utenti su base mensile.
  • Credit Suisse ha falsamente rappresentato di utilizzare Alpha Scoring per identificare gli opportunistic traders al fine di espellerli dalla sua ECN, denominata Light Pool.
In pratica, l' Alpha Scoring non è stata utilizzata durante il primo anno nel corso del quale Light Pool era operativa. Quindi, anche un utente classificato come opportunistico avrebbe potuto continuare a negoziare usando altri IDs.
  • Credit Suisse ha accettato, classificato ed eseguito, all'interno di Crossfinder, oltre 117 milioni di ordini sub-penny illegali.
  • Credit Suisse ha omesso di trattare confidenzialmente le informazioni legate agli ordini immessi dai suoi clienti ed ha omesso di dichiarare a tutti gli utenti di Crossfinder che dette informazioni  venissero trasmesse al di fuori della dark pool verso altri sistemi interni alla banca.
  • Credit Suisse ha omesso di informare i propri clienti del fatto che l' order router, in maniera sistematica instradasse prioritariamente, in alcune fasi del proprio processo di routing dark-only, verso Crossfinder anziché verso altre trading venues, i loro ordini.
  • Credit Suisse ha omesso di dichiarare ai propri clienti che la stessa gestisse una tecnologia chiamata Crosslink deputata ad allertare 2 High Frequency Trading Firms dell'esistenza di ordini da essi immessi per l'esecuzione.
  • Queste sono le norme violate da Barclays: 17(a)(2) the Securities Act, Securities Exchange Act Section 15(c)(3), Rules 15c3-5(c)(1)(i) e15c3-5(b) SEC’s Market Access Rule e Rules 301(b)(2) e (10).
  • Queste sono le norme violate da Credit Suisse: 17(a)(2) of the Securities Act, Rules 301(b)(2), (5), (10) Regulation ATS, Rules 602(b) e 612 of Regulation NMS.

lunedì 1 febbraio 2016

IN QUANTI GUADAGNANO COL FOREX? (DATI USA) Q3 2015

I DATI IN QUESTIONE SONO FORNITI DAGLI STESSI BROKERS E NON RILEVATI DA SOGGETTI TERZI



Dati provenienti dall'industria di brokerage statunitense (comprendente i brokers di maggiori dimensioni), relativi al terzo trimestre 2015 (i dati del secondo li potete trovare qui).