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giovedì 11 febbraio 2016

ECCO COSA FACEVANO BARCLAYS E CREDIT SUISSE CON GLI ORDINI DEI RISPETTIVI CLIENTI. PT.1

Aspetti la notte perché vedi meglio più chiaro,
più imparo. Barman metti più amaro più amaro.

Proseguiamo a trattare quanto iniziato qui, soffermandoci sulla condotta di Barclays.
L' off-exchange trading riguardante le azioni trattate sui mercati nazionali USA ha visto crescere la propria importanza negli ultimi anni. Barclays è proprietaria nonché gestore dell' ATS- Dark Pool denominato LX.
LX accetta, abbina ed esegue gli ordini provenienti sia dai clienti che vi accedano tramite gli algoritmi di Barclays o per effetto del routing dei loro ordini, sia da coloro i quali vi accedano direttamente od in combinazione con i predetti algos e/o routing, al fine di acquistare e/o vendere azioni quotate sui mercati nazionali. Nel Maggio del 2014, negli USA, LX era il secondo ATS per volumi di transazioni.
Dal Dicembre 2011 al Giugno 2014, Barclays ha violato leggi e regolamenti federali in materia di titoli finanziari rendendo pubbliche dichiarazioni ingannevoli ed omettendo di dichiarare l'esistenza di alcuni fatti materiali, concernenti:
  • l'operatività di una caratteristica tecnica, interna ad LX, denominata Liquidity Profiling e descritta da Barclays quale «potente strumento volto -in maniera proattiva- a monitorare LX» nonché «come sofisticato framework di sorveglianza volto a proteggere i cliente dal trading predatorio»;
  • i market data feeds utilizzati da Barclays in LX.
Inoltre, Barclays ha violato le leggi ed i regolamenti federali relativi al suo accesso al mercato ed alla sua gestione di LX, omettendo di predisporre garanzie e procedure adeguate, volte a tutelare le trading informations confidenziali dei propri clienti nonché omettendo di adottare ed implementare adeguate procedure volte ad assicurare che tali cautele fossero effettivamente rispettate.
Nel Dicembre del 2011, Barclays sviluppò il Liquidity Profiling al fine di differenziare la propria dark pool da tutte le altre. La banca progettò la feature con un doppio obiettivo: categorizzare i clienti di LX, nonché il loro order flow, collocandoli in vari gruppi numerati da 0 a 5 (ove 0 rappresentava l'order flow più aggressivo e 5 quello meno aggressivo); consentire ai clienti di scegliere di non negoziare con gli altri clienti assegnati ad alcune delle 6 categorie indicate. Ad esempio, nel caso in cui un cliente di LX non volesse negoziare con altri clienti categorizzati dal Liquidity Profiling come maggiormente aggressivi, avrebbe potuto scegliere di non interagire con gli utilizzatori di LX appartenenti ai gruppi 0 o 1.
In aggiunta a quanto sopra, Barclays qualificò pubblicamente il Liquidity Profiling come «sofisticato framework di sorveglianza che protegge i clienti dal trading predatorio, che utilizza solidi strumenti di visualizzazione volti a sintetizzare ed a rappresentare graficamente i grandi quantitativi di dati e che consente al team dell' ATS di Barclays di monitorare constantemente l'attività di trading in LX».
La Barclays affermò altresì di «predisporre reports di sorveglianza settimanali al fine di assicurare l'assenza di toxic order flow nel book di LX».
In realtà, dal Dicembre 2011 al Giugno 2014, Barclays non solo non sorvegliò -per il tramite degli strumenti di visualizzazione sopra descritti- in maniera continua LX in relazione al trading predatorio ma, generalmente, non predispose alcun report di sorveglianza settimanale deputato a prevenire la presenza di toxic order flow nel book della dark pool.
La Barclays omise altresì di dichiarare adeguatamente la pratica di disabilitazione dello strumento di categorizzazione dei clienti caratterizzante il Liquidity Profiling. Dal Dicembre 2011 al Giugno 2014, nella maggioranza dei casi in cui la disabilitazione aveva luogo, i clienti di LX furono ricollocati dai gruppi meno aggressivi a quelli più aggressivi. Talvolta, la banca, nel corso dello stesso arco temporale, ricollocò manualmente alcuni dei clienti di LX (tra i quali il suo market making desk) dalle categorie più aggressive (0,1) a quelle meno aggressive (4,5). La disapplicazione di questa feauture del Liquidity Profiling fu voluta da Barclays al fine di aumentare le probabilità che gli ordini di tali clienti venissero eseguiti nella sua dark pool (LX). Infatti, le probabilità aumentavano in quanto, i clienti ricollocati nei gruppi 4 e 5 finivano per interagire con tutto il flow di LX, anche con quello rappresentato dagli ordini inseriti dai clienti che avessero scelto di non interagire con quelli originariamente assegnati (cioè assegnati prima di essere ricollocati manualmente nelle categorie 4 e 5) alle categorie di clienti considerate dal Liquidity Profiling come maggiormente aggressive. In conseguenza di quanto detto, i clienti che avessero originariamente scelto di non avere come controparti quelli più aggressivi, la cui -iniziale e corretta- categorizzazione veniva in seguito modificata manualmente, continuavano ad interagirvi anche nel caso in cui avessero optato in maniera esplicita di non negoziare con quei clienti impegnati nel trading aggressivo.
In aggiunta, dall' Ottobre 2012 al Maggio 2014, Barclays distribuì una presentazione di PowerPoint (cosiddetto Pitchbook) riguardante LX e contenente un grafico a dispersione con dei puntini avente lo scopo di rappresentare la top 100 dei partecipanti ad LX e di mostrare la size e l'aggressività dell'order flow riconducibile a ciascuno di essi. La dimensione di ogni punto corrispondeva alla size dell'order flow di ogni cliente in un dato momento storico ed il collocamento, ovvero la posizione, di ogni punto sul grafico rappresentava il livello di aggressività di ciascun oder flow. Nell' Ottobre del 2012, Barclays rimosse dal grafico il punto corrispondente al suo cliente più importante (per dimensione), conducente un trading dotato delle caratteristiche più aggressive, pur continuando ad utilizzare -sino al Maggio 2014- lo stesso grafico quale prodotto di marketing.
Quindi, nonostante nell' Ottobre del 2012, Barclays avesse rimosso dal grafico il punto corrispondente al suo cliente più grande nonché conducente il trading più aggressivo, continuò -in seguito- ad includere una nota a piè di pagina, nel suo Pitchbook, nella quale affermava: «questo grafico rappresenta i top 100 partecipanti in LX (~ 86% del flow totale). Le analisi riguardano più di 11.3 milioni di trades».
Inoltre, nell' Aprile del 2014, Barclays modificò la nota a piè di pagina affermando che la sorgente dei dati del grafico, che continuava a non includere il punto associato al clienti più grande e più aggressivo, fosse propria di Barclays con riguardo all' anno 2014.
La banca ha, talvolta, rappresentato in maniera ingannevole il tipo ed il numero dei market data feeds da essa utilizzati per calcolare il NBBO in LX. Barclays utilizzava il NBBO al fine di determinare il prezzo dei pegged orders (clicca qui) nell' ATS e come base per alcune decisioni riguardanti la compliance.
I market data feeds e le latenze legate al trading, potenzialmente create dall'uso di feeds particolari hanno rappresentato -negli ultimi anni - aspetti di particolare interesse per l'industria della finanza. Il dibattito si è soffermato sull' eventualità che alcuni High Frequency Traders possano guadagnare un margine (un vantaggio) su tutti gli altri traders usando i più veloci direct feeds provenienti dai mercati di interesse nel mentre alcune trading venues, tra le quali le dark pools, continuino ad utilizzare i feeds più lenti provenienti dal SIP (Securities Information Processors) per il pricing interno degli ordini pegged e per alcune decisioni inerenti alla compliance.
Nello specifico, Barclays ha rappresentato in maniera non corretta la circostanza in base alla quale dichiarò di utilizzare più direct feeds di quelli effettivamente ad essa in uso. Da Dicembre 2011 a Giugno 2014, la banca calcolò il NBBO, in LX , utilizzando una combinazione di dati provenienti da:
  • SIPs;
  • direct feeds riconducibili alle trading venues BATS, ARCA e NASDAQ.
Mai, nel corso del medesimo periodom LX utilizzò un market data feed relativo al NYSE.
Tuttavia, rispondendo ad un quesito posto da un cliente circa i data feeds impiegati per la costruzione del NBBO all'interno di LX, Barclays rispose di far uso «della combinazione di SIP (per le venues regionali) e dei direct feeds (per i mercati più importanti)»
In aggiunta, in data 9 Aprile 2014, in risposta ai quesiti di un utente di LX generati dalla pubblicazione del libro “Flash Boys”, Barclays inviò materiale pubblicitario via e-mail a tutti i clienti della sua dark pool, nel quale affermava quanto segue: «Barclays utilizza direct feeds provenienti dai mercati regolamentati quale deterrente dell'arbitraggio di latenza». In tale materiale, però, omise di far riferimento all' uso dei SIPs da parte di Barclays.
In conseguenza delle affermazioni mendaci e delle omissioni sopra indicate, Barclays ha dunque posto in essere una condotta contraria alla Section 17(a)(2) del Securities Act, ovvero, ad una disposizione antifrode prevista dalle leggi federali.
Barclays ha altresì violato la Exchange Act Section 15(c)(3) e le Rules 15c3-5(c)(1)(i) and 15c3-5(b), omettendo di predisporre i necessari controlli sulla gestione del rischio e le procedure di supervisione riguardanti l'accesso all' ATS. Nello specifico, Barclays non predispose controlli ragionevolmente deputati a prevenire l'immissione di ordini posti in violazione delle soglie di credito e capitale prestabilite dalla stessa banca.
Barclays ha violato alcune disposizioni del Regolamento ATS. In particolare, ha violato la Rule 301(b)(2) omettendo di depositare, almeno 20 giorni prima della variazione materiale, un emendamento sul Form ATS4 tramite il quale dichiarare il processo di disabilitazione sopra descritto, condotto dalla banca.
Barclays ha altresì violato la Rule 301(b)(10) la quale stabilisce che un ATS debba predisporre adeguate cautele e procedure volte a proteggere le informazioni confidenziali legate al trading condotto dai propri clienti, tra le quali la limitazione dell'accesso alle stesse da parte dei soli dipendenti dell' ATS deputati a gestire la dark pool o responsabili della compliance nei confronti dlla Regulation ATS o di altre leggi applicabili.
Da Dicembre 2011 a Giugno 2014, alcuni dipendenti della Barclays non operativi presso LX e non responsabili per la compliance, esperti di linguaggi di programmazione e/o nella possibilità di accedere alla rete informatica di Barclays, ebbero la possibilità di conoscere le informazioni confidenziali inerenti al trading dei clienti della dark pool. In conseguenza di quanto detto, Barclays ha violato la Rule 301(b)(10) non disponendo di garanzie e procedure volte a proteggere le informazioni riservate inerenti il trading dei propri clienti, tra le quali quelle volte a limitare l'accesso alle stesse ai soli dipendenti della ATS gestori del sistema o responsabili della compliance, e non attuando adeguate procedure di controllo al fine di garantire che le misure di salvaguardia e le procedure stabilite a norma dell'articolo 301 (b) (10) (i) fossero, effettivamente, rispettate.