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sabato 20 febbraio 2016

SUL RISCHIO DI LIQUIDITA' DI ALCUNI ETPs (ED ETFs) PT.1

Ieri, nella timeline di Twitter, è comparso più volte il tweet di cui sotto, partito dall' account di una nota banca italiana.
In data 24 Agosto 2015 (clicca qui e qui), i mercati azionari di tutto il mondo hanno vissuto una giornata particolarmente problematica: dapprima con la sessione asiatica, poi con quella europea ed infine con quella statunitense, sulla quale ci soffermeremo alla luce dell' oggetto del tweet di cui sopra.
Il DOW visse la giornata più volatile della sua storia, così sintetizzabile:
  • nei primi 6 minuti di contrattazioni, perse circa 1.100 punti (6,6%);
  • nei successivi 8 minuti, ne recuperò circa 600;
  • sino alla fine della giornata, guadagnò 990 punti dai minimi (il più ampio recupero intraday di tutti i tempi, circa un trilione di dollari sui soli mercati USA);
  • nel corso della giornata, la volatilità si mantenne molto elevata ed il DOW chiuse lasciando per strada 591 punti, pari a poco più del 3,5% (oltre 1/2 trilione di dollari di capitalizzazione sui mercati USA)
Quel giorno, tuttavia, non soffrirono soltanto le azioni: infatti, anche gli Exchange Traded Products (ETPs) dei mercati americani vissero uno stress simile a quello già sperimentato nel corso del Flash Crash del Maggio 2010 (clicca qui, qui e qui).
In cosa consistette detto stress?
  1. Perdita della tradabilità.
  2. Fallimento della price discovery.
I dati più recenti mostrano una crescente illiquidità interessante molti ETPs ed i relativi assets sottostanti, tendente ad accompagnarsi non solo ad una crescita settoriale dei primi -anche ove il loro livello di liquidità risulti poggiante solo su di un ristretto novero di secondi- ma anche ad un incremento dell'uso della leva finanziaria.
Il tutto, si colloca in un cotesto nell' ambito del quale il prestito di titoli sembra quantitativamente sottodimensionato rispetto alla dimensione dello short selling, con conseguente accumulo di posizioni short over-leveraged.
A questo punto, qualcuno potrebbe chiedersi: hai scritto tutta questa roba -ed altra ne scriverai- per dire cosa? Per dire, molto sommessamente, che la documentazione, i prospetti informativi messi a disposizione dalle banche, dalle società di gestione del risparmio, nulla dicono in ordine al rischio di liquidità potenzialmente interessante gli ETPs.
Il problema si pone, in particolar modo, con riguardo alle posizione  create sulle blue chips USA, notoriamente costituenti sottostanti di un elevato numero di ETPs e di strumenti derivati in genere, circostanza questa che in tempi di stress acuto, potrebbe minare la stabilità del mercato USA danneggiando i numerosi investitori sparsi per il globo.
In alcuni casi l' asset creation non sta avvenendo e la creazione/i riscatti delle quote non stanno funzionando coerentemente a quanto previsto o dichiarato nel materiale informativo messo a disposizione degli investitori. In fasi di alta volatilità i prezzi di alcuni prodotti hanno deviato profondamente dalla dinamica -meglio potremmo dire dalla meccanica- pubblicizzata sino a collassare, come accaduto nel corso degli eventi del 24 Agosto 2015.
Particolare attenzione, a mio modestissimo parere, dovrebbe essere posta proprio sulle tematiche ignorate dal materiale informativo predisposto dalla sell-side ed approvato o accettato dai regolatori, vale a dire sul rapporto esistente tra investitori da un lato, authorized participants, market makers o clearing firms (ruoli potenzialmente occupati dalle stesse aziende), i quali -con riguardo ad alcuni importanti ETPs- non procedono alla creazione netta di quote (per il tramite dell'acquisto dei sottostanti assets). Infatti, in linea generale, agli Authorized Participants è imposto di negoziare ETFs in blocchi di grandi dimensioni (50.000 quote) ma non di creare quote/assets né gli operatori ETF, dal canto loro, possono pretenderne la creazione presso i primi.
In altri casi invece, è possibile apprezzare l'esistenza di conflitti di interesse tra gli stessi investitori e le loro controparti: si pensi alla creazione di ETPs aventi come sottostanti titoli di debito emessi dalle stesse banche impegnate nella loro creazione.
Sino a quando qualcuno crede che sui mercati USA non arriverà mai un importante correzione, questo argomento interesserà solo a qualche appassionato od a qualche accademico; occuparsene quando l'illiquidità farà la sua comparsa (clicca qui) sarà, però, abbastanza inutile. 

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