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venerdì 4 marzo 2016

ECCO COSA FACEVANO BARCLAYS E CREDIT SUISSE CON GLI ORDINI DEI RISPETTIVI CLIENTI. PT. 2 – IL LIQUIDITY PROFILING DI BARCLAYS

Non parlare di una parte se non sai tutto. 
Qui e qui trovate l'intro e la prima parte. 
Verso la fine del 2011, Barclays sviluppò ed implementò un utility da utilizzare in LX denominata Liquidty Profiling. Dal Dicembre 2011 sino al Giugno 2014, la banca descrisse il Liquidity Profiling quale «potente strumento volto a monitorare in maniera pro attiva LX», nonché quale «sofisticato strumento di sorveglianza che protegge i clienti dal trading predatorio».
Il liquidity profiling poteva essere utilizzato dai clienti di LX autorizzati da Barclays a negoziare al suo interno, tra i quali investitori istituzionali, broker-dealers, electronic liquidity providers (ELPs) nonché il desk della stessa banca. Gli HFTs venivano inclusi tra gli ELPs.
Prima della creazione del Liquidity Profiling, Barclays consentiva agli utilizzatori di LX di evitare di interagire con alcune tipologie di altri clienti, caratterizzati sulla base di classificazioni statiche aventi come criterio la tipologia dello user (istituzionale, broker-dealer, ELP, desk interno alla banca). Gli utilizzatori che non avessero voluto tradare con un certo tipo di controparte avrebbero potuto chiedere, alla Barclays, di bloccare le interazioni con quel tipo specifico di cliente di LX.
Barclays progettò il Liquidity Profiling al fine di classificare l'attività di negoziazione svolta in LX utilizzando come criterio le modalità operative dei suoi clienti, piuttosto che le classificazioni statiche aventi come criterio una tipologia definita aprioristicamente.
Più precisamente, Barclays progettò il Liquidity Profiling al fine di analizzare l'order flow dei suoi clienti per poi segmentarlo in varie categorie numerate da 0 a 5 (rappresentando lo 0 l'order flow più aggressivo e 5 quello meno aggressivo). Eseguita la segmentazione, LX consentiva ai suoi clienti di evitare di avere come controparti altri assegnati ad alcune tra le categorie di cui sopra, piuttosto che contrassegnati dall'appartenenza ad una data tipologia delineata a livello teorico/burocratico
Ad esempio, un cliente di LX che non avesse voluto negoziare con altri clienti giudicati dal Liquidity Profiling come più aggressivi, avrebbe potuto scegliere di non interagire con quelli ricadenti nelle categorie 0 ed 1. Barclays, inoltre, continuava anche ad offrire ai propri clienti la possibilità di bloccare il trading sulla base delle tradizionali tipologie distintive di LX, così come la possibilità di evitare di avere come controparti soggetti specifici.
La banca, poi, progettò il Liquidity Profiling anche al fine di poter utilizzare varie metriche poste a fondamento della valutazione del livello di aggressività dell' attività dei clienti in LX. La metrica primaria impiegata comprendeva:
  • il Second Take Alpha (definito da Barclays come il movimento della mid-quote dal momento dell'esecuzione del trade al secondo successivo, corretto per la misura dello spread);
  • la Normalized Order Size (definita da Barclays come l'order size media di un dato cliente di LX, normalizzata in base alla size media di esecuzione nel mercato per un dato titolo)
Dall' inizio del 2012 sino a Giugno 2014, la Barclays distribuì materiale di marketing o comunque comunicò altrimenti a clienti attuali e potenziali di LX che stesse utilizzando il Liquidity Profiling al fine di osservare la condotta dei singoli utilizzatori di LX. Più specificatamente, distribuì un documento di 2 pagine intitolato «LX Liquidity Profiling: Proteggiamo i clienti nel buio». In tale documento, detto anche “Tear Sheet”, la banca affermava: «Il Liquidity Profiling è un sofisticato strumento di sorveglianza volto a proteggere i clienti dal trading predatorio» e «che utilizza affidabili strumenti di visualizzazione […] al fine di monitorare continuatamente la trading activity in LX». Il Tear Sheet includeva anche un grafico rappresentante il funzionamento di uno dei menzionati strumenti di visualizzazione utilizzati da «Barclays ATS team al fine di rilevare la presenza di condotte predatorie». La didascalia associata all' immagine, affermava che questa rappresentasse un esempio inerente l'utilizzo di uno dei strumenti di visualizzazione al fine di identificare una strategia di «arbitraggio da latenza».
In aggiunta al Tear Sheet, Barclays inoltrò la comunicazione di cui sotto, ai clienti attuali e potenziali di LX, sia in risposta ad una serie di quesiti posti da uno di essi sia nell'ambito della più ampia attività di marketing: «La condotta della clientela è sottoposta a verifica su base settimanale, consentente Barclays ATS team, di verificarnee rapidamente il comportamento aggressivo e di adottare azioni correttive con coloro i quali mostrino un atteggiamento opportunistico» […] La Barclays produce reports di sorveglianza ogni settimana al fine di assicurarsi che non vi sia t
oxic flow sul book».
In realtà, non solo la Barclays non utilizzava -regolarmente- gli strumenti di visualizzazione dedicati al monitoraggio dell' arbitraggio da latenza, ma non redigeva neppure i reports di sorveglianza su base settimanale, nell'arco di tempo considerato (2012 – Giugno 2014).