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domenica 4 settembre 2016

LA DARK SIDE DEL FALLIMENTO DELLA LEHMAN BROTHERS PT.10

 «Di solito lo psicopatico 
ha un alto quoziente di intelligenza
 ed è violentemente competitivo
 a causa della sua inferiorità emotiva.».
 "Come Vivono I Morti" 
Derek Raymond

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Quanto detto nei post precedenti sembra essere confermato dalle analisi di regressione aventi ad oggetto le metriche della liquidità e del trading informato. Infatti, sia le une che le altre hanno dimostrato un incremento statistico significativo soltanto per le azioni della Lehman e soltanto nel periodo successivo all'annuncio della perdita, rispetto a quello precedente.
Anche le metriche delle altre banche reagirono all'annuncio. Tuttavia, al contrario di quanto accaduto con quelle della Lehman, queste sperimentarono una riduzione della liquidità espressa da un riduzione dei rispettivi total trading volumes. Gli spreads dei competitors della Lehman non reagirono all'annuncio della perdita: ciò significa che l'intensificata attività di trading fu confinata alla banca fallita, visto che solo i parametri della liquidità a questa riconducibili reagirono all'annuncio della perdita facendo registrare un aumento della size media dei trades, pari a 277 azioni (+50% rispetto alla size media anteriore all'annuncio).
Il total trading volume/day, dopo l'annuncio, diminuì in maniera significativa per tutte le altre banche mentre aumentò del 70% per la Lehman. Più nello specifico, detto incremento non interessò tutti i tipi di trades: dall'incremento della trade size, si potrebbe dedurre che l'incremento del trading volume sia stato guidato in maniera consistente da un incremento del volume trading dei large trades. L'aumento del trading volume vissuto dai large trades potrebbe -con ogni probabilità- essere considerato indicativo del fatto che l'incremento complessivo del trading volume sia stato generato -prevalentemente- da trades più grandi o da più consistenti blocchi di azioni (con un incremento di circa 17 milioni di azioni scambiate al giorno).
Il numero di trades per il tramite dei quali i traders condussero le proprie operazioni aumentò di circa 23.500 al giorno per la sola Lehman. Ancora una volta, questo dato potrebbe considerarsi indicativo del severo impatto che l'annuncio della perdita della Lehman ebbe sulla liquidità delle sue azioni.
Infine, la dimensione della liquidità riflessa nel prezzo, ovvero i bid-ask spreads, reagì significativamente per la Lehman (+80%) laddove quella delle azioni delle altre banche non mostrò segni di reazione all' annuncio della perdita. Detto incremento fu dovuto in gran parte ad un innalzamento del rischio di selezione avversa. Dal 10 Settembre in poi, i valori di entrambi i parametri di misurazione del trading informato riferibili alla Lehman aumentarono: quelli dei costi di selezione avversa del 190% rispetto a prima dell'annuncio; quelli del VPIN, invece, del 45%.
Sintetizzando quanto detto sopra e negli altri post, possiamo ritenere che l'annuncio della perdita da parte della Lehman generò una vera bufera sulle sue azioni. I partecipanti al mercato iniziarono a scambiare le azioni della banca in maniera molto più intensa ed in blocchi sempre più grandi. I dealers reagirono incrementando gli spreads a causa del forte incremento del rischio di selezione avversa. Tali evidenze si ripetono però in tutti i casi di annunci negativi, ragion per cui assume particolare importanza verificare – come sottolineato da Thomas Gehrig e Marlene Haas- se ognuna di queste metriche abbia mostrato i segni tipici di un aumento dell'attività di trading anche prima dell'annuncio della perdita trimestrale. E' possibile, si chiedono i due studiosi, che parte del mercato conoscesse nel dettaglio i problemi della Lehman prima che qualsiasi informazione fosse resa pubblica? Al fine di rispondere al quesito, i due hanno evidenziato come tutte le metriche indagate avessero mostrato evidenze in tal senso nei due giorni antecedenti l' annuncio.
In tal senso, tutti i parametri di liquidità e del trading informato mostrarono forti reazioni. Tra l'8 ed il 9 settembre, la media giornaliera dei trades aumentò dell' 83% per la Lehman; tale aumento può considerarsi indice del fatto che l'intensificarsi degli scambi iniziò già prima della disclosure delle informazioni sensibili. Stranamente, tale variazione non si tradusse in un impatto sul prezzo particolarmente importante. L'eventuale speculazione -o informazione- presente su di una delle sides del mercato veniva infatti compensata da altrettanti buy/sell orders.
Anche il total trading volume, fanno notare i due studiosi, aumentò -del 22%- nelle date dell' 8 e del 9 Settembre; questo dato deve essere valutato unitamente alla riduzione del 26% della trade size media ed all'incremento del 100% nel trading volume dei small trades (quello dei large trades si ridusse del 10%).Cosa ci fa capire tutto questo? Che alcuni traders suddivisero volontariamente i loro parent orders in child orders al fine di minimizzare il price impact. Negoziando tramite trades di size minore, infatti, hanno potuto occultare le loro reali intenzioni evitando che altri potessero inferirle da un eventuale incremento di size. Questa tecnica operativa è tipica dei grandi operatori istituzionali e/o dei traders in possesso di informazioni non ancora pubbliche.
In entrambi i casi è importante determinare quale delle due metriche del trading informato abbia colto questo effetto: i costi di selezione avversa misurati in base alla metodologia di Huang e Stoll mostrarono, sorprendentemente, una riduzione del 13% in data 8 e 9 Settembre; il VPIN reagì positivamente, con un incremento del 40%. 
Sintetizzando quanto detto in questo e negli altri posts, possiamo affermare che la metrica VPIN riesce a rilevare l'eventuale presenza di trading informato in maniera più efficace di quanto non riescano a fare le altre misure price based dell'adverse selection, in ragione del fatto che queste risultano essere funzione delle medie degli spreads. Qualora i market makers non dovessero aggiustare la media degli spreads ai nuovi livelli, l'eventuale aumento potrebbe essere imputabile ai costi legati al mantenimento delle scorte del titolo ed ai costi di processing. Il VPIN, al contrario, si dimostra sensibile alla demand side ovvero al rapido cambiamento di volume, il che vuol dire che riesce a rilevare con maggiori probabilità l'esistenza di trading informato anche quando i traders tentino di nascondere le loro intenzioni scomponendo gli ordini più grandi in tanti ordini più piccoli. 

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