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mercoledì 19 ottobre 2016

L' HARD LANDING DELLO SHADOW BANKING CINESE E' QUESTIONE DI “QUANDO” NON DI “SE” PT.2

Per la prima parte, clicca qui.

Non diversamente dalle banche, le entità popolanti l'universo dello Shadow Banking (SB) effettuano una trasformazione della liquidità, del credito e delle scadenze, in un ambiente operativo poco e male regolamentato. A quanto sin qui detto, bisogna aggiungere quanto segue:
  • gli operatori collocabili nell'ambito dello SB sono costretti a competere aspramente con le banche controllate dallo stato;
  • la condizione di cui al punto precedente, li spinge a rischiare di più orientandoli verso la ricerca di più alti rendimenti pur non potendo -ufficialmente- contare su backstops pubblici;
  • la mancanza di backstops pubblici riduce la loro capacità di far fronte ai maggiori rischi che tendono ad assumere;
  • i soli trusts, attori principali dello SB, vantano AUM pari a 14 trilioni di yuan a fronte di un obbligo regolamentare riguardante il capitale netto pari a 300 milioni di yuan, circostanza questa che contribuisce ad alimentare un leverage ratio pari a 40con riguardo ai primi -per dimensione- 10 trusts;
  • la condizione di cui al punto precedente fa sì che una riduzione del valore degli assets anche pari al solo 3% circa potrebbe essere sufficiente ad aprire voragini in termini di capitalizzazione;
  • i trusts sono fortemente opachi nel senso che, tranne quelli quotati, gli altri sono restii a rendere pubblici i dati inerenti al capitale netto ed ai ricavi;
  • i trusts tendono ad elargire credito a favore di operatori (del settore manifatturiero, minerario, immobiliare) che non possono accedervi o ex lege o perché già giudicati non bancabili;
  • i trusts intermediano entrusted loans;
  • i trusts comprano crediti dalle banche al fine di cartolizzarli (o già cartolarizzati) ed impacchettarli in WMPs;
  • in base alle stime elaborate da Yao, Hu, Liang, il 70% dei finanziamenti ricevuti dai trusts (al 2015) proviene dalle banche, circostanza questa che tende ad amplificare la dimensione dei rischi sistemici.
Passiamo ai WMPs che tanto piacciono a banche e famiglie.

  • Si tratta di prodotti particolarmente rischiosi, derivanti da processi di cartolarizzazione condotti sia dalle banche propriamente dette sia dagli operatori della finanza ombra, all' interno dei quali possiamo trovare: crediti, assets delle banche, assets dei trusts (e delle shadow entities in genere). Valgono il 18%-20% del PIL.
  • Gli assets più presenti (pari al 40-50% del totale) nei WMPs sono prestiti; più precisamente si tratta di crediti  giudicati particolarmente rischiosi da parte delle banche e posti off balance sheet al fine di evitare un elevato assorbimento di capitale.
  • I prestiti bancari cartolarizzati e venduti ai trusts (ed alle varie entità dello SB) hanno un elevato tasso di concentrazione settoriale, il che li rende intrinsecamente più rischiosi. Consideriamo inoltre che: il tranching non è eseguito avendo particolare riguardo del rischio di credito; manca un sistema di rating; manca un mercato secondario sul quale negoziare i WMPs.
  • La mancanza di un mercato secondario incrementa il rischio di liquidità dei WMPs.
  • Il maturity mismatch dei WMPs sta allargandosi a vista d'occhio. Nel 2007, solo una quota < del 10% dei WMPs aveva una scadenza < 90 giorni ed oltre il 50% aveva una scadenza ≥ ad 1 anno. Oggi, una quota > 40% presenta una scadenza < 90 giorni e meno del 20% ha una scadenza ≥ ad 1 anno. I fondi raccolti tramite la vendita di WMPs sono spesso investiti in progetti imprenditoriali a lungo termine, come quelli immobiliari.
  • Le banche ed i trusts, nel vendere i WMPs, fanno largo uso delle pratiche note col nome di pooling ed ever-greening (quest' ultima volgarizzabile in “Ponzi Schemes”). Con pooling si intende la combinazione di vari strumenti di credito (del mercato monetario, interbancario, obbligazionario, assets creditizi ecc.) rappresentante la base su cui poggia l'emissione dei WMPs. Detta circostanza contribuisce ad inasprire i liquidity e maturity mismatches nonché l'asimmetria informativa riguardante il livello -effettivo- dei rendimenti dei sottostanti. L' ever-greening (che io associo agli schemi Ponzi) consiste nel fatto che, proprio a causa dei citati e crescenti mismatches, le banche si ritrovano a vendere WMPs al fine di impiegare il ricavato per adempiere alle obbligazioni connesse a quelli emessi in precedenza.
  • Ad oggi, i defaults di singoli WMPs e trusts si sono rivelati piuttosto contenuti grazie ai bailouts direttamente effettuati dalle banche. Il caso più eclatante è stato forse quello del WMP noto col nome di “Credit Equals Gold #1” generato dalla China Credit Trust Company e commercializzato dalla Commercial Bank of China (ICBC). Il rendimento prospettato era pari al 10% annuo. Poi le cose cominciarono ad andar male nel settore minerario con conseguente inadempimento degli obblighi di rimborso del capitale a scadenza (oltre al mancato rispetto della promessa sui rendimenti annui). Gli investitori chiesero alla ICBC di rimborsare almeno il capitale; la banca dapprima si rifiutò ritenendosi responsabile della sola commercializzazione ma in seguito, anche a causa della pressione mediatica, intervenne rimborsando il 100% dei capitali investiti.
  • I bailouts praticati dalle banche hanno -sino ad ora- contribuito a posporre la resa dei conti, incrementando il problema del moral hazard che, a sua volta, rappresenta uno dei maggiori propellenti tanto della domanda quanto dell'offerta dei WMPs.
In un certo senso, l'industria dei WMPs poggia -strutturalmente- sull' asimmetria informativa. Qui ho provato ad indicarne le ragioni.