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lunedì 17 ottobre 2016

L' HARD LANDING DELLO SHADOW BANKING CINESE E' QUESTIONE DI “QUANDO” NON DI “SE” PT.1


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Pensando allo shadow banking (di seguito “SB”) cinese vengono in mente due cose:
  • il ruolo cruciale avuto nella crescita alimentata dal debito;
  • l'eterogeneità del fenomeno.
A dire il vero, nessuno sa di preciso quanto pesi la finanza ombra rispetto al PIL cinese. Ad oggi, il maggior numero di stime disponibili è quello inerente alla dimensione da essa assunta rispetto al PIL del 2012. In tal senso, il range varia -di molto- al variare dell'ente rilevatore preso in considerazione:
  • secondo il Financial Stability Board, si sarebbe attestata al 25,6%;
  • secondo il FMI,si sarebbe attestata tra il 30% ed il 40%;
  • secondo la China Banking Regulatory Commission, intorno al 14,6%;
  • per la Chinese Academy of Social Sciences, al 39.5%;
  • per il Fung Global Institute, al 43,3%;
  • per l' Australia e New Zealand Banking Group, al 45,1%;
  • per Moody's, al 56,1%;
  • per JPMorgan, al 70,1%;
  • secondo RBS, al 57,3%
  • per S&P, tra il 48% ed il 61%.
Quanto sopra può essere tradotto, previa semplificazione, in: «Nessuno sa nulla di preciso».
Sull'eterogeneità, invece, tutti sono più o meno concordi. Infatti, si ritiene lo SB includa:
  • assets creditizi delle Trust Companies;
  • società specializzate in Leasing Finanziario;
  • garanzie finanziarie messe a disposizione da coloro i quali svolgono al contempo attività di P2P lending, microcredito, ecc;
  • Pawnshops;
  • società di Microcredito;
  • piattaforme di prestiti P2P;
  • Entrusted Loans;
  • Undiscounted Bankers' Acceptances;
  • Trust Loans;
  • Off-balance sheet Banks' WMPs;
  • Securities Companies’ AMPs;
  • Private Lending.
La rapida crescita dello SB cinese è stata guidata da due distinti fattori strutturali:
  1. le banche -da sempre- prestano quasi esclusivamente alle imprese statali, lasciando tantissime piccole e medie imprese sottofinanziate;
  2. imposto un limite massimo ai tassi creditori applicabili sui depositi, molti risparmiatori cercano impieghi alternativi per i propri risparmi.

A questo punto, entrano in gioco i WMPs (Wealth Management Products) che tanto piacciono sia alle famiglie che alle banche. Alle prime, perché questi prodotti hanno garantito -in media- rendimenti annui del 5,5% contro il 3% generalmente praticato sui depositi bancari ad un anno; alle seconde, alla luce della regolamentazione piuttosto stringente in termini di dotazione di capitale, riserve, loan-to-deposit ratio, esposizione settoriale ecc., rappresentante un incentivo a spostare quanto più possibile off-balance sheet. Quindi, domanda (le famiglie) ed offerta (le banche) non hanno avuto problemi ad incontrarsi. Inoltre, dopo la crisi del 2008, il governo cinese lanciò un piano di stimoli pari a 586 miliardi di dollari, per lo più basato sulla leva finanziaria. Contemporaneamente, le autorità monetarie chiesero alle banche di allentare i parametri di valutazione del merito creditizio; richiesta esaudita alla lettera tanto che 15 trilioni di dollari di prestiti furono erogati in soli 5 anni (considerate che 15 trilioni di crediti equivalgono alla dimensione delle attività detenute dall' intero settore delle banche commerciali USA). Al fine di evitare fenomeni inflazionistici importanti e di contenere la dimensione della bolla immobiliare, nel 2010 il Governo ordinò alle banche di raffreddare il mercato del credito. Tuttavia, i progetti avviati necessitavano di continuità finanziaria/creditizia ed al contempo anche le banche cinesi intraprendevano la disperata ricerca di qualche rendimento decente in un' epoca di ZIRP globale. Nei prossimi posts, cercheremo di evidenziare il recente addensamento di rischi istituzionali e sistemici connessi alle caratteristiche operative dello SB ed alimentati da una regolamentazione di settore piuttosto debole