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domenica 16 ottobre 2016

L'INCUBO DI OGNI TRADER: FLASH CRASHES E FLASH RAMPS PT.2

Di flash crashes ho provato a parlare in tanti posts che, se interessati, potete trovare qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui.
Per la prima parte, clicca qui.
Come forse tutti saprete, il 7 Ottobre 2016, verso l' una di notte circa (ora italiana) si è verificato un flash crash piuttosto importante sia sul British Pound Futures Contract (scadenza Dicembre 2016) sia sul mercato spot del corrispondente cross (GBP/USD), già abbondantemente sottoposti a downward pressure a causa del timore di un' hard Brexit.


In realtà, come potrete notare leggendo i posts ai links di cui sopra, i flash crashes presentano sempre la stessa dinamica. Osserviamo, ad esempio, il caso del future T-NOTE Y10 USA.

Dinamica che possiamo meglio cogliere -con riguardo a GBP/USD- nelle seguenti immagini, offerte da NANEX,  ritraenti il contratto future citato.


Sempre le immagini di NANEX ci portano a ritenere poco credibile la storia del “Fat Finger”. Generalmente, in caso di erronea digitazione della size degli ordini di vendita, i crolli tendono ad essere perfettamente verticali in quanto connotati da un numero limitatissimo (talvolta prossimo allo zero) di upticks. Invece, nel caso in esame, qualora settassimo il timeframe su base millesimale scorgeremmo la presenza di tantissimi upticks. Detta presenza ci suggerisce che, nel mentre il cross precipitava, diversi aggressive buy orders venivano attivati (circostanza che non si verifica mai o in misura molto molto più contenuta nei casi di fat finger, caratterizzati da una velocità di discesa superiore a quella sperimentata nella notte del 7 Ottobre 2016).

Tra l'altro, qualche giorno prima (il 30 Settembre 2016), a subire un flash crash -seppur di portata minore- fu lo Swiss Franc Futures Contract con scadenza a Dicembre (ed il relativo cross CHF/USD scambiato sul mercato spot) il quale subì l'oscillazione che potete apprezzare sotto.
Le immagini di NANEX, ci permettono di notare quanti numerosi siano stati gli halts attivatisi (tanto nella fase di discesa quanto in quella di recovery) presso il CME (sede di negoziazione del contratto future): le interruzioni corrispondo agli spazi vuoti intercorrenti tra i puntini rossi rappresentativi, invece, dei trades eseguiti; l'allargamento/il restringimento dello spread corrisponde alle zone grige. La rappresentazione degli halts nel grafico riguardante il cambio GBP/USD è stata realizzata non utilizzando gli spazi tra puntini bensì tracciando una linea continua.



Nell'immagine di cui sotto raffigurante l'andamento dei futures degli altri cambi principali, si nota benissimo che il crash, in quel lasso di tempo, abbia interessato il solo CHF/USD.

Come dicevamo sopra, le dinamiche strutturali dei crashes sono sempre le stesse pur cambiando l'asset interessato dal fenomeno. L'evento del 6 Maggio 2010 fu innescato, in un contesto operativo carico di stress geopolitico meglio descritto nei posts sopraindicati, da un grosso ordine di vendita eseguito per il tramite di un algoritmo di esecuzione settato per tracciare il volume e senza previa impostazione di un prezzo-limite. Nel momento in cui arrivò sul book, l'ordine incontrò (in circostanze microstrutturali di alta volatilità e bassa liquidità), quali controparti, gli HFTs che -istantaneamente- corsero sul mercato azionario (cash) per coprirsi (vendendo allo scoperto), ritenendo quell'ordine espressione di un rischio incombente ed al fine di riequilibrare le posizioni globalmente assunte. L'eccesso di volumi portati nel mercato cash dalle coperture attivate dagli HFTs, spinse tutti gli altri a coprirsi sul mercato dei futures (vendendoli). In altri termini, si era innescato un vero e proprio Hot Potato Game che determinò -sino a quando il mercato non iniziò la fase di recovery “V-Shaped”- un forte incremento di volumi concentrati sulla sell side, a fronte di una liquidità dapprima invariata e poi in diminuzione in alcuni frangenti. L'aumento dei volumi spinse l'originario venditore ad incrementare il flusso di ordini di vendita inviati al mercato (ricordiamo che il suo algoritmo tracciava il volume), alimentando il circolo vizioso. Detto incremento spinse gli HFTs a liquidare le loro posizioni (long), il che esacerbò ulteriormente lo squilibrio esistente tra le 2 sides del mercato. Inoltre, la desincronizzazione in corso tra E-mini e SPY generò una vera e propria interruzione nel numero di ordini, posti in attesa nel mentre la pressione esercitata dagli ordini “a mercato” cresceva. Contemporaneamente, i brokers misero in stand-by migliaia di ordini, mentre quelli dei retail (generalmente eseguiti dagli interalizzatori sistematici e non dai mercati regolamentati clicca qui e qui) furono dirottati verso i mercati regolamentati presso i quali giunsero come ordini “a mercato” con conseguente incremento della pressione ribassista, vista la scarsissima liquidità passiva presente sulla buy side. All' epoca, anche un altro meccanismo contribuì -probabilmente- ad esacerbare il tonfo: quello del Liquidity Replenishment Point (LRP). Il LRP, criterio operativo proprio del solo NYSE, superate alcune soglie di prezzo poste al di sopra ed al di sotto di quello battuto dal mercato, rallentava il matching degli ordini al fine di permettere la ricostituzione di un livello minimo di liquidità sul book. Tuttavia, la quasi totalità dei Limit Orders ivi presenti (liquidità passiva), bloccata -di fatto- l'esecuzione di quelli aggressivi in entrata, venivano cancellati -dai traders- ed inviati verso quei mercati nei quali avevano maggiori probabilità di ottenere l'eseguito. Risultato? Il NYSE si ritrovò con soli ordini cosiddetti “aggressivi” (liquidity takers) in entrata e senza liquidità passiva sul book.
Nei prossimi posts proveremo a capire come nasca e come si sviluppi l'hot potato game nel Forex
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