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martedì 29 novembre 2016

L' HARD LANDING DELLO SHADOW BANKING CINESE E' QUESTIONE DI “QUANDO” NON DI “SE” PT.6

Per la quinta parte, clicca qui.
In questo post continuiamo a mettere in fila qualche pensiero, in libertà, sulla tematica di cui sopra.
Qualora scrutassimo lo SB cinese da un punto di osservazione sistemico, potremmo scorgere la presenza di una pluralità di entità interconnesse per il tramite di una fitta rete di derivati e prodotti finanziari -ad alta leva- grazie alla quale pongono in essere arbitraggi regolamentari e/o fiscali e sfruttano importanti asimmetrie informative (clicca qui). Contemporaneamente, la frammentazione della supervisione favorisce la proliferazione di operatori non regolamentati, orientati a soddisfare esigenze normalmente underserved proprio a causa di policies creditizie abbastanza obsolete. Tuttavia, la maggior parte degli accademici giudica altamente improbabile l'insorgenza di una crisi sistemica globale, eventualmente innescata da un crisi finanziaria locale, in ragione del fatto che: la Cina è creditore netto rispetto al resto del mondo; il livello delle riserve valutarie resta tuttora consistente; la crescita annua continua ad attestarsi intorno al 6%-7%; le famiglie dispongono di un elevato livello di risparmio (potenzialmente idoneo, secondo gli accademici, a fungere da cuscinetto in grado di assorbire shocks anche rilevanti); il debito estero permane su livelli molto contenuti; il debito pubblico risulta ancora relativamente basso se rapportato al PIL. Dicono quindi gli accademici: un'eventuale crisi finanziaria causata dal collasso dello SB assumerebbe la dimensione di un problema meramente nazionale. Personalmente, ritengo che non sempre sia facile discernere ex-ante una potenziale crisi di liquidità, liquidità che nella misura in cui i problemi dello SB fossero realmente soltanto domestici la PBOC (sempre secondo gli accademici) non avrebbe problemi a garantire, da una di solvibilità intimamente connessa alle gestione della prima. Visti gli strettissimi legami intercorrenti tra SB e Real Estate, la preoccupazione maggiore è che l' inevitabile restringimento del credito verso il quale andrà incontro questo settore possa portare ad una brusca correzione dei prezzi, con conseguente rapido sell-off trasversale -in termini di assets- indotto da una panic demand di liquidità in grado di danneggiare profondamente i diversi settori dell'economia reale. Le crisi di liquidità spesso rischiano di trasformarsi in crisi solvibilità: ce lo insegna la storia relativamente recente (crisi finanziaria asiatica 1997-1999).
Dicevamo: asimmetrie informative. Il risparmiatore medio cinese considera i WMPs quali semplici sostituti dei depositi bancari, idealizzandoli come sorretti dalla garanzia implicita propria dei secondi; alle banche servono invece a porre off-balance sheet crediti ed impieghi ad alto assorbimento di capitale regolamentare, trasferendone i rischi proprio ai risparmiatori in cambio di tassi d'interesse > rispetto a quelli che potrebbero lucrare sui depositi bancari a vista. Chi sosterrà i rischi allorquando si materializzeranno? Le banche, quindi lo stato cinese o i risparmiatori che si riscopriranno inconsapevoli investitori votati alla speculazione?
Un'altra questione, a mio modestissimo parere sottovalutata, è la scarsa qualità dei crediti erogati dalle shadow entities. Come forse saprete, i dati disponibili -per questo segmento- per quanto concerne la realtà cinese sono pochi e di dubbia attendibilità, ragion per cui alcuni studiosi utilizzano come proxy i dati sulla Corea la quale presenta una differenza tra i tassi praticati dal settore bancario tradizionale e da quello ombra piuttosto simile. Accentando questo criterio, alcuni accademici giungono alla conclusione che, in uno scenario ottimistico, sarebbe necessario declassare di 3 livelli, in media, il rating delle esposizioni dello Shadow Banking rispetto a quelle detenute dal comparto bancario tradizionale, circostanza questa che potrebbe incidere sulla solidità patrimoniale degli istituti di credito propriamente detti a seconda del livello di rischio in seno al quale il maggior deterioramento qualitativo degli assets dello SB avrà luogo (alla luce dei collegamenti tra finanza ombra e banche).
Come accennato nella V parte, con riguardo ai profili di rischio, il Fung Global Institute scompone l'industria dello Shadow Banking in 3 segmenti.  
  • Al primo livello, troviamo la massa di crediti posti dalle banche off-balance sheet ed impacchettati nei WMPs, le cambiali finanziarie, gli asset-management plans (AMPs), le attività finanziarie espressione delle cooperazione tra banche e trusts (dove le prime comprano prodotti dei secondi, crediti o investimenti che siano, registrandoli come WMPs). In questo segmento, tutti i rischi associati allo SB potrebbero essere trasferiti alle banche qualora queste rendessero effettive -sotto la spinta del governo- le garanzie -allo stato attuale- implicite.
  • Al secondo livello, troviamo l'operatività condotta dalle shadow entitities in qualità di credit enhancers. In tale contesto, i rischi connessi al mancato adempimento delle obbligazioni assunte dalle entità dello SB possono essere trasferiti alle banche che abbiano erogato i crediti.
  • Al terzo livello, troviamo le attività connesse al P2P lending ed al microfinancing: le probabilità di trasferimento dei rischi di questo segmento a quello occupato dalle banche in senso stretto, si ritiene siano piuttosto basse.
Accanto al problema dell' evergreening descritto nei post precedenti, troviamo quello dell' inter-interprise credit, ovvero, dei presti erogati da una o più aziende ad una o più altre, in forma di credito commerciale o acquistando prodotti creditizi in grado di offrire interessi > rispetto a quelli garantiti dal circuito bancario. Il credito erogato tra aziende crea una connessione tra società ricche di liquidità e società finanziariamente deboli. L' evergreening rimanda la resa dei conti; l'impacchettamento dei rischi, realizzato facendo uso di garanzie societarie incrociate, contribuisce invece a creare una complessa rete di rischi non facilmente identificabili da parte di una singola banca.

lunedì 14 novembre 2016

#NOBUBBLES (YEAH, OF COURSE!)

BTP TF 2,8% MZ67 EUR (OVVERO IL Btp A 50 ANNI EMESSO DI RECENTE) -17,40% dal prezzo di emissione. 
so a cosa state pensando: e' un titolo che comprano gli istituzionali (anche se il taglio da €1.000,00 invoglia i retail). 
aGLI ISTITUZIONALI AVREBBE FORSE FATTO SCHIFO COMPRARLO CON UNO SCONTO DEL 18% CIRCA SUL PREZZO di emissione?  inoltre, immagino che qualcuno di voi vorrà commentare su facebook postando il video di mina: evitate! sareste scontati tanto quanto il btp. 

ECB’s Draghi Sees No Bubble in Eurozone Government Bond Market


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