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venerdì 16 dicembre 2016

L' INCUBO DI OGNI TRADER: FLASH CRASHES E FLASH RAMPS PT. 4

Per la terza parte, clicca qui
Le violazioni della Rule 15c3-5 (avente ad oggetto l'implementazione dei controlli volti a prevenire l'immissione di ordini erronei) da parte della Merrill Lynch fecero sì che la stessa, a partire da Agosto 2011, inviasse a mercato numerosi ordini irregolari danneggiando l'integrità del trading complessivamente condotto sui titoli interessati dalla sua operatività. Una volta giunti a mercato, alcuni degli ordini erronei causarono -nell' arco di qualche secondo dalla loro esecuzione- violente variazioni (> 10%) al rialzo ed al ribasso dei prezzi delle azioni e delle quote degli ETFs negoziati. In due occasioni, gli ordini sballati generati dalla banca causarono una riduzione dei prezzi pari a circa il 99% entro 2 secondi dalle rispettive esecuzioni. Eventi del genere (noti come mini-flash crashes/ramps) contribuiscono a minare la fiducia degli investitori nell'integrità del mercato. I prezzi aberranti battuti sul mercato in conseguenza degli ordini inviati dalla BofA M.L avrebbero dovuto allertarla circa l'inadeguatezza dei proprio controlli, inducendola a assumere -tempestivamente- i rimedi giudicati più opportuni. Invece, la banca non affrontò il problema sino a Maggio 2013. Perché proprio Maggio 2013? Perché qualche tempo prima, la banca inviò a mercato alcuni ordini prontamente seguiti da un crollo -pari al 99%- del prezzo di un titolo (vedremo più avanti quale), ragion per cui venne contattata dalla SEC.
Proviamo ora a compiere un passo ulteriore verso l'ignoto.
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Tra Luglio 2011 e Dicembre 2014, gli ordini inviati a mercato dalla BofA M.L. ed aventi ad oggetto titoli azionari venivano generati da una delle sue 5 unità operative. I traders assegnati ai trading desks organicamente collocati nell'ambito delle predette unità potevano accedere, al pari di alcuni clienti, ad uno o più sistemi di immissione i quali instradavano poi gli ordini verso il mercato utilizzando i canali di negoziazione (trading channels) interni alla banca. La maggior parte degli ordini generati dalle unità “cash equities and derivatives”, così come quelli inseriti dai clienti della banca per il tramite della suite dedicata al trading elettronico, venivano inviati a mercato attraverso una piattaforma proprietaria denominata “Electronic Trading Technology Stack (ETTS)". L' ETTS contemplava la presenza di un sistema di gestione degli ordini, di un ambiente algoritmico e di uno smart router deputato ad inviare gli ordini (parent o child) verso il/i mercato/i.
In osservanza della MAR, M.L. stabilì che l'intero order flow composto dai trades condotti sull'azionario dovesse essere sottoposto a 4 tipi controllo aventi ad oggetto:
  1. i limiti impostati con riguardo alla quantità (size) di titoli da acquistare/vendere tramite singolo ordine;
  2. i limiti impostati con riguardo al valore nozionale del singolo ordine;
  3. i limiti di prezzo dei limit orders;
  4. l' eventuale presenza di ordini duplicati.

Detti controlli operavano quali “hard blocks”, rigettando tutte le proposte di negoziazione eccedenti uno specifico ammontare (di size e/o di valore nozionale) ed impedendo quindi che giungessero a mercato.
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