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domenica 21 maggio 2017

UNIVERSO CFD, MERCATO FOREX. IL CASO DEL BROKER FXCM USA PT. 3

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Nell' Ottobre 2010, il sito web della FXCM garantiva «L' assenza di conflitto d'interesse tra il broker ed il trader» e che «Il dealer non interviene nell'esecuzione dei trades», affermando che «Ogni singolo trade è eseguito back to back con singole banche o istituti finanziari scelti tra i più importanti al mondo, i quali competono reciprocamente nell' offrire a FXCM i bid/ask prices».
Tuttavia, FXCM non rivelò che il suo market maker, ovvero la HFT Co., fosse una start up scorporata proprio da FXCM. Per esempio, il sito del broker statunitense lasciava intendere che i market makers di cui si serviva fossero operatori tutti privi di legami con la FXCM: «Noi teniamo strette relazioni bancarie con alcuni dei più grandi e più competitivi price providers». Il sito riportava poi: «FXCM non assume posizioni di mercato, eliminando in tal modo il maggior conflitto di interessi. Un broker dealing desk, operando in qualità di market maker, potrebbe tradare contro la tua posizione. Tuttavia, tramite la nostra esecuzione No Dealing Desk, noi eseguiamo i tuoi ordini ai migliori prezzi tra quelli resi a noi disponibili dalle banche».
Nel 2011, FXCM pubblicò un diagramma volto ad indicare le banche che -asseritamente- operavano in qualità di market makers per il broker nonché la «percentuale di volume per ogni liquidity provider»: BNP (13,5%), Citi (8.0%), Deutsche Bank (3,5%), Dresdner (13,3%), Goldman (14,4%), Jp Morgan (3,6%), Morgan Stanley (8,0%) e «Citi-Prime Brokers (Tutti gli altri operatori)» (35,8%).
L' HFT Co., la quale rappresentava il liquidity provider più importante in termini di volumi, non era invece identificata in maniera specifica bensì inserita nella dicitura generica «Citi-Prime Broker (All Others)». Quando nella prima metà del 2010 circolò internamente alla FXCM una lista di top liquidity providers, nell' ambito della quale l' HFT Co. veniva indicata quale fornitrice di circa il 17% del volume complessivamente eseguito dalla FXCM, un dipendente del broker statunitense chiese se quel riferimento dovesse essere o meno «oscurato». Un altro dipendente rispose: «Ottima osservazione, mettili come HFT 1».
Nel Settembre 2011, un amministratore della FXCM manifestò ai -membri del “Compliance Department”- alcune preoccupazioni aventi ad oggetto gli ordini in attesa di esecuzione (quindi quelli che non venivano eseguiti o eseguiti con ritardo rispetto al momento della loro immissione, cosiddetti hanging orders) da parte dell' HFT Co., preoccupazioni nascenti dal fatto che «l'adattore in uso all' HFT Co., è tecnologicamente diverso rispetto agli adapters in uso alle banche». Un responsabile della compliance della FXCM rispose: «Data la sensibilità della controparte coinvolta vorremo evitare che si verifichino casi di hanging orders in modo da non attirare attenzioni indesiderate».

La FXCM non dichiarò al proprio pubblico di retail l'esistenza dell' HFT Co. sino al 2012. Anche all' epoca, però, in risposta ad un post avente ad oggetto la presunta esistenza dell' HFT Co., pubblicato su di un bollettino on-line denominato “Forex Factory”, FXCM occultò le relazioni intercorrenti con la predetta.
Il post pubblicato su Forex Factory, anonimamente scritto da un sedicente «Fx insider» riportava: «Sono venuto a sapere qualcosa di interessante da un amico circa il “no dealing desk” della FXCM. Apparentemente, il loro più grande fornitore di liquidità è una piccola azienda denominata HFT Co., di proprietà della stessa FXCM e costituita esclusivamente per operare quale controparte dei clienti della FXCM. L' HFT Co. viene collocata al primo posto all'interno della liquidity pool della FXCM disponendo altresì del last look in modo tale che, per ogni singolo trade immesso su FXCM, possa scegliere se eseguirlo o passarlo ai normali liquidity providers. Qualcuno può confermare quanto detto?»
Due giorni più tardi, FXCM postò la sua risposta su Forex Factory, affermando: «FXCM possiede un liquidity provider, il cui nome è Lucid Market. Lucid Market è un liquidity provider di livello istituzionale all'interno del mercato del Forex e, ad oggi, non ha mai fornito liquidità in relazione all'esecuzione retail no dealing desk della FXCM». FXCM, inoltre, lasciò intendere che le fosse contrattualmente inibita la possibilità di rendere noto al pubblico l' esistenza dell' HFT Co. avente il ruolo di market makers «Gli accordi di riservatezza implicano che, normalmente, non comunichiamo i nominativi dei 17 liquidity providers che fornisco i prezzi sul nostro No Dealing Desk feed». In realtà, non esisteva alcun accordo di riservatezza tra la FXCM e l' HFT Co. e, come notato sopra, FXCM aveva in precedenza reso pubblici i nominativi di altri 10 market makers.
Infine, la risposta al post fornita dalla FXCM lasciava intendere anche che l' HFT Co. non disponesse, a differenza di quanto affermato dal “Fx insider”, dell' abilità di scegliere se eseguire o meno il trade sottopostole per l'esecuzione e che FXCM non avesse alcun rapporto proprietario con la predetta: «Mentre la maggior parte dei liquidity providers in questa lista sono banche, risultano esserci anche alcuni hedge funds ed altre istituzioni finanziarie, tra le quali l' HFT Co. Tuttavia, né queste risultano essere di proprietà di FXCM né hanno il controllo su quali ordini -tra quelli ad essi sottoposti per l' esecuzione- possano essere girati agli altri liquidity providers». Al contrario, poiché l' HFT Co. disponeva sia della lettura in real time del book degli altri market makers serventi la FXCM sia dell'abilità di aggiudicarsi l'esecuzione dei trades a parità d'offerta, risultava corretta l'asserzione formulata da “Fx Insider” secondo cui l' HFT Co avesse la possibilità di decidere di eseguire solo i trades di suo gradimento.

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